UNA MANCATA “SEDUTA”

Dalla tempesta di Shakespeare: la vita è fatta di sogni e questa vita piccola nostra di sogni e circondata!

Da Pedro Calderón de la Barca: la vida es sueno.

La protagonista, interpretata magistralmente da Pamela Villoresi, rivede la sua vita attraverso il ricordo di se stessa, i suoi ricordi la portano indietro nel tempo e lei si rivede come una ragazza sul divano abbandonata, incapace di reagire alla sua sorte che non le permette di vivere appieno la sua gioventù. Ossessionata dal suo passato si paragona ad una pittrice che non riesce a dipingere un quadro “certo bisogna pur fare qualcosa” lei spesso si ripete ma un quadro è tale quando riesce a trasmettere i sentimenti di chi lo realizza altrimenti rimane una tela dipinta. Ella è conscia della sua incapacità di esternare ciò che prova per cui anche il dipingere non la affranca dai suoi rammarichi anzi i colori la assalgono e diventano anch’essi nemici da combattere. Tutto ciò che la circonda non soddisfa la sua richiesta di aiuto; non il marito incapace di ascoltarla né la madre che non è stata per lei presente quando ancora avrebbe potuto aiutarla ad uscire da quella empasse che la rende prigioniera di se stessa.

La scenografia, molto squallida ma assolutamente rispondente alla condizione psicologica della protagonista, riflette tutto lo squallore dell’animo di questa donna che vorrebbe riscattarsi ma che sa perfettamente di essere sola e isolata nella sua gabbia nemmeno dorata. Il dramma così composto tratto dal libro dello scrittore è uno specchio della società odierna le generazioni post-belliche post nazismo e fascismo sono riusciti a svuotare di ogni valore e simbolo le nostre coscienze ritenendo così di conquistare la libertà negata.

Teniamo presente che l’autore è norvegese ed è contemporaneo; i paesi scandinavi sempre neutrali volti sempre al benessere del proprio popolo concedendo ad esso ogni libertà di pensiero e di azione sono stati visti come paesi tranquilli sereni laddove lo stato vede e provvede ad ogni esigenza. Purtroppo però spesso essi sono teatro di suicidi nonostante le loro vite scorrevoli pertanto ci si chiede perché nonostante il benessere sociale in quelle società così avanzate socialmente persistono i suicidi perché persone apparentemente così appagate ad un certo punto rifiutano di vivere.

Forse proprio questa condizione di vita così programmata senza sproni né sacrifici per raggiungere una meta, conduce i cittadini alla noia, al tedio e alla conseguente voglia di chiudere con la vita. È difficile dare una spiegazione, non sempre vi è la risposta giusta una cosa è certa che ogni individuo è frutto di un ménage e, quando all’interno di una famiglia, in qualsiasi parte del mondo, non regna la stima e l’amore il risultato è purtroppo scontato. A tutto vi può essere rimedio purché si faccia in tempo, oggi si è compreso che non sempre si riesce da soli a liberarsi del proprio passato quando non sereno, ne siamo succubi e senza rendercene conto esso diventa un fardello che spesso ci induce a rinunciare a vivere. Dopo Freud però le cose sono cambiate e la riscoperta dell’inconscio ha svelato tanti segreti della nostra psiche, della nostra parte più nascosta sicuramente la più bella e interessante dell’essere. È umano chiedere aiuto quando ci si accorge che non siamo più in grado da soli di risolvere il problema; è un atto questo molto cristiano, infatti, non possiamo ignorare quello di umiltà del Cristo quando, essendo stanco di portare la croce, chiese al centurione di aiutarlo e di portarla al posto suo in quanto quella croce era diventata per Lui troppo pesante. Forse se la protagonista dell’opera in questione, avesse chiesto aiuto ad un esperto e si fosse fidata della sua capacità, non sarebbe caduta in uno stato di prostrazione e di delirio in cui si è trovata.

La sua vita avrebbe avuto un altro epilogo e perché no avrebbe realizzato “il suo quadro”.


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