UNA CORRISPONDENZA DI AMOROSI SENSI

Lettera aperta a Maria Lai

Cara Maria,

ti scrivo nuovamente mossa dal tuo ricordo al quale mi aggrappo ogni volta che mi sento persa in questo mare che ci accomuna nel quale non sempre “il navigar mi è dolce”. Spesso ti immagino chiusa nel tuo studio a ricamare come una aracne innamorata le tue tele che raccontano della tua vita, delle tue fantasie, dei tuoi segreti desideri. Un’immagine questa che mi rimanda alla mia, quando sono intenta alla scrivania a scrivere, disegnare, a dare corpo e forma ai miei intimi pensieri. Ti scrivo anche perché, col passare del tempo, mi sovviene il dubbio di aver trascurato, nelle passate lettere, qualcosa che avevo distrattamente omesso rendendo così non abbastanza chiaro il mio pensiero.

In questi giorni sono stata a visitare una mostra dedicata alle donne della grafica, a cura di Luisa De Marinis e Ilaria Fiumi, intitolata “Donne artiste: percorsi nella grafica dal 900 ad oggi” presso l’Istituto Centrale della Grafica qui a Roma. Ne sono stata entusiasta tu sai bene quanto tengo alla grafica, appena posso, mi armo della mia matita e do di piglio al foglio bianco che diventa altro trasformando in immagini concrete i miei desideri inconsci. Tra le artiste esposte c’eri anche tu. Ti ho riconosciuto subito così mi sono fermata rimirare le tue opere per coglierne appieno i sentimenti ispiratori.

Il tuo lavoro mi affascina molto quel tuo filo, ora realizzato a mano ora a macchina, tesse lo scorrere del tempo oltre ogni limite come è proprio dei pensieri umani.

Oserei confrontarlo con il fil rouge che nasce e non muore con noi, sempre attivo nel passaggio dall’uno all’altro per la continuazione della nostra specie e cioè del DNA unica certezza nel nostro essere. Tu hai onorato in pieno il motto del “Poeta”: “fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza” infatti non ti sei accontentata di vivere in un ambito borghese ma hai avuto il coraggio di rompere con certe regole e affrontare l’ignoto senza accusarne il pericolo! Così potrebbe sembrare, infatti si dice che gli artisti hanno la testa tra le nuvole ma Ennio Flaiano sottolineava con convinzione che lui viveva con i piedi ben piantati sulle nuvole.
Gli artisti al contrario devono aver ben chiara la consapevolezza del tempo che stanno vivendo, diversamente cosa potrebbero riportare nelle loro opere? L’immaginazione è personale ma per essere artisti bisogna trasformarla e renderla universale. Forse mi sono allontanata troppo dal nostro discorso ma, si sa, tra colleghe (se mi permetti) l’incontro è sempre interessante pieno di cose da dirsi che ci aiutano a riflettere e a tirar fuori il meglio di noi stesse.

Ti sono grata per l’attenzione che vorrai dedicare a questo mio scritto.

Dalisca

Roma, 12 luglio 2023


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