Per mezzo secolo siamo stati governati da uomini di centro.
Ma la Democrazia Cristiana godeva di un apprezzamento così vasto da essere costretta ad organizzarsi per “correnti” onde offrire, ad un elettorato molto articolato, ricette personalizzate in funzione delle diverse sensibilità, pur all’interno di un unico e solidale “moderatismo” di partito.
Naturalmente le correnti, oltre che a presidiare un consenso pluralista, servivano anche a far diventare leader nazionali i loro capi corrente, a vincere i congressi interni, ottenere collegi elettorali sicuri e conquistare prestigiosi incarichi in aziende pubbliche.
A forza di caratterizzarsi e differenziarsi, le correnti “estreme” sono diventate poi partiti autonomi.
Oggi il centro sembra scomparso.
Ciò è dovuto alla radicalizzazione della scena politica italiana in seguito alla netta vittoria della destra.
A cui ha fatto seguito -fisiologicamente- una più netta polarizzazione del PD che ha portato alla segreteria Schlein.
Ma alle elezioni generali di due anni fa potevi scommettere che uno spazio ci fosse ancora ?
Potevi pensare che elettori moderati ma politicamente attivi, informati ed europeisti potessero parcheggiare lì, al centro, il loro voto, in attesa di verificare Meloni all’opera ?
Se parcheggio c’è stato, esso ha avuto più la forma dell’astensione.
Detto questo, i due partitini che testarono quello spazio elettorale raccolsero, sommati insieme, un suffragio intorno al 8%, cifra che prometteva la prospettiva della doppia cifra, che sarebbe oggi superiore sia a Forza Italia che alla Lega.
Fu il classico caso di suicidio non assistito. Tutto naufrago’ a causa della vanità e della permalosità dei due comprimari: Renzi e Calenda.
Noi italiani siamo masochisti, pensiamo di avere la peggiore classe dirigente d’Europa ma due leader così sarebbero più che sufficienti a costruire una presenza politica moderna, stimolante e con le giuste relazioni internazionali.
Due uomini politici di tutto rispetto, intelligenti e preparati. Che tuttavia non hanno capito che la politica è attività collettiva, faticosa, ingrata, che viene quasi sempre equivocata e non uno spettacolo massmediale o una performance da prima donna.
Mi fanno ridere coloro che sostengono che bisognerebbe trovare un uomo “terzo” che per prestigio e statura sappia fare ai due da federatore.
Neanche a Pico della Mirandola i due accetterebbero di fare da gregari.
Renzi ama stupire e spiazzare, Calenda -al contrario- dimostrare serietà e combattere la demagogia.
Ciascuno dei due pensa di avere inventato l’altro e di essere stato ripagato con l’ingratitudine (Calenda fu a capo della rappresentanza italiana a Bruxelles e poi ministro nel governo Renzi).
L’ex sindaco di Firenze è uno scatenato movimentista, viaggia a mille all’ora, ha il senso dell’ironia e della provocazione.
Calenda ha il passo lento e cerca le contraddizioni logiche nel ragionamento altrui (e ne trova tantissime).
Renzi bada poco alla coerenza e punta sempre a massimizzare il risultato.
Per Matteo (anche per Elly) un goal annullato e’ già un buon pretesto per mischiare le carte.
Il suo motto è “cogli le opportunità”, qualsiasi opportunità.
Carlo invece sembra un ragioniere che ha eletto l’equidistanza a regola fondativa della sua “centralità”: se ha dato ragione al PD nelle due ultime polemiche, darà ragione al Governo alla prossima, qualunque essa sia.
Certo, non essere presenti nel parlamento europeo, è un grave smacco per due politici così ambiziosi, che sanno che tutto ciò che c’è di importante succederà lì.
In tanto provincialismo italiano la “geopolitica” è indispensabile. Ne sono così consapevoli che uno ne ha fatto addirittura un mestiere con “solide” soddisfazioni.
Il Paese ha perso un’occasione per sempre ? Tutto il contrario: ne vedremo delle belle.
SEGNALIAMO
-
DALLA BANDIERA AL CARPET

di Beppe Attene Più una società umana si fa più complessa più somiglia, nelle sue espressioni, ad ogni singolo individuo della sua specie. Agiscono al suo interno, per quanto in maniera inconsapevole, un numero infinitamente crescente di fattori e condizionamenti che non vengono formalizzati esplicitamente ma determinano messaggi esteriori in apparenza non sorretti da alcun…
-
INSEGUIRE NON SERVE

di Beppe Attene Ovviamente dobbiamo tutti sperare nella effettiva conclusione della battaglia di Gaza e nell’effettivo disarmo dei terroristi, veri e sanguinari oppressori del popolo palestinese. Ma dobbiamo anche sperare di avere imparato, dalla drammatica lezione, a riconoscere gli errori e le assenze dell’Occidente e dell’Europa in particolare. Da questo punto di vista la cosiddetta…
-
LA POLITICA MUORE, IL POLITICANTE VIVE

di Beppe Attene Si tratta, senza dubbio, di un’affascinante contraddizione che ci chiede, per essere esaminata, un ritorno alle originarie e tradizionali definizioni. Da Giorgio Guglielmo Federico Hegel (1770 – 1831) il confine teorico delle società occidentali è segnato dalla distinzione tra la sfera detta della “società civile” e quella “politico – istituzionale”. Purtroppo, nella…
-
THE WESTERN POLITICAL THOUGHT

Industrial Revolution, social question, the rise of proletariat, and Karl Marx By Riccardo Piroddi Abstract: La rivoluzione industriale, avvenuta in Inghilterra tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, segnò una trasformazione radicale dell’economia e della società. L’introduzione del sistema industriale e della produzione meccanizzata portò alla nascita di una nuova classe operaia…
-
C’È UN PROBLEMA DI MISOGINIA ANCHE NELLA MAGISTRATURA?
di Roberto Giuliano Nell’imaginario collettivo c’è la visione che un magistrato sia una persona degna di fiducia, una persona irreprensibile nei confronti delle fragilità umane, quasi fosse un semi dio della mitologia greca. Certamente è positivo che una istituzione venga vissuta come una garanzia del sistema, più che mai in un regime democratico o che voglia essere…
-
L’EREDITA’ DI RE GIORGIO

di Giorgio Fiorentini L’apertura del testamento di Giorgio Armani ha “portato sugli scudi” il ruolo delle fondazioni. Infatti la Fondazione Giorgio Armani, che è stata costituita nel 2016, oggi è la holding di controllo del gruppo Armani con l’obiettivo di realizzare oltre ai progetti di utilità pubblica e sociale e garantire la stabilità e continuità…
-
L’OCCASIONE MANCATA DEL NUOVO ORDINE MONDIALE (ANNI ’90)

Equilibri, crisi e asimmetrie nel sistema internazionale: l’occasione mancata del “Nuovo Ordine Mondiale” nei primi anni ’90 di Luigi Troiani Il sistema “classico” dei rapporti internazionali aveva come attori gli stati e quelli che potrebbero essere definiti stati nascenti o morenti, come gruppi armati in lotta per l’indipendenza, insorgenti che controllano un territorio in cerca…
-
D’OSSIMORO SI MUORE

di Beppe Attene La chiamiamo, con orgoglio e riconoscenza, “democrazia rappresentativa” quasi sempre senza mettere a fuoco la contraddizione che l’espressione contiene in sé. E quando, come talvolta pure capita, sembra che qualcuno se ne renda conto… le cose ancora peggiorano. “Democrazia”. L’etimologia è impietosa e si chiude su due assoluti concetti: Comando e Popolo.…















