UNA SOCIETÀ DA RICOSTRUIRE

Dieci capitoli di un nuovo “contratto per la sicurezza della cittadinanza”

Intervista a Rodolfo La Tegola

di Giampaolo Sodano

La mia riflessione nasce da un’urgenza non più rinviabile: la necessità di ridefinire il legame tra Stato e Cittadinanza. Dopo tre decenni di “scompiglio” politico nazionale e internazionale, nel mezzo di un’epoca dominata dal desiderio di profitto immediato e dagli algoritmi, penso che abbiamo smarrito il senso profondo del buon “vivere comune”. Il cambio radicale della società, il continuo avvicendarsi di correnti politiche sempre più personalistiche, l’allontanamento della cittadinanza dalle questioni della “res pubblica” hanno favorito lo sgretolamento dell’identità e della cultura politica, producendo il fenomeno di generazioni escluse dalla partecipazione politica e, di conseguenza, causando disinteresse, assenteismo alle urne e crisi di credibilità dello Stato.


Rodolfo La Tegola, è un Ingegnere Meccanico, con un MBA, con esperienza in diversi settori industriali in Italia e all’estero. Oggi svolge attività professionale di consulenza anche su temi di qualità, sicurezza sul lavoro, certificazione etica e parità di genere, oltre ad essere Membro del Comitato Nazionale Italiano per la Manutenzione.


Che cosa possiamo fare?

Leggendo quanto sta capitando a livello nazionale e internazionale, possiamo sicuramente affermare che, anche a inconscio, si percepisce una sensazione di disagio. Ritengo che ormai sia improrogabile l’urgenza di riformare la società moderna, passando dalla riscoperta dei principi etici, morali e democratici già radicati negli articoli della nostra Costituzione ma quasi del tutto ignorati. Dobbiamo pretendere garanzie sociali dallo Stato in cui viviamo in cambio del nostro impegno di reciprocità. Il presupposto è semplice: la “sicurezza” non è una bandiera da sventolare, ma il fondamento della libertà dell’individuo. Se la Cittadinanza non è sicura — nel lavoro, nella salute, nella scuola, nel quotidiano — non è libera! Senza sicurezza saremmo destinati a essere degli individui in perenne stato di difesa, vivere un continuo disagio. Penso che si debba moralmente sottoscrivere un “Contratto per la sicurezza della Cittadinanza” basato su un rapporto “win-win” tra Istituzioni e Cittadinanza, che sia la guida nel vivere quotidiano, indipendentemente dal ruolo ricoperto nella società. Con questo approccio riformista, rispetto all’epoca in cui viviamo, dobbiamo ricostruire lo status di popolazione libera che vive nella sicurezza, con lo sguardo rivolto al futuro. Un nuovo “Contratto” basato sulla Costituzione, sulla valorizzazione di concetti di libertà e sicurezza introdotti circa 80 anni fa.

Il problema della sicurezza dei cittadini è di grande attualità. Il governo ha adottato diverse misure e nuove norme, ma i cittadini continuano a non sentirsi sicuri. Tu come ritieni si debba affrontare questo tema e ci vuoi spiegare cosa intendi per nuovo contratto per la sicurezza?

Prima di tutto dobbiamo distinguere le iniziative di governo in nome della sicurezza, dal vero significato della parola stessa. Ogni schieramento politico ha sempre attribuito una accezione individuale a tale termine, in funzione della propria ideologia, ingannando la popolazione: la sicurezza non è avere un’arma, non è imporre ordine e vietare manifestazioni e, allo stesso tempo non è assistenzialismo. Aprendo il dizionario possiamo facilmente intendere che la sicurezza è “la condizione che rende e fa sentire di essere esente da pericoli, o che dà la possibilità di prevenire, eliminare o rendere meno gravi danni, rischi, difficoltà, evenienze spiacevoli, e simili.”

Chiarita questa distinzione, il percorso che propongo di affrontare è descritto nei “Dieci pilatri del Contratto per la sicurezza della Cittadinanza”. Il primo pilastro l’ho voluto incentrare su iniziative riguardo la sicurezza sul lavoro come sorgente etica. Si tratta del pilastro cardine dello sviluppo dell’empatia sociale. Il lavoro è il primo atto di cittadinanza. Se l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro (Art. 1 Cost.), la sicurezza in questo ambito non può essere un’opzione. La cultura della protezione dell’individuo nel luogo d’impiego è “genitrice” di ogni altra forma di sicurezza. Chi impara a prendersi cura del/della collega sviluppa l’attitudine all’altruismo. La sicurezza sul lavoro è la palestra dove si allena il muscolo della responsabilità collettiva in antitesi a indifferenza e apatia sociale.

L’educazione alla sicurezza e l’addestramento a soccorrere devono rimanere un’esclusiva del luogo di lavoro?

Assolutamente no. Anzi, deve essere una prerogativa culturale imposta come formazione dell’obbligo. Ma la declinazione progettuale richiede di analisi di dettaglio dedicate. Preferisco prima porre l’attenzione sulla visione d’insieme della proposta progettuale del “Contratto per la sicurezza della cittadinanza” enunciando i macro temi dei singoli pilastri.

Quindi è un Contratto che riguarda la sicurezza in tutti gli ambiti?

Certamente! I pilastri rappresentano tutti gli ambiti della vita in una società. Infatti gli altri pilastri sono così declinati:

Il secondo pilastro è la sicurezza sanitaria. La garanzia di ricevere delle cure sanitarie tempestive e di qualità ormai è del tutto assente. L’effetto maggiormente emblematico di tale carenza è il cosiddetto “turismo sanitario” che non solo impoverisce le Regioni meno virtuose nel bilancio di settore, ma mette alla prova sia il paziente sia la famiglia dal punto di vista finanziario, da una parte aumentando il disagio sociale, dall’altra trasformando la capacità di curarsi da diritto a lusso, tradendo l’Art. 32 della Costituzione. Che fine ha fatto la garanzia della cura?

Il terzo pilastro è la sicurezza della dignità economica e finanziaria. L’inflazione, la tassazione del lavoro, il costo delle tutele sul lavoro sono solo alcuni degli elementi che hanno trasformato anche il lavoro impiegatizio in lavoro povero. Sono anni che si sente parlare di salario orario minimo lordo ma, ogni volta per un motivo diverso, non si riesce mai a trovare il numero perfetto. Quando si parla di sicurezza, di dignità finanziaria, il punto di convergenza di correnti e lobbies politiche non può che essere il concetto chiamato, anche nelle certificazioni etiche di qualità, “living wage”: il salario di dignità rende l’individuo libero di poter affrontare la vita con dignità. È scritto nell’articolo 36 della Costituzione. Il quarto pilastro è la sicurezza ambientale, l’autonomia energetica, la manutenzione del territorio e delle infrastrutture pubbliche. Lo sviluppo sociale, territoriale e tecnologico del secolo scorso ha vissuto dei periodi di entusiasmo così esasperato che non ha tenuto conto della sostenibilità. La sicurezza ambientale, la manutenzione programmata sono solo i primi elementi cardine dello sviluppo sostenibile, in antitesi, ad esempio, al dissesto idrogeologico, all’inquinamento atmosferico e ai disastri camuffati da tragedie come i crolli di ponti stradali. Possiamo continuare a disattendere gli Artt. 9 e 41 della Costituzione?

Il quinto pilastro è la sicurezza sociale. La cura delle fragilità e la sfida demografica rappresentano i temi discriminanti della sicurezza generazionale. In una nazione sempre più anziana a causa dell’aumento dell’aspettativa di vita e della diminuzione delle nascite, il complesso sistema finanziario che regola la quantità e qualità dei servizi per la popolazione entra in crisi, andando anche in contrasto con l’Art. 3 della Costituzione, che impone la rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano la libertà nello sviluppo della persona. Il sesto è la sicurezza urbana. La difesa dello spazio pubblico, lo spopolamento dei piccoli centri, la diminuzione o l’assenza degli investimenti di riqualificazione aumentano la percezione di pericolo. Può un individuo sentirsi poco sicuro di vivere nella propria casa e di circolare nelle strade della propria città?  Il settimo pilastro è la sicurezza di una giustizia funzionale ed equa. Dobbiamo pretendere la certezza del diritto, che non può valere sempre fino a un certo punto solo a discrezione di chi lo interpreta. Come possiamo valorizzare l’Art. 111 della Costituzione?

L’ottavo pilastro è la sicurezza dell’istruzione. Il fondamento della libertà e del futuro è la possibilità di ognuno di accedere all’istruzione, di poter realizzare il proprio potenziale e contribuire al progresso sociale. L’Art. 34 della Costituzione sancisce il diritto all’istruzione e dobbiamo pretendere di poter usufruire di questo diritto in strutture sicure e salubri, dove anche coloro che vi lavorano siano valorizzati per le proprie capacità professionali e stimolati a offrire un servizio eccellente. Perché dobbiamo essere assuefatti a frequentare scuole spesso fatiscenti e insicure dove, oltre a questa incertezza, chi ricopre il compito di educatore vive spesso anche situazioni di frustrazione e disagio.

Il nono pilastro è la sicurezza etica della classe dirigente. Da circa 30 anni viviamo nella continua incertezza politica, non tanto per gli avvicendamenti delle forze politiche al governo, quanto per la carenza di visione prospettica e onorabilità della classe dirigente. Abbiamo il dovere e il diritto di pretendere l’onorabilità dei funzionari pubblici prevista dall’Art. 54 della Costituzione.

Il decimo pilastro è la sicurezza dei doveri a garanzia dei diritti. La sicurezza non è un prodotto che si acquista al supermercato dello Stato, ma un bene comune che si genera attraverso l’adempimento dei doveri. Non esiste diritto alla salute (Art. 32) se non c’è il dovere di contribuzione fiscale (Art. 53). Non esiste sicurezza sul lavoro (Art. 1) se non c’è il dovere di osservanza scrupolosa delle norme da parte di ognuno. La sicurezza dei doveri è ciò che trasforma una massa di individui in un Popolo. Rivendicare un diritto senza assolvere al dovere corrispondente è un atto di egoismo che genera insicurezza sistemica. Possiamo veramente pensare che sia sostenibile vivere di soli diritti?

Il viaggio attraverso questi dieci “pilastri” ci porta inevitabilmente al punto di partenza: il lavoro. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, ma una Repubblica che non sa guarire la “ferita aperta” delle morti bianche è una Repubblica che tradisce il patto con i suoi cittadini. La ricerca dell’ing. La Tegola è per noi di particolare interesse: la transizione culturale, la necessità di una nuova cultura politica sono il DNA de ilmondonuovo.club per cui seguiremo lo sviluppo e le elaborazioni del suo lavoro.