di Stefano Torossi
Per fortuna all’epoca ci pensavano le malattie e l’igiene precaria a sfoltire le nidiate troppo abbondanti, altrimenti oggi non ci basterebbe una biblioteca per raccontarli tutti.
Johann Sebastian Bach, un tipo superproduttivo: più di mille titoli di opere musicali. Anche superpadre e supermarito. Due mogli (sicuramente stremate dalle gravidanze e dalla gestione della numerosa tribù), prima Maria Barbara, sette maternità; poi Anna Magdalena, tredici. In totale venti figli. Apriamo la contabilità, a scalare.
Neonati morti subito: cinque. Venti meno cinque, quindici
Bambini morti presto: cinque. Quindici meno cinque, dieci.
Ragazze: quattro. All’epoca le ragazze, anche se sane e longeve, non contavano niente. Vediamo chi sono. Catharina Dorothea 1708 – 1774, è una cantante e spesso aiuta papà a copiare gli spartiti. Elisabeth Juliana Friederica 1726 – 1781, sposa un allievo di JSB e anche loro due sono indaffaratissimi a copiare la musica del padre/suocero, che ne produce talmente tanta da avere bisogno di un plotone di copisti e di ettari di carta pentagrammata. Johanna Carolina 1737 – 1781, casalinga. Regina Susanna 1742 – 1809, niente da segnalare neanche per lei. Ha l’unico pregio di essere riuscita ad andarsene per ultima, dopo tutti gli altri: padre, madre e matrigna, fratelli e fratellastri, sorelle e sorellastre. Dieci meno quattro, sei.
Un ragazzo mal riuscito: Gottfried Heinrich 1724 -1763. Voci del tempo lo definiscono molto dotato musicalmente, soprattutto per il clavicembalo, ma irrimediabilmente disabile mentale. Non autonomo, campa assistito dalla sorella Juliana Friederica. Sei meno uno, cinque.
Johann Gottfried Bernhard 1715 – 1739. Organista e flautista di grande talento; per il resto un vero lazzarone: giocatore compulsivo, spendaccione, indebitato fino ai capelli, trova facilmente lavoro perché è bravo, ma lo perde altrettanto presto perché è inaffidabile. Papà Bach brontola ma paga i suoi debiti, anche se lui è l’unico a non aiutare in famiglia nella copiatura musicale, come fanno tutti gli altri, e spesso scompare di casa senza far sapere dove va. Bastonato a morte a soli ventiquattro anni, probabilmente nell’agguato di una banda di strozzini. Cinque meno uno, quattro.
Due parole sul meno importante dei rimasti e poi passiamo a quelli che contano.
Johann Christoph Friederich 1732 – 1795. Bravo, eh! Ma non superlativo come ci si aspetterebbe da un Bach. Prima studia diritto, poi si dà alla musica. Incontra e piace al Conte di Schaumburg che lo nomina Maestro di Cappella a 1.000 talleri l’anno. Benissimo, lui si accomoda a corte da dove si allontanerà una sola volta per andare a trovare il fratello Johann Christian a Londra. La sua sistemazione è una pacchia: compone per le feste di famiglia e per poche altre occasioni ufficiali senza essere mai importunato da un padrone troppo esigente. Scrive nello stile galante e la sua produzione è garbata e gradevole. Si sposa e ha nove figli. Un bombardamento della Seconda Guerra Mondiale distrugge fra le fiamme gran parte dei suoi autografi, conservati a Berlino
Quattro meno uno, tre.
Wilhelm Friedemann (WF Bach) 1710 – 1784
Deve essere un fenomenale rompiscatole perché, pur essendo unanimamente riconosciuto come straordinario virtuoso, finisce invariabilmente disoccupato, evitato da tutti e muore come un pezzente a Berlino con il titolo di Maestro di Cappella (ma senza stipendio) e neanche un tallero in tasca.
Nasce secondo figlio di un padre che ha ancora il tempo e la voglia di insegnargli la musica, in cui dimostra grande talento, come per la matematica, con punte di genialità nell’algebra. JSB lo istruisce con gran cura e attenzione: lo dimostra un quaderno di sua mano intitolato “Appunti di clavicembalo per Wilhelm Friedmann Bach”.
Il risultato è fuori discussione. Perfino il suo più famoso fratello Carl Philip Emanuel dichiara che Wilhelm Friedman è l’unico di tutta la famiglia che potrebbe eguagliare la fama del padre.
Malgrado da molti considerato il miglior fughista, l’organista più sapiente e il musicista più completo della nazione, quando si tratta di tirar fuori un’ombra di diplomazia per convincere un editore a pubblicarlo o un nobile ad assumerlo, ecco che il suo caratteraccio gli rovina ogni trattativa e alla fine si ritrova senza editore e senza stipendio.
Forse si tratta di un suo inconsapevole desiderio di vivere da artista autonomo, in anticipo sui tempi che non sono ancora maturi, ormai intollerante della vecchia posizione del musico di corte subordinata ai capricci dei principi e del clero. Fatto sta che rimane sempre e comunque senza neanche un tallero in tasca.
Finalmente ottiene il posto di organista alla Liebfrauenkirche di Halle. Sposa una proprietaria terriera, i cui campi, proprio in quel momento vengono requisiti dalle autorità in cerca di fondi per la Guerra dei Sette Anni. Nello stesso tempo entra in conflitto con il Kantor della chiesa per la gestione della cassa. In più l’autorità ecclesiastica lo multa per un’assenza troppo lunga. Esasperato si licenzia senza prima aver cercato un’alternativa di lavoro e di nuovo si ritrova senza un impiego e senza neanche un tallero in tasca.
Sappiamo che in più di una occasione, per tamponare i debiti che lo strozzano, vende i manoscritti del padre di cui è custode. Azioni dettate dal panico che non risolvono niente
Ultima mossa non proprio abile: trasferitosi a Berlino, subito bene accolto dalla principessa Anna Amalia, la sorella di Federico il Grande che gli garantisce il suo sostegno, pare che il nostro furbacchione si sia meso a trafficare per soffiare il posto al prussiano Johann Kirnberger, Kapellmeister titolare e insegnante di composizione della Principessa. La quale, appena lo viene a sapere va su tutte le furie e gli toglie il saluto (e i talleri).
Chi è causa del suo mal…
Carl Philipp Emanuel (CPE Bach) 1714 – 1788
Anche lui, oltre alla musica studia giurisprudenza. Ma perché tutti questi futuri musicisti si impicciano delle cose di legge? Perché in un’epoca in cui anche il più grande solista o compositore è, se non una proprietà, comunque un servitore del suo nobile padrone, avere una laurea eleva il povero artista e gli da un minimo di dignità e di potere contrattuale.
CPE studia con il padre (quale miglior professore?) che gli insegna clavicembalo, organo e composizione. Con violino e viola le difficoltà sono maggiori e peggiori i risultati: il ragazzo è mancino.
Nel ’40, già famoso come solista, è nominato clavicembalista di Federico il Grande, Re di Prussia e appassionato di musica, con l’incarico di accompagnarlo ogni volta che ha voglia di suonare il flauto, da ottimo dilettante qual è, con uno stipendio sorprendentemente basso: 300 talleri. Oltre alle tante fissazioni, Federico ha anche quella per i carillon; di conseguenza CPE durante questo periodo produce anche alcuni brevi pezzi per queste macchinette musicali.
Alla morte del padre cerca di subentrare nella sua carica di Kantor alla Thomaskirche di Lipsia, ma trova le porte chiuse. Qualche tempo dopo succede al vecchio amico di famiglia e suo padrino di battesimo, Georg Telemann, come direttore della musica dello Johanneum di Amburgo, e da allora diventa “Il Bach di Amburgo” (con tutti i Bach in circolazione è necessario distinguerli, e allora per ognuno ci si inventa una targhetta).
Per tutta la seconda metà del ‘700 CPE è molto più amato, eseguito e stimato di suo padre. Mozart dichiara: “Bach (CPE) è il padre; noi siamo i suoi figli”.
Negli anni ’50 raggiunge la consacrazione alla gloria, che lo accompagnerà poi per tutta la vita, con il “Saggio sulla vera arte di suonare gli strumenti a tastiera”, un libro che si piazza immediatamente sul leggio di tutti i virtuosi dell’epoca e, malgrado un’infinità di imitazioni successive, è ancora lì a istruire i giovani pianisti di oggi.
Curiosità sanitaria: nel ’43 ha il primo attacco di gotta, spiacevolissimo malanno che lo accompagnerà per tutta la vita, conseguenza di una alimentazione principalmente a base di cacciagione, una dieta che solo i ricchi si possono permettere. Se ne deduce che le cose devono andargli bene. Infatti, per integrare il magro stipendio da cembalista di corte, CPE in questo periodo organizza cicli di concerti in città, in più lavora molto per la chiesa e per committenti privati: ricchi mercanti, professionisti affermati e circoli di amatori; insomma, fa il musicista su commissione. E siccome è bravo, guadagna bene.
C’è anche un giallo sulla sua eredità: i manoscritti di circa cinquemila sue composizioni mai pubblicate, conservati negli archivi della Sing-Akadenie di Berlino e nascosti per salvarli dai bombardamenti alleati della Seconda Guerra Mondiale, finiscono in mano all’esercito russo che avanza, e scompaiono di nuovo, si teme per sempre. Invece ecco che, riapparsi nel 1999, ora sono tornati a dormire sonni tranquilli nella Libreria di Stato a Berlino.
Johann Christian (JC Bach) 1735 – 1782
Papà gli muore quando lui ha appena quindici anni e allora, potendo pescare nella sua sterminata famiglia, come insegnante sostituto del padre sceglie il fratellastro CPE, di vent’anni più grande e considerato il più dotato fra tutti i figli del vecchio Bach, e lo raggiunge per studiare con lui a Berlino.
Durante un viaggetto in Italia è nominato organista del Duomo di Milano e qui, per quieto vivere o per convenienza, da luterano si fa cattolico. Poi fa un salto in Inghilterra e ci rimane, tanto è vero che da allora è noto come “Il Bach di Londra”; quasi subito diventa Maestro di Cappella della Regina Carlotta e comincia una carriera di trionfi e di novità.
Si inventa la sinfonia concertante; è il primo a Londra a impiegare i clarinetti in orchestra e a usare il pianoforte invece del clavicembalo nei concerti che organizza con grande successo insieme al collega Karl Friederich Abel. Concerti che, essendo a pagamento, finalmente permettono a tutti l’ingresso alle sale senza bisogno di meritarsi l’invito a palazzo del principe o del cardinale, come succedeva prima.
Nel 1764 avviene un fatto importante per la storia della musica: Johann Christian Bach, adulto di successo e Wolfgang Amadeus Mozart, di successo anche lui, ma bambino di otto anni, di passaggio a Londra, si incontrano; il primo insegna per qualche mese composizione all’altro, e si intendono così bene da poter dichiarare che molta della musica di Mozart è figlia dall’influenza di Bach.
Infine i musicisti tutti, antichi e contemporanei, sono grati a Johann Christian Bach anche per un’altra ragione, squisitamente legale e finanziaria: è il primo a fare causa (e a vincerla) all’editore Longman che ha pubblicato due sue sonate senza pagargli i diritti per la stampa. È il 1773 e la faccenda è talmente rivoluzionaria che ci vogliono 4 anni per arrivare al verdetto. Finalmente la corte presieduta dal giudice Lord Mansfield decide che lo “Statute of Anne”, una legge in vigore fin dal 1710, che tutela i “libri e le altre scritture”, può essere applicata anche alla musica stampata la quale, possedendo le caratteristiche di una stesura visibile, riconoscibile e riproducibile, è “altra scrittura” anch’essa.
È l’inizio di tutto.
Muore a capodanno dell’82, anche lui povero e soffocato dai debiti. Così tanti che la Regina Carlotta è costretta a intervenire per le spese del funerale e a istituire una pensione per la vedova.
Chissà come mai questi figli di Bach, tanto bravi con le note non lo sono affatto con le banconote?













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