GUIDO DE MARIA, L’UOMO CHE INVENTÒ I FUMETTI IN TV

di Giancarlo Governi

È difficile parlare di un amico fratello, che ci ha lasciati, con cui hai diviso momenti importanti e felici della tua vita, al passato. Quindi consentitemi di parlare di Guido De Maria al presente.

Quando ci incontriamo con Guido De Maria, ora sempre più di rado perché siamo anziani e abitiamo lontano, prima ancora di abbracciarci ci mettiamo a ridere, perché ognuno identifica nell’altro il divertimento, il momento ludico dell’amicizia. Una amicizia che fruttò tantissimo anche sul piano del lavoro creativo.

Guido De Maria, assieme a Bonvi venne al nostro primo incontro a Roma e si rivelò subito il personaggio chiave di tutta l’operazione “fumetti in TV”, colui insomma che seppe dare concretezza alle mie vaghe intuizioni.

Se Bonvi, che io avevo contattato, non fosse venuto con Guido De Maria, i Fumetti in Tv, e quindi Nick Carter che ne fu subito la guida e il pilota, non sarebbero mai nati. Innanzitutto perché Guido inventò la tecnica e fece diventare un genere quello che era stata una mia semplice intuizione. E poi, quando io gli misi davanti i due personaggi, Petrosino e Nick Carter, che avevo scelto per trovare il pilota di tutto il programma, Guido non ebbe nessuna esitazione: scelse Nick Carter, perché – disse – era un personaggio immaginario che noi avremmo potuto trattare anche in chiave parodistica con grande libertà, mentre Petrosino era un personaggio reale, con una sua storia che non poteva essere alterata in nessun modo.

Scelsi Nick Carter, un poliziotto appartenente alla letteratura popolare americana, che diventò il perno intorno al quale si sviluppò tutta l’operazione. Bonvi e De Maria ne dettero, come del resto Campani, una versione comico-grottesca che ci sembrava la chiave giusta per una lettura televisiva. Soltanto in una fase più matura, quella di Supergulp! per intenderci, ricorreremo anche a storie di avventura.

Mi ritrovai in mano sette minuti di pellicola, girata in bianco e nero per risparmiare, che avrei dovuto mostrare ai miei superiori, persone di vasta cultura che probabilmente nella loro vita non avevano mai letto un fumetto. La difficoltà stava proprio nel convincerli a produrre una intera serie e a finanziarla, soprattutto. La storia di Nick Carter finiva con il detective che smascherava il suo “acerrimo nemico Stanislao Moulinsky, mago del travestimento”, un tormentone che si ripeterà in quasi tutte le storie. “Tu non sei la falsa contessa polacca, Carmen Gutierrez – diceva Nick – bensì Stanislao Moulinsky, falso barone spagnolo, in uno dei suoi più riusciti travestimenti. “Ebbene sì maledetto Carter, hai vinto anche stavolta”, diceva Stanislao, con la voce di Amedeo Nazzari e, dalla eterea falsa contessa polacca, usciva fuori un omone peloso in canottiera, con tanto di tatuaggio. Prima della proiezione decisiva lo feci vedere a tante persone e in quel punto scattava sempre una sonora risata.

Quando lo mostrai ai miei due capi, rimasero impassibili per tutta la proiezione, insensibili alle gag di Nick Carter e dei suoi aiutanti Patsy e Ten ed io cominciai a temere che l’operazione Fumetti in Tv non avrebbe avuto un seguito. Ma, inaspettatamente, alla scena di Stanislao Moulinsky scattò la risata liberatoria (per me). Sembrava fatta, però c’era ancora un ostacolo da superare, la collocazione nel palinsesto di un programma così fuori da ogni schema. E non era un ostacolo da poco. Fui inviato alla Sacis, la società che gestiva la pubblicità televisiva, per convincerli a mettere i fumetti a traino, si direbbe oggi, della pubblicità meno vista di Carosello, per valorizzarla.

Alla proiezione era presente tutto lo stato maggiore della Sacis, una decina di persone che mi scrutavano con aria severa e dai loro sguardi mostravano un certo fastidio, che diventò palese, mano a mano che la pellicola scorreva. Alla fine tutti si alzarono e se ne andarono senza neppure salutarmi. Rimase soltanto uno che mi guardò con aria paterna per alcuni secondi, poi, riconsegnandomi la scatola con la pellicola, mi disse: “Benedetto figliolo, come può pensare di far passare tutta quella violenza…” e mi congedò guardandomi con compassione. Uscii sbalordito, tanto che avrei pensato a uno scambio di pellicola se non avessi assistito alla proiezione. Ma dove l’avranno vista la violenza, pensai. Il mistero dei dieci dollari, così si chiamava, cominciava con una voce fuori campo che diceva: “Mentre su New York calavano le prime ombre della sera, in un angolo buio della quinta strada il tenente Callaghan faceva una strana scoperta…” e si vedeva uno trafitto da pallottole, frecce indiane e persino da un’ascia sulla testa che il tenente Callaghan guardava con aria interrogativa e diceva: “Che si tratti di un suicidio?” Era questa la violenza! Mi venne la voglia di tornare indietro e di coprire di improperi tutto lo stato maggiore della Sacis, ma mi trattenni. Comunque i soldi si trovarono e i fumetti in Tv andarono in onda di giovedì sul Secondo Canale, contro il Rischiatutto di Mike Bongiorno provocando proteste e lamentele nelle famiglie dove gli adulti volevano vedere Bongiorno e i giovani invece preferivano Nick Carter e soci. I giornali titolarono “Mike contro i fumetti in TV”.

Come titolo ricorremmo a Gulp!, con il punto esclamativo, l’onomatopea più famosa del fumetto internazionale, che sta a significare sorpresa e stupore. Guido fece comporre una bellissima sigla da Franco Godi, il già citato grande musicista soprannominato “Mister jingle” per le sue fortunate musiche composte per la pubblicità.

Per non far apparire troppo innovativo il programma, decidemmo di ricorrere alla presentazione di Cochi e Renato, una coppia di giovani comici in gran voga in quegli anni, anche se Guido e io avremmo preferito lasciare fuori da un programma di fumetti la figura umana. A questo arriveremo più tardi, quando avremo acquistato più coraggio e, soprattutto, più autonomia. Ma dovremo aspettare degli anni perché, dopo (e nonostante) il grande successo, I fumetti in Tv furono accantonati per cinque anni. Ci fecero realizzare la prima puntata (un pilota, si diceva allora) di una nuova serie più lunga e più articolata e poi ci tolsero i finanziamenti, per passarli ad un programma molto costoso come Mosè, uno sceneggiatone che aveva come protagonista Burt Lancaster. Molto bello, per carità, però uno di quei programmi che, in quel momento, la Rai non poteva permettersi e che fece lo stesso sacrificando molti programmi minori, che andavano a costituire l’ossatura del palinsesto. Ma, del resto, si era ancora in regime di monopolio e la Rai faceva ciò che voleva. Intanto la crisi stava per arrivare, i venti del Sessantotto avevano cominciato a soffiare anche sulla Rai. La televisione paternalistica e pedagogica di Bernabei, che stimolò lo sviluppo del Paese, ora aveva fatto il suo tempo e si chiedeva, a gran voce, una televisione più democratica che desse voce alle idee e alle istanze nuove. Si stava insomma delineando quella che fu chiamata la riforma e che prese corpo proprio nel 1976, sul modello francese, con due reti (alcuni anni dopo si aggiunse la terza) differenziate e in concorrenza (simulata, ovviamente, perché faceva parte della stessa azienda) fra loro. La prima rete era rimasta di stampo cattolico democristiano, la seconda ebbe un orientamento laico di sinistra. La concorrenza fece molto bene al Paese che fu aiutato nella sua crescita, ai telespettatori perché ebbero programmi nuovi e più vivaci, alla Rai stessa che così si preparò alla grande rivoluzione della nascita della televisione commerciale, con cui dovrà fare i conti.

E fece molto bene anche ai fumetti in Tv di cui si innamorò subito Massimo Fichera, il direttore della Seconda Rete. Per fortuna Guido De Maria ed io non avevamo mai smesso di tenere viva la fiamma dei fumetti in Tv, continuando a progettare e a mantenere i rapporti con il mondo degli autori e degli editori. E fu proprio un importante autore, Max Bunker (al secolo Luciano Secchi) che, oltre alla possibilità di acquisire i vari Supereroi (i Fantastici Quattro, L’Uomo Ragno, su tutti) e Alan Ford, il fortunato fumetto da lui inventato, ci suggerì anche il titolo: il programma era più consistente e aveva una durata superiore, per cui bisognava chiamarlo Supergulp! 

Ci mettemmo a produrre a rotta di collo, inserimmo molti personaggi nuovi e autori che non erano presenti nella prima serie, come Jacovitti e Hugo Pratt, con le sue storie di Corto Maltese, ma anche Tex, il decano dei fumetti italiani. Gli fu trovata una collocazione nuova, per lunghe serie quotidiane, ed era quella della fascia preserale, per intenderci quella che va in onda prima del Telegiornale. Finalmente ci liberammo della figura umana e promovemmo Nick Carter, Patsy e Ten, al ruolo di presentatori. Ora potevamo vantarci di fare un vero programma di fumetti. Il successo fu travolgente e possiamo dire che, a distanza di oltre mezzo secolo, la memoria di Supergulp! è ancora viva.

Guido, che curava la regia del programma per cui gli venne assegnato nel 1979 il Premio Regia Televisiva – Sezione Tv dei Ragazzi, inserì a sorpresa nel 1978 un buffo personaggio fatto a pera, saltellante e ballonzolante, da lui creato appositamente: Giumbolo, che interrompeva le presentazioni di Nick Carter cantando una simpatica canzoncina, scritta da Guido e musicata sempre da Franco Godi: “Mi chiamo Giumbolo, Giu-Giumbolo, Giu-Giumbolo, io son felice e sempre gongolo e rigongolo…”. Un tormentone il cui 45 giri vendette oltre 100.000 copie, portando un momento di spensieratezza e di speranza nei giorni più bui degli anni di piombo.

I fumetti in Tv andarono in onda fino al 1981. Li fa­cemmo morire Guido ed io, di comune accordo, quando ci accorgemmo che il video si stava inondando di pessimi car­toni animati giapponesi e coreani, che stavano rovinando il gusto delle nuove generazioni. Applicammo alla televisione la famosa legge di Gresham, per cui in caso di circolazione di due monete, la moneta cattiva scaccia sempre quella buona. E noi, che sentivamo di essere la moneta buona, non potevamo subire il disonore di essere scacciati da Jeeg Robot, Goldrake e Mazinga.

Quindi facemmo come Greta Garbo, ci ritirammo dal mercato prima di subire le ingiurie del tempo. Molti anni dopo Raitrade, la commerciale della Rai ci fece fare una selezione in 13 dvd, che furono messi in vendita con il Corriere della Sera. Ne vendettero più di un milione di copie.

Guido De Maria, finiti i Fumetti in TV, proseguì la sua attività di pubblicitario – suoi la Camicia coi Baffi con Maurizio Costanzo e gli Gnometti della Loacker – e si riavvicinò al fumetto negli anni ’90 come con-direttore del settimanale Comix, edito da Franco Cosimo, il più giovane dei fratelli Panini, quelli delle celebri figurine.

L’amicizia con Bonvi è stata interrotta dalla sua morte prematura, quella con Guido dura ancora, estesa anche alle famiglie, a Rosanna, la moglie di Guido che ci ha lasciati in un grande rimpianto.

Oggi ci ha lasciato anche Guido alla soglia dei 94 anni Di lui mi sento di dire che spero che continui , dove sarà, nella sua vita da ridere.


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