NINFA, OVVERO DIVINITA’ MINORE FEMMINILE

DALISCA

Quelle ninfe, le voglio perpetuare. Così chiaro, il leggero incarnato che nell’aria assopita da folti sonni volteggia. [….] O ninfe, rigonfiamo altri ricordi. S. Mallarmé pomeriggio d’un fauno. Ricordi antichi che alimentano il nostro immaginario, ed ecco apparire nella storia le Ninfe belle spumeggianti, ora Nereidi ora Eumenidi, ora apparizioni nelle opere del Ghirlandaio, Filippo Lippi, Lorenzi Ghiberti, Donatello, Botticelli.

Ninfa una creatura fantomatica, quindi sfuggente, misteriosa che ci attraversa infiltrandosi nei nostri meandri più reconditi creando sintomi ed anacronismi che non si sposano con il nostro tempo, ma che rievocano quello passato.

Fil rouge della nostra antica appartenenza ad un secolo il ‘400, icone di sopravvivenza nonostante il passare del tempo. Essa appare in modo particolare nelle egregie opere del Botticelli, opere ever green, sotto le spoglie di Venere nella sua nascita o come la Primavera circondata dalle tre grazie e da Clori dalla bocca fiorita. Allegorie della vita che toccano i centri del piacere perché impersonificano bellezza ed eros.

Opere letterarie, il ‘400 è stato un secolo caratterizzato dalla rinascita della bellezza esemplare quale quella statuaria greca con le sue regole alla spasmodica ricerca delle forme perfette. Tale bellezza, tratta anche dagli antichi sarcofagi romani, impersonificata da Ninfa diventa mediazione tra vitalità del corpo e la sua morte; quindi Ninfa, figura spettrale del tempo appare doppiamente fluida, viva come la vita e inafferrabile come la morte.

I pepli, alimentati dal vento del desiderio “la brise immaginaire” accarezzano il suo corpo assolutamente sensuale, tutto è apparentemente fermo, metafisico. Ma il vento non è un semplice accessorio esso crea un movimento che corrisponde a quello dell’animo per cui non si limita a passare ma trasforma e colpisce in profondità.


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