FRANCESCO LACCHINI
Le pulsioni dell’eroe comico in Fantozzi
Più o meno chiunque ha presente LA scena che ha immortalato Fantozzi1 come eroe tragicomico nell’Olimpo della cinematografia. Il ragioniere è obbligato dall’azienda a partecipare ad una serata di cinema. Come al solito dovranno guardare una proiezione della temutissima e noiosissima Corazzata Kotiomkin, con annesso commento finale del pubblico. I dipendenti partecipano a questa tortura ogni settimana, senza fiatare, anzi: i colleghi più furbi commentano il film con frasi di lode, per compiacere i superiori. Una serata però, qualcosa cambia: la proiezione coincide con la qualifica della nazionale di calcio per la coppa del mondo. Si tratta di un affronto alla dignità di chiunque, va bene tutto ma la partita no! L’evento è obbligatorio e perciò i dipendenti cercano, senza fortuna, di introdurre nella sala varie radioline per poter almeno ascoltare la partita. Niente.
Si trovano tutti costretti a seguire ore e ore di film muto, le varie speranze di poter seguire la partita ormai soppresse. Al momento del commento del pubblico, la direzione si accorge che qualcosa non va, la sala è più fredda. Poi il ragionier Ugo Fantozzi si fa avanti, rappresentante dello spirito di tutti i presenti. Fantozzi sale sul palco, si fa coraggio, tutti gli occhi puntati su di lui e nelle orecchie lo sbarramento di offese ricevute dal critico di film. Guarda la Pina un’ultima volta, che gli implora di non farlo, ma lui sta incarnando la volontà del pubblico, non può tirarsi indietro. In quel momento lo dice:
“La corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca!”
In quel momento tutti cominciano ad applaudire, come dice il narratore: novantadue minuti di applausi. Il pubblico esplode in una celebrazione del coraggio del ragioniere, ha detto quello che pensavano tutti, ma che nessuno ha avuto il coraggio di dire.
Ha incarnato la volontà popolare, si è sacrificato per i peccati di tutti.
La comicità della scena deriva dal vedere le pulsioni represse di Fantozzi, quindi anche di tutti i presenti, esplodere in uno scroscio di applausi dalla durata non naturale. In uno dei momenti più liberatori della storia del cinema2, Fantozzi si trasforma nell’eroe comico. Ma chi è l’eroe comico e perché nella contemporaneità viene incarnato proprio da Fantozzi?
La commedia classica, quella Greca, è caratterizzata da uno spirito parodico rispetto ai valori tradizionali. Nasce, si dice, a partire dai canti degli ubriachi durante i banchetti dionisiaci. La commedia possiede nel suo nucleo un impulso alla vita e alle pulsioni corporee. Non si canta l’onore e la gloria ma la schiettezza e le passioni della carne.
L’eroe tragico di solito è giovane, pieno di energia e affronta le situazioni valorosamente, dando prova della sua stazza morale3 e attivamente fa avanzare la trama. Gli eroi tragici sono giovani la cui formazione durante la storia viene sfruttata per raccontare una morale. Gli eroi comici sono tutta un’altra pasta: meschini, spesso poveri o vecchi, individui ordinari con passioni comuni che vengono represse. La storia sembra quasi punire l’eroe comico per la bassezza dei motivi per cui persegue le sue pulsioni. Scrive Alessandro Grilli nell’introduzione alle Nuvole di Aristofane: “L’eroismo tragico definisce individui eccezionali, l’eroe comico è un’amplificazione sovraumana dell’uomo medio, e della medietà incarna i presupposti, i desideri, i valori”4. L’eroe comico non avanza la trama, è la trama che succede all’eroe comico.
Fantozzi ragionier Ugo, matricola 1001-bis, dell’ufficio sinistri è l’eroe comico per eccellenza. Vittima perenne di un sistema che lo sfrutta, dei colleghi e dei superiori che lo umiliano e di un matrimonio insoddisfacente. Nelle sue avventure troviamo le tipicità dell’eroe comico della commedia classica. Le pulsioni fantozziane sono quelle dell’uomo “comune”, pulsioni semplici e moralmente volgari. Mangiare sul divano davanti alla partita di calcio, la passione erotica non corrisposta per la collega la sig.na Silvani oppure la beata nullafacenza di un finesettimana in barca. Anche la pulsione più tipicamente eroica di rivalsa sociale rispetto a un sistema di sfruttamento si traduce in un desiderio, nascosto anche a lui stesso, di ottenere rispetto dai suoi pari. Il finale del primo film mostra il ragioniere mentre studia la teoria marxista e scopre che “Ma allora loro mi hanno sempre preso per il c**o! Loro, il patronato le multinazionali.” Allora Fantozzi, per mostrare il suo dissenso e aizzare i colleghi, lancia un mattone verso l’edificio dove lavora, venendo subito richiamato nell’ufficio del mega-direttore-galattico. La pulsione di rivalsa è immediatamente frustrata e mentre sale in ascensore già si immagina “crocefisso in sala mensa”. Anche nella castrazione del desiderio, Fantozzi si pensa come un Cristo che si sacrifica per i peccati dei lavoratori. L’eroe comico che non riesce ad uscire dal suo ruolo di vittima e perciò la rende una fantasia di potenza.
Arriviamo, infine, alla scena della Corazzata. Quando Fantozzi si ribella al dirigente critico di cinema, dà inizio ad una rivolta che lui stesso guida. Assieme ai colleghi legano il dirigente e lo costringono a guardare dei film del calibro de: L’Esorciccio, Giovannona Coscialunga e La Polizia si Inca**a5. Possiamo vedere il ragioniere quasi posseduto da uno spirito rivoluzionario, lui che è sempre stato vittima. Sulla sua faccia è scolpito un sorriso quasi maniacale e durante i tre giorni di occupazione della sala cinema, riceve anche le lodi della desiderata sgn.na Silvani. Fantozzi sta ottenendo il rispetto che desiderava, ma non per un effettivo desiderio di condurre i colleghi alla libertà, ma per una vendetta personale contro i padroni che lo umiliano costantemente. Possiamo vedere il moralismo intrinseco della commedia classica, che punisce l’eroe per la bassezza delle sue pulsioni quando “dopo tre giorni, la polizia si inca**ò davvero”. I lavoratori ribelli vengono catturati e sono obbligati a girare nuovamente la Corazzata Kotiomkin, la cui pellicola era stata bruciata nel fuoco della ribellione.
Nella commedia, come nella tragedia, l’eroe non ottiene quello che vuole. O meglio, nella tragedia lo ottiene ma a costo di un sacrificio personale, nella commedia non lo ottiene perché i suoi desideri sono guidati da bassi valori. Fantozzi non vuole liberare i colleghi ma crogiolarsi nello scroscio di 92 minuti di applausi. Per la commedia fantozziana, questo è un desiderio meschino ed egoista e l’eroe non può essere premiato. Il moralismo della commedia non è atto a lasciare insegnamenti, ad avvertire, quanto a far liberare lo spettatore delle pulsioni di cui ha più vergogna. La catarsi che si ottiene quando ci si riconosce in Fantozzi, ci si vede un impiegato sfruttato e sconfitto dal mondo, assume un taglio tutto moderno, nonostante il concetto di catarsi non lo sia. Fantozzi è davvero la vittima sacrificale del pubblico, crocefisso in sala mensa per i nostri peccati e le nostre pulsioni rivoltanti. Allora non ci resta che iniziare ad applaudire, che novantadue minuti sono tanti.
1 Le scene sono tratte da: Fantozzi (1975) e Il secondo tragico Fantozzi (1976), scritti e interpretati da Paolo Villaggio e diretti da Luciano Salce.
2 Anche per le implicazioni legate al poterne dire male di un film acclamato da tutti. Chiunque può dire che un film/libro/qualsiasi cosa sia una cagata pazzesca, con buona pace di quello che dice la critica.
3 Basta guardare anche ai protagonisti delle grandi epiche moderne: Anakin Skywalker in Star Wars eHarry Potter sono un paio di esempi. Non sono tragedie propriamente ma ne prendono il taglio.
4 Cfr. Alessandro Grilli, Una Commedia a Doppio Taglio, (1998) intr. Aristofane, Le Nuvole, (2024) XXI edizione BUR Classici greci e latini
5 Purtroppo, dell’ultimo film l’autore dell’articolo, appassionato di polizieschi italiani di denuncia civile (anche detti poliziotteschi), non ha trovato notizie. Il più simile potrebbe essere La Polizia Incrimina, La Legge Assolve, che di critica civile non ha molto. Probabilmente il titolo è solo una battuta per collegarsi a quello che succederà in seguito. Se siete interessati al genere, comunque, l’autore consiglia: Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica di Damiano Damiani e Milano Calibro 9 di Fernando Di Leo. Gli altri due film citati in Fantozzi sono veri.
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