LE RELAZIONI INDUSTRIALI DEL TERZO MILLENNIO

MARCO ANDREINI

Mai come ai giorni nostri sembra così attuale la teoria della relatività di Einstein, e se trasliamo il suo pensiero sulle scienze sociali, ciò che ci appare scontato  da sempre , è solo frutto del nostro agire.

E credo sia per questa ragione che molti politici, molti, sindacalisti, pezzi di classe dirigente, diano per acquisita la democrazia e non si rendano conto di quanto siano costati in termini di lotte e di sangue tutte quelle conquiste che sul piano politico sono racchiuse nella nostra carta costituzionale e in ambito sindacale   nei principali contratti nazionali di lavoro.

La mia generazione  ha imparato a conoscere ed ammirare il mondo del sindacato , perché ogni giovane impegnato  nel sociale , avrebbe voluto fare parte di quel  mitico mondo immaginario   che erano i  metalmeccanici degli anni settanta, che dopo anni  di inferno per la contrattazione ,stavano portando la classe operaia in paradiso.

E quell’insieme di conquiste in fabbrica, le 150 ore, inquadramento unico, la cancellazione del cottimo, la medicina del lavoro , vide la sua sublimazione nella legge 300 , nello  statuto dei lavoratori che ha visto in Brodolini e Giugni gli autori materiali  ,ma che  senza l’epopea gloriosa  dei consigli di fabbrica, che spazzarono via le commissioni  interne ,non sarebbe mai venuto alla luce.

E l’aspetto rivoluzionario dello statuto  sta proprio nel concetto stesso della partecipazione dei lavoratori alla vita del sindacato ,si diceva e non a torto che la democrazia era entrata in fabbrica, infatti i Cdf erano i rappresentanti di tutti i lavoratori e tutti potevano essere eletti come delegati  del loro reparto al contrario delle commissioni interne che rappresentavano solo gli iscritti ai sindacati ed erano solo da questi nominati.

Ci fu una ondata di freschezza  che portò anche grandi intellettuali  ad avvicinarsi al mondo sindacale, i centri studi  erano dei veri think tank  ed erano  formati da personalità di grande spessore,  Amato Giugni D’Antona, Tarantelli che ho avuto la fortuna di conoscere come Trentin, Giovannini, Lettieri, Miniati, Lattes, Celata, Vento, Carniti, e tantissimi tra cui non posso non ricordare i miei vecchi capi e amici Giorgio Benvenuto, Silvano Veronese della UIL .

Cosa fermò quel processo verso l’ unità organica del mondo del lavoro che in quegli anni sembrava inarrestabile, semplice, la politica dei partiti, soprattutto del PCI che vedeva nel   sindacato unico, una specie di avversario di classe.

Per chi è stato protagonista in quegli anni, due sono i momenti chiave, il 14 febbraio 1984, il primo ,il referendum dell’85 sulla scala mobile il secondo.

Proviamo a tornare indietro nel tempo , governo Craxi ,inflazione a due cifre ,lira sempre più svalutata, terrorismo imperante  e presente nelle grandi fabbriche del nord, contrattazione salariale di fatto azzerata dal sistema della scala mobile a punto unico uguale per tutti  che adeguava in modo automatico i salari al  paniere dei prezzi, che a sua volta   determinava  l’aumento inflattivo .

Un sistema che aveva  completamente appiattito i livelli  categoriali e fatto diventare la scala parametrale dei contratti da 100 /200 a 100/150,con la  contingenza  che rasentava  il 60% della retribuzione, ed impediva al sistema paese  di accrescere la produttività dell’apparato industriale che in particolare modo nel settore delle partecipazioni statali era  tecnologicamente  arretrato e non riusciva ad essere competitivo sui mercati.

Craxi aveva compreso che il paese non avrebbe retto ancora e cercò di invertire la rotta proponendo al sindacato di congelare  tre punti di contingenza, totale 19.000lire del tempo, Cisl  e Uil, la componente  socialista della CGIL ,erano d’accordo, e lo era anche Lama, Segretario storico della CGIL.

E da scafato sindacalista, memore del disastro che combino’ Berlinguer ai cancelli di Mirafiori, dove sponsorizzò l’occupazione della Fiat, si era convinto che anche il PCI non avrebbe potuto non comprendere quanto fosse importante l’unità d’azione della federazione CGIL CISL UIL, che pur non avendo portato al sindacato unico come in Germania, aveva impedito la firma di qualsivoglia   accordo separato.

Come è noto non andò cosi, e Lama lo racconta , Berlinguer gli disse che se lui avesse firmato, un minuto dopo, il segretario del più grande partito comunista dell’occidente e un italiano su tre lo votava, lo avrebbe sconfessato, invitando tutti i suoi iscritti e tutte le cellule di fabbrica a respingere quello che si riteneva un cedimento al padronato.

Un minuto dopo Lama comunico’ prima a Benvenuto e Carniti , poi al governo che la CGIL non avrebbe firmato l’accordo che poi fu detto di San Valentino.

Si aprì allora la caccia ai sindacalisti venduti di CISL e UIL e fu davvero un periodo molto triste che portò inizialmente alla inevitabile rottura del sindacato e successivamente alla folle raccolta firme per cancellare l’accordo attraverso il referendum , i fatti sono noti, il referendum non passò e l’Italia divento’ anche per questo un paese migliore e la 5 potenza industriale del pianeta.

E l’impulso a questo successo fu dato al paese da una grande campagna di contrattazione aziendale che un piccolo ma agguerrito gruppo dirigente di un sindacato volto più a ricercare la partecipazione del padronato , sia pubblico ,che privato, seppe mettere in campo,

E tutto questo sistema virtuoso che porto in vetta il paese in tema di produttività aziendale fu tale che quando la confindustria disdetto’ nell’92 l’accordo sulla contingenza, in un paese in piena epoca di  tangentopoli, i corpi intermedi che rappresentavano aziende e Sindacato furono pronti a firmare quel grande  patto sociale, che contro ogni previsione catastrofista ci portò in Europa dalla porta principale.

E in quell’accordo che istituì la politica della concertazione, c’erano delineate le nuove relazioni industriali sulle quali la classe politica come al tempo della legge 300 doveva solo legiferare, non era complicato, anzi.

Le parti sociali e il governo stabilivano un tasso di inflazione programmata, su questo veniva creato il bilancio dello stato, ogni due anni si sarebbero adeguati i salari ,ogni 4 le condizioni contrattuali, si prevedeva un secondo livello di contrattazione aziendale o territoriale nel quale si sarebbero affrontate le varie specificità settoriali, e si sarebbe dato vita a  enti di formazione e di gestione bilaterale ad esempio quelli  del settore artigiano e non solo e  a vari Enti di formazione e a forme integrative di previdenza e  

È triste constatarlo oggi, ma si è buttato tutto alle ortiche e fa male assistere in TV al peana auto consolatorio di chi come Landini ci ricorda che abbiamo salari fermi da anni e condizioni contrattuali da paese emergente provi solo a guardarsi allo specchio e si dia la risposta il sindacato è diventato una sorta di ente burocratico nei quale si perpetrano da decenni gli stessi gruppi dirigenti che attraverso i vari Enti bilaterali ricevono finanziamenti che noi ci sognavamo.

Basti pensare che solo nel settore Interinale parliamo di 5 milioni anno garantiti dalle agenzie di lavoro private che invece , ma solo a parole, vengono demonizzate come il male assoluto.

Come sempre accade  per tornare al principio della relatività, la pervicacia con cui Sbarra e la CISL hanno riproposto il tema di nuove relazioni industriali , raccogliendo  500.000 firme per consentire    la piena applicazione dell’art 46 della Costituzione sancendo la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende ,dimostra quanto noi in ogni istante della nostra esperienza vissuta siamo aperti al passato, come al futuro.

E vedere oggi già incardinata alla commissione lavoro , la proposta di partecipazione  avanzata dalla CISL, mi fa tornare indietro a quando giovane dirigente nazionale in modo quasi avventuristico ,mi permisi di proporre sulla vicenda Italtel, una sorta di Golden share azionaria dei lavoratori.

Forse in gravissimo ritardo, ma come ricordava il titolo di una famosa trasmissione,”meglio tardi che mai ” oggi questa è la frontiera di innovative relazioni industriali , che non possono che  essere il motore di un progetto riformista per un paese moderno.


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