IL SALONE (GREEN) DEI RECORD

Successo straordinario per il salone del mobile 2024, un edizione da record e la numero 62 di un’evento, capace di cambiare il volto di Milano per una settimana. In aumento il numero di espositori, giornalisti ed addetti ai lavori, e il numero dei turisti da tutto il mondo, attratti da eventi talk mostre ed installazioni.

Come da tradizione ormai decennale il salone esce dalla fiera e si sparge nella città: il format è collaudato e non è piu una novità, eppure ogni anno conferma una capacità attrattiva in costante ascesa.

Qualche numero: oltre 1.950 espositori ,provenienti da 35 Paesi. 361.417 presenze complessive, 54,3% dall’estero (+100.000 presenze rispetto al 2022), +17,1% rispetto al 2023. DA ATM, l’azienda dei trasporti pubblici, fanno sapere che nella settimana dal 16 al 21 aprile le linee della metropolitana hanno trasportato 800 mila passeggeri, l’11% in più dell’anno scorso. Ovviamente sold out nelle strutture ricettive e presi alle stalle, nemmeno in questo caso niente di nuovo.

Il salone però non è solo numeri e organizzazione, per quanto entrambi davvero straordinari. Qualche considerazione a caldo, da non addetto ai lavori. Quest’anno tra Salone e fuori salone gli eventi in agenda erano circa 1300, altro record assoluto per la kermesse meneghina.

Il bello del Salone in effetti è anche (soprattutto) il fuori salone ed i suoi appuntamenti che portano il grande tema del design ad un pubblico ampio e che dà contemporaneità e profondità alla manifestazione. Il tema di questa anno è stato il rapporto tra la natura e la materia, nell’ottica della consapevolezza che la sostenibilità è oggi forse il solo principio guida possibile per progettare qualunque attività umana nell’ecosistema. Tra i temi del salone quindi c’è molta tecnologia ma poca IA, perché il processo creativo parte dall’intelligenza umana, analogica, e non da quella della macchina, digitale. Per quanto riguarda il progetto invece si passa dall’ambiente e dal rapporto tra uomo e natura.

Sullo sfondo altri due grandi temi: quello dell’armonia e quello delle trasformazioni.

Lo sviluppo se ci sarà ci potrà essere solo nel contesto dell’ambiente, superando definitivamente e con coraggio una visione antropocentrica del consumo e dalla creazione del valore. Il design in questo senso è trasformazione e materia, è una prassi ed assieme un concetto ed un atteggiamento.

Interessante notare come da qualche anno a questa parte il tema del green sia diventato un principio guida per la vita di un numero sempre maggiore di persone ed uno dei presupposti del patto tra produttore e consumatore, al punto che se all’inizio era lecito denunciare le diverse pratiche di green washing, oggi si assiste finalmente a tentativi più convinti di andare oltre la logica della compensazione delle grandi aziende, in particolare nel tessile, nel food e nel legno arredo. Ed è lecito a questo punto essere ottimisti sulla possibilità di una sostenibilità realmente sostenibile, tenendo conto della difficoltà che la transizione green crea alla coesione della società e all’economia reale.

PS Bella anche l’edizione del salone satellite, quello riservato ai giovani designer under 35. Energetico e capace di stare nella contemporaneità. Come è giusto aspettarsi dai creativi più giovani.


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