NAVALNY, ULTIMO ATTO

Giornalista, politico, blogger e maggiore oppositore del regime di Putin, con la sua morte avvenuta nel carcere di Kharp nella siberia trans uraliana, si conclude una delle vicende più ingiuste e dal sapore amarissimo per chiunque abbia a cuore la libertà e la democrazia.

Non sappiamo ancora con certezza se la sua morte sia avvenuta per ordine diretto del cremlino o per via delle condizioni durissime del carcere, sappiamo che era un personaggio scomodo che da anni denunciava i casi di corruzione e malaffare che si annidavano tra il governo russo e le oligarchie finanziarie del paese.

La carriera da dissidente politico di Navalny infatti inizia proprio così, acquistando azioni delle grandi corporazioni russe finite in mano agli oligarchi entrando nei consigli di amministrazione e interrogando i capi d’azienda e gli azionisti. Lui si definisce un politico per caso, la sua formazione in principio era quella di avvocato, mansione di cui verrà privato nel 2013 dopo il controverso caso Kirovles.

Le grane giudiziarie per Navalny iniziano proprio in questo periodo quando il comitato investigativo della Federazione Russa lo accusa di appropriazione indebita, secondo gli investigatori colpevole di aver “rubato legname” per un valore complessivo di 16 milioni di rubli dalla società statale Kirovles che operava nella regione (Oblast) di Kirov. Verrà condannato a 5 anni di reclusione, ma successivamente verrà assolto e liberato per mancanza di prove, nonostante questo gli viene intimato di non lasciare l’area di Mosca. In seguito, Navalny scriverà sul suo blog che “il Cremlino è tornato ad abusare del sistema legale russo per molestare, isolare e tentare di mettere a tacere gli oppositori politici”

Il 23 febbraio 2016, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che la Russia aveva violato il diritto di Navalny a un giusto processo e ha ordinato al governo di pagargli 56.000 euro tra spese legali e danni.

Un altro caso a suo carico riguarda l’azienda francese di cosmetici Yves Rocher, nel 2008 il fratello di Alexej, Oleg Navalny è stato accusato di aver frodato la filiale francese di Yves Rocher tramite l’azienda Glavpodpiska fondata da Alexej e che si occupa di logistica commerciale. Secondo L’accusa, Glavpodpiska avrebbe sottratto denaro prendendo dazi e poi ridistribuendoli ad altre società per importi inferiori e raccogliendo il surplus: 26,7 milioni di rubli (540.000 dollari) da Yves Rocher Vostok e 4,4 milioni di rubli dall’MPC.

Si sosteneva che i fondi fossero stati successivamente legalizzati trasferendoli su basi fittizie da una compagnia di passaggio alla Kobyakovskaya Fabrika Po Lozopleteniyu, una compagnia di tessitura di salici fondata da Navalny e gestita dai suoi genitori.

I Navalny hanno negato le accuse. Gli avvocati dei fratelli Navalny hanno affermato che gli investigatori “hanno aggiunto frasi come ‘con intenzioni criminali’ alla descrizione della regolare attività imprenditoriale”. Secondo l’avvocato di Oleg Navalny, la Glavpodpiska non si limitava a raccogliere denaro, ma controllava la fornitura dei mezzi di trasporto, l’esecuzione degli ordini, raccoglieva e velocizzava la produzione ai trasportatori ed era responsabile davanti ai clienti dei termini e della qualità dell’esecuzione degli ordini.

Il capo di MPC Sergei Shushtov dichiarerà in seguito che un agente segreto, presumibilmente vicino al governo, lo aveva informato di una truffa che i fratelli Navalny stavano conducendo nei confronti della sua azienda, anche Yves Rocher Vostok dichiarerà che non ci sono state perdite nel suo bilancio. Si può intuire bene, che il caso Rocher sia stato in modo simile al caso Kirovles montato ad arte da esponenti delle istituzioni russe nel tentativo di perseguire penalmente Navalny e la sua famiglia. Navalny in seguito viene condannato a pagare 4,4 milioni di rubli, circa mezzo milione di euro. A Navalny, quindi, viene data la libertà condizionale a patto che non lasci la Russia.

I fratelli Navalny preso atto della sentenza ingiusta e totalmente inventata fecero ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo. Il 17 ottobre 2017, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che la condanna di Navalny per frode e riciclaggio di denaro “era basata su un’applicazione imprevedibile del diritto penale e che il procedimento era arbitrario e ingiusto”. La Corte ha ritenuto che le decisioni del tribunale nazionale fossero state arbitrarie e manifestamente irragionevoli. La CEDU ha ritenuto che le decisioni dei tribunali russi violassero gli articoli 6 e 7 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo.

La situazione trascorre in modo relativamente tranquillo, per poi precipitare nel gennaio del 2021, quando viene avvelenato con l’agente nervino Novichok a Tomsk prima della sua partenza per la Germania. Se prima Navalny poteva essere un personaggio scomodo ma tutto sommato innocuo per il regime, adesso la situazione cambia profondamente proprio a causa dell’avvelenamento, che mostra al mondo ancora una volta di cosa sia capace Putin e il suo entourage.

Il piano di Putin di avvelenare il suo oppositore era dunque fallito e il lavoro andava completato, ragione per la quale Navalny tornando in Russia viene arrestato durante un dirottamento del suo aereo dalla Germania, era consapevole che tornando in Russia sarebbe stato arrestato, ma la sua battaglia per la democrazia lo ha spinto ad usare ciò che gli rimaneva, il suo corpo.

Il 2 febbraio 2021 il tribunale di Mosca cambia la condanna di Navalny, da due anni di domiciliari rimasti a più di tre e mezzo in una colonia di lavoro correttivo. Navalny denuncerà più volte di essere stato sottoposto a torture e privazioni del sonno, questo lo porterà a condurre alcuni scioperi della fame in carcere. Nel frattempo, la sua attività mediatica e il suo staff vengono censurati, i suoi siti chiusi i suoi account social bannati, la solidarietà internazionale in particolare dall’occidente si fa sentire e ovunque nascono proteste in favore alla sua liberazione, anche in Russia, dove tuttavia vengono violentemente represse.

Nel 2022 viene sottoposto ad un processo farsa organizzato nel carcere dove era detenuto, viene accusato di aver rubato 4,7 milioni di dollari (3,5 milioni di sterline) di donazioni date alle sue organizzazioni politiche e insultato un giudice, la sua pena sale spaventosamente arrivando a 15 anni di carcere da scontare. Amnesty International ha analizzato in modo indipendente il materiale del processo definendo le accuse “arbitrarie” e “politicamente motivate”.

Il 22 marzo 2022, Navalny è stato giudicato colpevole di oltraggio alla corte e appropriazione indebita e condannato a 9 anni in un carcere di massima sicurezza; gli è stato inoltre condannato a pagare una multa di 1,2 milioni di rubli (circa 13.000 dollari). Amnesty International ha descritto il processo come una “farsa”. A metà giugno 2022, Navalny è stato trasferito nel carcere di massima sicurezza IK-6 a Melekhovo , Vladimir Oblast .

Il 17 novembre 2022, Navalny ha dichiarato di essere ora in isolamento permanente. Le infrazioni oltre al tentativo di avviare un sindacato tra i prigionieri erano che non si era abbottonato il colletto, non aveva pulito abbastanza bene il cortile della prigione e si era rivolto a un funzionario della prigione con il suo grado militare piuttosto che con il suo patronimico

Il 4 agosto 2023, Navalny è stato condannato ad altri 19 anni in una colonia a “regime speciale” con accuse, tra cui incitamento pubblico ad attività estremiste, finanziamento di attività estremiste e “riabilitazione dell’ideologia nazista”; il tribunale della città di Mosca lo ha dichiarato colpevole di tutte le accuse in un processo a porte chiuse. In un post sui social media pubblicato il giorno precedente, Navalny ha dichiarato che si aspettava di ricevere una condanna “stalinista” e ha invitato i sostenitori a lottare contro la corruzione. Secondo i suoi avvocati, a seguito della sua ultima condanna, Navalny sarà rilasciato nel dicembre 2038.

E infine il trasferimento nella colonia a Kharp.

Gli aiutanti di Navalny si stavano preparando per il suo trasferimento in una colonia di “regime speciale” (il grado più duro nel sistema carcerario russo). La sua ultima ubicazione nota era il campo di prigionia IK-6 nell’oblast di Vladimir , dove il 15 dicembre il personale ha commentato che Navalny aveva lasciato la struttura e veniva trasferito in un’altra prigione. Il 25 dicembre 2023 è stato scoperto che si trovava nella colonia IK-3 di “regime speciale”, nota come “Lupo Polare”, a Kharp nell’Okrug autonomo di Yamalo-Nenets .

Navalny rimarrà in questo ex gulag fino al giorno della sua morte avvenuta pochi giorni fa. Ci sono molti dubbi ancora, per quanto ne sappiamo potrebbe essere morto ancora prima e la notizia giunta in questi giorni, sicuramente la censura e la scarsa trasparenza del regime russo non giocano a favore di chi cerca la verità su questo caso. Una cosa è certa, dalle false accuse al bisogno di fare fuori un attivista anticorruzione e principale avversario politico, le maggiori responsabilità non possono che ricadere su Vladimir Putin.

Per quanto riguarda le sue posizioni politiche, Navalny è stato un personaggio abbastanza controverso, sappiamo che i punti cardine della sua lotta politica sono stati la guerra alla corruzione e in favore di una maggiore trasparenza del sistema politico russo. Farsi un’idea chiara e obbiettiva su di lui risulta ancora difficile a causa della consueta guerra tra propagande. In primis c’è la convinzione che Navalny sia un politico popolare in Russia, e a prima vista guardando il canale YouTube della sua fondazione anticorruzione parrebbe vero, con più di 6 milioni di iscritti. Eppure, secondo un sondaggio del 2013, periodo in cui Navalny era molto attivo mediaticamente prima di essere arrestato, il riconoscimento di Navalny tra la popolazione russa era pari al 37%. Tra coloro che sono stati in grado di riconoscere Navalny, il 14% sosterrebbe “sicuramente” o “probabilmente” la sua corsa presidenziale.

Il Centro Levada ha condotto anche un altro sondaggio, pubblicato il 6 aprile 2017, che mostra il riconoscimento di Navalny tra la popolazione russa al 55%. Tra coloro che hanno riconosciuto Navalny, il 4% voterebbe “sicuramente” per lui e il 14% voterebbe “probabilmente” per lui alle elezioni presidenziali. In un altro sondaggio condotto dallo stesso sondaggista nell’agosto 2020, il 4% degli intervistati ha affermato di fidarsi maggiormente di Navalny (su un elenco di politici), un aumento rispetto al 2% del mese precedente.

Secondo i sondaggi condotti dal Centro Levada nel settembre 2020, il 20% dei russi approvava le attività di Navalny, il 50% disapprovava e il 18% non ne aveva mai sentito parlare. Di coloro che sono stati in grado di riconoscere Navalny, il 10% ha affermato di avere “rispetto” per lui, l’8% ha avuto simpatia e il 15% “non ha potuto dire niente di negativo” su di lui. Il 31% era “neutrale” nei suoi confronti, il 14% “non poteva dire niente di buono” su di lui e il 10% lo detestava.

Tirando le somme più detestato che amato.

E poi c’è la questione dei suoi legami con il neonazismo russo.

A tal proposito nel 2006 abbastanza controversa fu la sua partecipazione alla grande “Marcia nazionalista russa” organizzata dall’”unione eurasiatica della gioventù” una formazione politica dichiaratamente ispirata alle idee del filosofo Alexandr Dugin e gestita da Dmitry Demushkin, un neonazista russo, altre formazioni che presero parte a questa marcia contro l’immigrazione clandestina furono; Il partito Liberal democratico russo, che a dispetto del nome è una formazione ultra nazionalista di estrema destra, l’Unione Nazionale Russa, formazione Neonazista e il Fronte nazionale patriottico “Memoria” una formazione Antisemita e anch’essa neo nazista.

Questa manifestazione fu il punto di rottura di Navalny con il partito Yabloko di ispirazione social democratica che faceva parte insieme ad un’altra formazione di centro destra (questa volta moderato) alla piattaforma di opposizione russa capitanata dallo stesso Navalny. Ma come in seguito dichiarerà, l’affiliazione a Yabloko fu un gesto più di opportunismo politico che di reali ideali social democratici, lo stesso Navalny, che negli anni si è reso responsabile di alcune uscite a dir poco scandalose circa i migranti e i georgiani, non ha mai rinnegato nemmeno una parola di quanto affermato.

Di quali dichiarazioni di tratta? Vediamone alcune.

Insomma, come tutti i personaggi di spicco, ci sono luci e ombre. Navalny per via della sua opposizione nei confronti di Putin in un primo momento opposizione avvenuta da posizioni anche più estreme di quelle dello stesso autocrate russo è stato ingiustamente incarcerato e probabilmente ucciso, e questo vale la pena ricordare, merita senza dubbio un riconoscimento.

Scendere in piazza per ricordare che la Russia è un paese in fin dei conti antidemocratico e che necessita di un cambiamento è giusto, ricordare Navalny per la sua lotta contro la corruzione del sistema politico russo è giusto; tuttavia, erigerlo a martire mi pare un pochino eccessivo.
Specie se a fare questa operazione mediatica sono esponenti della sinistra italiana che paradossalmente combattono proprio le idee portate in seno da Navalny.
È proprio vero che alle volte, la storia è come un filo che si torce su se stesso.


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