
POLIS, MILANO
(COSA CENTRANO LE MIGRAZIONI CON L’EFFETTO SERRA)
La crisi climatica cambia o almeno dovrebbe cambiare le prospettive di tutti, politici compresi. Eppure se tra le persone questa consapevolezza tende a consolidarsi, tra chi decide permane un certo ritardo nel prendere atto del cambiamento climatico e una difficoltà sempre più evidente a individuare e sostenere soluzioni. In sintesi estrema questo il senso dell’intervento di Gaia Vince al Blue & Green festival, appena concluso a Milano.

Gaia Vince, 50 anni, giornalista, scrittrice, ricercatrice alla University College di Londra, è cittadina britannica e australiana, ha origini ungheresi ed è stata la prima donna a vincere nel 2015 il premio della Royal Society per i libri scientifici. Sui social Gaia Vince è “Wandering Gaia”, la nomade giramondo. È nota al pubblico per il suo libro “Il secolo Nomade” (Tradotto e pubblicato in Italia da Bollati) un saggio in cui si parla di migrazione e di migrazioni tenendo conto di tutta la straordinaria complessità dell’argomento.
Le analisi di Vince sono interdisciplinari per davvero, lontane tanto dall’ottimismo degli integrati a tutti i costi quanto dal pessimismo cosmico degli apocalittici. Le migrazioni sono semplicemente u sistema molto razionale che consente e ha consentito nella storia all’intera specie umana di progredire e prosperare.
O più prosaicamente di sopravvivere. Nel suo ultimo saggio infatti si ragiona di “come sopravvivere al disastro climatico” partendo dagli scenari futuri soprattutto e pensando a come adattarsi alle nuove situazioni.
L’emergenza climatica infatti coinvolge l’intera specie umana non solo alcuni paesi, e per sopravvivere serviranno “migrazioni pianificate e ben organizzate, su scala planetaria”. La specie umana è fatta da nomadi che collaborano e che si adattano. E chi si adatta meglio vince sempre. Il segreto della forza dell’essere umano secondo la Vince consiste nel saper coopera continuamente anche e soprattutto con persone estranee. Ed in questa ottica la migrazione è “sempre stata una tecnica di sopravvivenza” molto efficace.
Di fronte quindi all’emergenza climatica bisogna smettere dunque di pensare in termini di frontiere nazionali, perchè le migrazioni delle persone che si muovono in cerca di sicurezza non si possono arrestare. Anziché blindare i propri confini, idea peraltro impossibile e realizzarsi per una svariata quantità di motivi, “bisogna pensare a come regolare questa situazione e pragmaticamente, in termini economici, a questo cambiamento in termini di opportunità di crescita economica”, definendo delle politiche in grado di evitare conflitti su scala globale.
Secondo gli scienziati e i climatologi nei prossimi due anni la temperatura crescerà di due gradi. SI ipotizza anche che entro il 2100 si potrebbe attestarsi a 3-4 gradi in più rispetto alla temperatura media della metà del 1800. In questo scenario molte delle aree oggi più popolose del pianeta potrebbero diventare invivibili».
Tra queste anche l’Italia, una sorta di osservato speciale dai climatologi di tutto il mondo, teatro di eventi estremi che accadono con frequenza ed incidenza sempre maggiore, su tutte l’alluvione in Emilia Romagna e la tempesta di VAIA, o la siccità in Sicilia e nel Sud del paese. Il cambiamento climatico e gli effetti collaterali generati incidono sulla salute delle persone e in generale modificano il contesto economico di una società. Si pensi alle produzioni agricole o alle carestie o alla scarsità di acqua”. Il rapporto tra il climate change e i flussi migratori è un fenomeno ampiamente dimostrato. La siccità e le alluvioni hanno da sempre spostato le persone verso aree più fertili. In questo scenario dunque i flussi migratori potrebbero intensificarsi, come sempre è accaduto nella storia. Tenendo conto però che oggi la popolazione mondiale è pari ad 8 miliardi di persone e che quando si parla di migrazione oggi si parla di spostamenti di risorse, non solo di persone. In altri termini non si sposano solo gli esseri umani ma anche le loro attività, soprattutto quelle legate all’agricoltura o alla produzione di energia.
Tra le questioni sollevate nello speach milanese la Vince infine dà grande rilievo alle fonti energetiche rinnovabili ed in generale al tema della “democrazia energetica” nell’ambito di una strategia di sostenibili sostenibile. La transizione green è una grande opportunità economica per la quale sono necessarie professioni e competenze nuove, capacità di adattamento e nuove conoscenze. Volendo si può essere ottimisti dunque. Ma solo a patto di pensare al mondo nel suo complesso. Oltre ai confini degli stati nazione e all’interesse particolare della singola comunità.
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