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POLIS, ALESSANDRIA

PFAS atto secondo

Parte ufficialmente ad Alessandria lo human bio monitoring sulla popolazione residente a Spinetta Marenco, una “misurazione della concentrazione di sostanze chimiche e dei loro metaboliti nei liquidi e nei tessuti del corpo umano”, come l’urina, il sangue, il latte materno e i capelli.

Il via libera al biomonitoraggio è arrivato dalla regione Piemonte il 5 gennaio: l’assessore alla Sanità Luigi Genesio Icardi ha annunciato la partenza delle rilevazioni per “valutare le tipologie di sostanze presenti nell’ambiente e le vie di esposizione individuale mediante analisi di laboratorio”.

Un campione di popolazione potenzialmente a rischio ha volontariamente aderito allo screening biologico affinché si faccia luce sui livelli di inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche, (PFAS) nella provincia alessandrina. Dopo aver analizzato acqua e alimenti, sentinelle naturali della salute ambientale di un territorio ora tocca agli esseri umani.

Per farlo occorre un controllo sulla concentrazione di sostanze tossiche nel sangue di chi da lungo tempo abita in quella che si ritiene sia una delle zone più inquinate del paese.

Il Provvedimento di Icardi segue il parere favorevole del Comitato etico interaziendale delle Asl piemontesi situato presso l’ospedale di Novara del 21 dicembre dello scorso anni. Spetta al Comitato etico valutare “l’eticità e la validità scientifica” dei protocolli di ricerca, degli studi clinici e delle sperimentazioni che coinvolgono esseri umani. L’approvazione del Comitato è dunque necessaria affinché uno studio possa essere condotto in conformità con gli standard etici e legali stabiliti.

Il biomonitoraggio sarà affiancato alle analisi chimiche, chimico-fisiche e microbiologiche sostenute in questi anni che hanno segnalato un livello elevato di PFAS sugli abitanti dell’alessandrino, e dovrebbe segnare un punto di svolta per una vicenda ormai decennale.

Cosa sono i PFAS

I PFAS sono una classe di composti artificiali ampiamente utilizzati, il cui accumulo nel sangue e nell’ambiente risulta dannoso.
La pericolosità dei PFAS risiede nell’essere “sostanze chimiche permanenti”: una volta entrati a contatto con un organismo è difficile rimuoverli o eliminarli.

Ciò significa quindi che i PFAS rimangono nel suolo, nell’acqua e nell’aria per un lungo periodo, aumentando la probabilità di esposizione umana.

Da decenni l’area attorno a Spinetta subisce le conseguenze di queste sostanze tossiche: a rilasciarle è una fabbrica chimica belga, la Solvay. 

Spinetta Marenco

Spinetta nasce intorno alla Solvay, stabilimento costruito all’inizio del ‘900. La sua è una storia di monocultura industriale come tante in Italia e nel mondo.

La storia di Spinetta, dei PFAS e della Solvay è poco nota a livello nazionale, non è la prima e sicuramente non sarà l’ultima. Curiosamente avviene in un’area tristemente funestata da casi analoghi:

dalla ACNA a Cengio, anch’essa sul fiume Bormida, fino al caso ETERNIT di Casale, altro comune in provincia di Alessandria.

Il biomonitoraggio è l’epilogo di una vicenda giudiziaria nata 40 anni fa. Un processo durato anni, un recente diniego di implementare la produzione, la certezza che la zona sia avvelenata da decenni di attività di una fabbrica sulla quale ruota un intero paese.

Per analizzare la situazione di Spinetta occorre tornare indietro di qualche anno. Nel 2002 la Solvay, multinazionale belga e leader mondiale per la produzione di sostanze chimiche, acquista lo stabilimento di Spinetta, nato agli inizi del ‘900.
A Spinetta la chimica, come l’acqua e la nebbia, è storia e identità del quartiere: nello stabilimento si lavorano e si producono negli anni sostanze e composti molto pericolosi, come il rame, i fertilizzanti, i fluorurati, il cromo, i pigmenti coloranti, il biossido di titanio. L’azienda negli anni passa dai fondatori (un gruppo di imprenditori alessandrini) alla Montecatini e alla Montedison, poi alla Ausimont. Negli anni ‘50 a Spinetta lavorano circa 1000 persone, su un paese di 7000. 

Gli anni ‘80

La mobilitazione del territorio incomincia negli ani 80 e prosegue senza esiti particolari fino all 2009, anno in cui inizia un processo contro Solvay e Ausimont per una fuoriuscita di veleni dal sito industriale che inquinano oltre 1.150 metri cubi di terreni nel raggio di tre chilometri dal polo chimico. Il processo affronta tre gradi di giudizio e termina il 12 dicembre 2019 in Corte di Cassazione: disastro ambientale colposo.
In dieci anni di udienze le società reputate colpevoli di avvelenamento doloso e omessa bonifica si sono dette innocenti. Qualche mese fa, a giugno 2023, la conferenza dei servizi di Alessandria, composta da Comune di Alessandria, Arpa locale e Provincia, ha negato alla Solvay la possibilità di incrementare la produzione del C6O4.
Si tratta di un componente essenziale per produrre il polimero Algoflon, usato per rendere idrorepellenti e antiaderenti pentole, tessuti, imballaggi.

Per ottenere il C6O4 occorre usare il PFAS, sostanza considerata tossica e dannosa per la salute dell’essere umano e per l’ambiente. 

È scientificamente provato che alcuni PFAS siano associati a un aumento del rischio di sviluppare tumori, in particolare tumori al fegato e alla tiroide. Le ricerche sono ancora in corso e il biomonitoraggio chiarirà se e in che misura esiste un danno sanitario e ambientale a Spinetta.


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