L’INVENZIONE DI MILANO

POLIS MILANO

L “Invenzione di Milano è un libro scritto da Lucia Tozzi per l’editore Cronopio, la pubblicazione fa parte della collana “Rasoi”, giusto per sgomberare il campo da eventuali dubbi su stile e contenuto. La Tozzi è architetto e giornalista, si muove agevolmente nel racconto dello sviluppo urbano ed edilizio della città nella quale coglie le dinamiche locali senza perdere di vista il globale.

Nel suo libro la Tozzi parla di Milano, tranne un breve capitolo sul fallimento della Torino olimpica post industriale, e pone il tema del modello di città che si vuole in un momento storico nel quale il modello neoliberista del “non ci sono alternative” entra in una fase in stanchezza. Questa crisi sta nei numeri più che nell’ideologia, e nell’insoddisfazione delle persone che nelle città ci abitano le ci lavorano.

Diciamo che non serve per forza essere milanesi per capire il peso del sasso lanciato nello stagno: le città sono il luogo dove prendono forma le disuguaglianze, dove l’inflazione morde e dove prende forma la maggior parte degli effetti collaterali dei processi che accompagnano l’innovazione tecnologica e digitale.

Milano poi è una macchina di marketing formidabile, comunica tutto, comprese le tensioni e i conflitti, con grande trasparenza. A volte si esagera naturalmente, ma ormai l’attenzione per la comunicazione è diventato uno stile, una prassi, a volte l’essenza stessa del progetto o dell’intrapresa che si comunica. Il marketing di Milano segue questa logica e prende forma nello storytelling di una città che forse sta diventando vittima di se stessa, e della sua incapacità di rallentare.

Il modello milanese secondo Tozzi, se esiste, è il frutto di questa efficacissima strategia di marketing che ha creato nel tempo disuguaglianze e gentryficazione, e che più si afferma più esclude.

Stesso discorso per la narrazione della smart city e della partecipazione: Milano si è autoproclamata non solo capitale della democrazia partecipata ma anche del “progressismo”, diventato negli anni “versione progressista del neoliberismo” che cerca disperatamente un equilibrio tra politiche di concentrazione della ricchezza e una ridistribuzione. Purtroppo però le politiche della rendita non sono quasi mai compatibili con le politiche della redistribuzione. E la narrazione spesso diventa retorica ben raccontata e poco di più.

Lunedì sera al Centro Studi Caldara la Tozzi ha discusso del suo libro e del futuro della città assieme a Pierfrancesco Maran, assessore alla casa della Giunta Sala e Chara Bisconti, ex assessore della giunta Pisapia. Ne è uscito un dibattito molto partecipato ed interessante, cosa rara di questi tempi. Milano avrà anche mille difetti ma resta un grande città, l’unica metropoli a vocazione europea nel nostro paese e una comunità che partecipa e si coinvolge nel pensare il suo futuro. Bravi anche quelli del Caldara ad invitare una esponente di un pensiero molto distante dal mainstream meneghino.

Come abbiamo detto prima però il tema non è Milano, ma il modello di città e di crescita complessivo basato sulla competitività, modello che oggi non piace più perché nel concreto ha funzionata solo in parte e solo per pochi anche e non solo a Milano. Il mercato non ha risolto i problemi sociali, quindi lo stato serve eccome. Questo è il punto centrale, piuttosto bisogna capire quale stato serve e a che condizioni. E in questo quadro che tiene assieme locale e globale non basta oggi l’amministrazione, anche se ottima, serve la politica. Anche a Milano.


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