IN SICILIA IL TURISMO 

SI POTREBBE SVILUPPARE MA…

Nonostante le principali città turistiche dell’Isola siano apparse piene di ospiti provenienti da tutto il mondo, in realtà, purtroppo, i dati del turismo siciliano non sembrano particolarmente entusiasmanti, poiché sono fermi al 2019, vale a dire a prima della crisi provocata dalla pandemia. 

Per passare alle cifre, nel 2023 siamo a poco più di 15 milioni di presenze, con circa la metà, il 7,4%, di stranieri: davvero pochi, soprattutto se le paragoniamo ai 50 milioni della Toscana ed ai 70 milioni del Veneto o ai 22 milioni della sola Bolzano.

Eppure le occasioni per attrarre visitatori nell’Isola non mancherebbero: il vulcano più grande d’Europa, una bella stagione che dura 9 mesi l’anno, il 60% del patrimonio archeologico italiano, i mosaici della Cappella Palatina a Palazzo dei Normanni a Palermo, quelli della Villa del Casale a Piazza Armerina, le saline di Trapani e Marsala, le bellezze di Taormina, Cefalù, e Noto, il barocco di Catania, il suo Teatro Massimo Bellini, il Teatro Greco di Siracusa, Ragusa Ibla, i Templi di Agrigento, i castelli di Catania e di Enna, Palazzo Moncada e la chiesa di Sant’Agata a Caltanissetta, i laghetti del messinese, ecc. 

Per non parlare delle biblioteche, dei musei, della gastronomia, dei luoghi di cultura, degli arcipelaghi, di oltre mille chilometri di costa, dei vigneti e di tanto altro che la metà basterebbe a giustificare almeno il doppio delle presenze registrate nell’anno in corso. 

Ma allora perché così pochi turisti? La risposta alla domanda è presto data e riguarda alcune questioni strutturali ed infrastrutturali di non di poco conto: l’organizzazione, spesso lasciata ad una scoordinata e poco sinergica iniziativa pubblica e privata; l’insufficiente disponibilità di posti letto, equamente distribuiti per tipologia di utenza; ma soprattutto una pessima rete stradale, autostradale e ferroviaria, oltre all’elevatissimo costo dei trasporto aereo. 

Il turismo di oggi deve tenere conto di una serie di fattori: le mutate condizioni economiche dell’intera società globale; il tempo disponibile per visitare una determinata località; la promozione territoriale che è stata fatta dalle istituzioni e dai tour operator; la qualità dei servizi offerti. 

Insomma, il turista di oggi ha fretta, non ha voglia di sprecare neanche un’ora del poco tempo che ha a disposizione, vuole essere servito in maniera impeccabile, non vuole essere truffato, non vuole avere problemi di sicurezza, vuole mangiare bene, e soprattutto vuole spendere il giusto, non certo 10 euro o più per un caffè. 

Puntare al rilancio del turismo è solo in parte un problema di marketing territoriale, dato che è soprattutto costi e tempi dei trasporti, oltre che qualità della ospitalità, nel senso più ampio del termine. 

Bisogna dire che la Sicilia qualche passo avanti lo ha fatto, anche grazie a delle ottime scuole alberghiere, così come è migliorata la sicurezza ed il livello degli alberghi e dei servizi che essi offrono. 

Tuttavia non basta, bisogna fare molto di più: bisogna allargare le fasce orarie durante le quali è possibile visitare i musei, bisogna connettere l’offerta artistica (teatrale e musicale) con i tempi del turismo; bisogna sfruttare i favori del clima per sperimentare la destagionalizzazione, il turismo congressuale, il turismo commerciale, il turismo sportivo ed il turismo religioso, bisogna creare profonde sinergie tra le significative produzioni agroalimentari, la gastronomia e l’asporto, bisogna uscire dalla logica campanilistica di certe sagre paesane, ecc. 

Tuttavia, come già detto, con i biglietti aerei il cui costo per raggiungere la Sicilia da Milano o da Roma, e pari a quello delle tratte che da Milano o da Roma portano a New York; senza alta velocità ferroviaria e senza organizzazione, qualsiasi sforzo potrebbe risultare vano, dato che prima di visitare la Sicilia bisogna raggiungerla e se è troppo caro farlo si va altrove!  

In tal senso, al di là delle pretestuose proteste di alcuni, la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina potrebbe rappresentare una spinta non di poco momento. Non sarebbe il caso di metterci mano in maniera seria? 

Non sarebbe il caso di accelerare la realizzazione delle opere interne mettendo da parte le inutili polemiche? Vedremo!


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