LA SICILIA PROTESTA E DENUNCIA PER IL “CARO VOLI”

Forse la Sicilia si sveglia, forse comincia a reagire e lo fa attraverso il suo Presidente della Regione, Renato Schifani, che pare abbia intenzione di tirare dritto e denunciare ITA, la compagnia area, in atto a totale partecipazione pubblica, e Ryanair, per i costi proibitivi dei loro biglietti.

Al centro delle giustificatissime proteste del “governatore” siciliano c’è un  presunto accordo di cartello, concepito dalle due compagnie, per far lievitare i prezzi di alcune tratte da e per la Sicilia.

I prezzi dei voli che riguardano l’Isola, infatti, hanno raggiunto cifre insostenibili ed  ingiustificabili, soprattutto alla luce delle decisioni comunitarie riguardanti la continuità territoriale.

Come è facile constatare, a differenza di quanto accade ai cittadini che si spostano all’interno del territorio continentale, i siciliani, di fatto, hanno un solo modo reale per raggiungere Roma: prendere l’aereo e sperare di trovare posto.

In alternativa, non essendoci l’alta velocità, anche a causa dell’assenza del Ponte di Messina, chi vive nell’Isola deve affrontare un viaggio in treno di oltre 10 ore, su carrozze vecchie e talvolta persino sporche, o spostarsi in automobile, spendendo cifre davvero proibitive, a partire da quelle dei traghetti.

Per comprendere meglio l’entità del problema del quale stiamo parlando, e condividere le denunce del Presidente Schifani, che si è pure rivolto al Ministro Urso, basta fare qualche esempio, partendo proprio dalle tariffe dei voli da Palermo e da Catania in direzione Roma e ritorno.

Se un siciliano avesse bisogno di recarsi improvvisamente nella capitale, senza aver programmato una partenza settimane o mesi prima, potrebbe imbarcarsi da Palermo con il volo delle 6,15 o con il volo delle 10,10 o con quello delle 11,55, tutti al prezzo spropositato di 499 euro.

La situazione non sarebbe molto più diversa nel caso in cui partisse dall’aeroporto di Catania, in quanto potrebbe imbarcarsi sul volo delle 6,05 o su quello delle 11,10, entrambi al costo di 496 euro.

Se poi avesse l’esigenza di dover tornare in giornata, l’ipotetico viaggiatore siciliano  potrebbe scegliere il volo per Palermo delle 17,30, al prezzo di 509 euro, o quello delle 22,00, sperando di poter trovare qualche posto alla tariffa di 384 euro.

Se invece dovesse rientrare a Catania, potrebbe optare per il volo delle 18,45,  a 354 euro, o per il volo delle 21,50, al costo di 509 euro.

Insomma, per andare e tornare da Roma partendo dalla Sicilia bisogna disporre di circa 900/1.000 euro, una cifra che, con i tempi che corrono, non può certamente dirsi di poco momento o alla portata di chiunque.

Senza contare che, in spregio del principio di pari trattamento sancito dall’articolo 3 della Costituzione, nessun cittadino italiano che avesse la stessa esigenza si trova a dover spendere simili cifre: ci troviamo di fronte ad una vera e propria clamorosa ingiustizia soprattutto ai danni di chi vive in Sicilia o di chi vi si deve recare.

Tuttavia, al momento, lo Stato non sembra abbia ancora intenzione di intervenire in maniera significativa. Come direbbe Fabrizio De André: “si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità”.

Una circostanza, quest’ultima, che trascura sia le disposizioni sulla insularità, sia l’essenza stessa della Costituzione, permettendo che i siciliani vengano inopinatamente trattati come “figli di un Dio minore”.

Come già detto, però, in questi giorni, la Sicilia ha reagito ad una simile palese ingiustizia, con un ricorso all’Autorità Antitrust, coinvolgendo anche il governo nazionale, al fine di ottenere il varo di un eventuale intervento tampone, in attesa delle previste pronunzie ufficiali.

La situazione, infine, come se non fosse già sufficientemente assurda la citata sperequazione  tariffaria, presenta ulteriori aspetti davvero sconcertanti, se stabiliamo un confronto, ad esempio, con alcune delle tariffe praticate per voli diretti all’estero.

Infatti, se qualcuno decidesse di prendere un aereo per recarsi a Parigi, partendo da Palermo alle 11,55, spenderebbe 372 euro, vale a dire quasi 130 euro in meno del costo della tratta Palermo/Roma.

Il paradosso diventa davvero incredibile se si tiene conto che l’ipotetico siciliano protagonista di un simile esperimento salirebbe sullo stesso aereo che fa la tratta Palermo Roma, a cui si faceva cenno prima, e cioè quello al quale è assegnato il volo AZ 1784 che, successivamente, da Palermo a Parigi, cambia sigla e assume la matricola AZ 324.

Questo significa che se lo stesso ipotetico viaggiatore, che avesse l’esigenza di andare a Roma, facesse il biglietto per Parigi, ma si fermasse allo scalo di Fiumicino, pagherebbe 130 euro meno. Insomma, una vera e propria follia priva di senso logico.

La stessa cosa accadrebbe se partisse da Catania. Il volo AZ 1724 delle ore 11,10 per Roma, infatti, prosegue per Parigi cambiando anch’esso la sigla.

In questo caso, se i solito viaggiatore facesse il biglietto fino a Parigi e si fermasse allo scalo della capitale il costo sarebbe di 321 euro, vale a dire quasi 190 euro in meno del costo del biglietto Catania Roma. Viva l’Italia! Unica e indivisibile. Forse.


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