GLI INDUSTRIALI DEL SUD CHIEDONO INFRASTRUTTURE

Si sono riuniti, hanno lanciato un sondaggio suddiviso per territorio, hanno elaborato e reso compatibili e sinergici gli esiti della consultazione ed hanno varato una loro proposta, riguardante le infrastrutture necessarie al Sud, per evitare la fuga delle imprese e dei millenial. 

A fare un simile complesso lavoro sono stati i rappresentanti dell’ANCE-giovani, riunitisi a Catania nel giorni scorsi per fornire il loro contributo ad una programmazione, logica ed efficace, delle opere pubbliche indispensabili a realizzare un primo step di quella perequazione territoriale che renderebbe la Nazione un po’ più armonica, e che riguarda i servizi, le infrastrutture e la qualità della vita nel Mezzogiorno d’Italia. 

Per arrivare alla loro proposta i giovani dell’ANCE hanno consultato 12 mila imprese e si sono avvalsi di alcuni dati di riferimento, come ad esempio il fatto che ben il 33% delle aziende nazionali è presente al Sud, ma che l’intero sistema contribuisce alla ricchezza del Paese solo per 18,5 mila euro pro capite, a fronte dei 33,4 mila euro pro capite toccati dal Centro Nord, per non parlare del 40,9% del Trentino Alto Adige, che triplica il PIL pro capite della Calabria, la quale si ferma al 16,2 mila euro. 

Insomma, la situazione è davvero grave, soprattutto se si spensa che la regione meridionale con il più alto PIL  è l’Abruzzo, con 24,4 mila euro, a fronte di una media nazionale, che risente dei dati meridionali, pari a 28,4 mila euro. 

I giovani industriali hanno inoltre studiato anche i dati provinciali, scoprendo che ad Agrigento il PIL pro capite si ferma a 15,7 mila euro, mentre a Milano si arriva a toccare il tetto di 55,6 mila euro, superiore di tre volte e mezzo quello della città dei templi: una vera assurdità che travolge i contenuti dell’art. 3 della Costituzione!

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.”

“E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” 

Grave è anche la situazione occupazionale: al Nord il lavoro cresce dell’1,7%, mentre al sud solo dell’1,2%. D’altra parte, sostengono i giovani dell’ANCE, posto a 100 l’indice medio infrastrutturale nazionale, il Sud si colloca al di sotto di 80, mentre il Nord Ovest arriva a 107 ed in Nord Est a 12,5. 

Ma veniamo alle più significative infrastrutture, fra le quaranta individuate nel lavoro dell’ANCE-Giovani, che a giudizio degli interessati si renderebbero assolutamente necessarie per evitare la fuga delle imprese e dei cervelli e l’aumento del PIL pro capite nel Mezzogiorno.

Oltre al Ponte sullo stretto di Messina, si tratterebbe di realizzare
la ferrovia ad alta velocità nella tratta Salerno-Reggio Calabria,
la SS Jonica,
la A2, autostrada del Mediterraneo,
l’alta velocità adriatica,
l’alta velocità Palermo-Catania-Messina,
la ferrovia Napoli-Bari e Sassari-Olbia e Sassari-Nuoro-Santa Teresa di Gallura,
la Roma-L’Aquila,
la Sicignano-Potenza,
la Fondovalle Fresilia,
l’antemurale di Ponente di Porto Torres,
la Ferrandina-Matera-La Martella,
la A14,
la A24,
la A25,
la Sibari-Melita Porto Salvo,
la Lamezia Terme-Catanzaro Lido,
la Pescara Roma. 

Sempre secondo ANCE giovani, interventi specifici andrebbero inoltre realizzati in materia di traffico marittimo, anche alla luce del fatto che ben il 52% del Ro-Ro passa dagli scali meridionali e che la futura presenza del Ponte sullo stretto di Messina favorirebbe la possibilità di intercettare, nei porti della Sicilia e del Mezzogiorno, la gran parte del traffico navale proveniente dal Canale di Suez. 

Un traffico mercantile che oggi è costretto a transitare attraverso il Mediterraneo, prima di dirigersi verso Rotterdam o verso Amburgo, permettendo così anche l’avvio di iniziative imprenditoriali riguardanti la trasformazione dei prodotti provenienti dall’Oriente, dall’India e dai Paesi Arabi. 

L’investimento complessivo previsto per la realizzazione delle 40 opere suggerite, escluso il ponte, si aggirerebbe intorno ai 140 miliardi, una cifra che, sia pure in parte, renderebbe l’Italia un po’ più uguale in ogni suo territorio, da Bolzano a Capo Passero. 


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