CATANIA AL VOTO

ALLA RICERCA DEL BUONGOVERNO

Si vota alla fine di maggio, dunque siamo a ridosso delle elezioni amministrative in molti centri dell’Isola. La città di Catania, che costituisce il comune più grosso chiamato alle urne, non può permettersi di sbagliare, poiché ha bisogno di amministratori capaci e trasparenti. 

Soprattutto capaci di dire alcuni NO, ma nello stesso tempo di riuscire ad individuare soluzioni realistiche, dunque dei SI, che rappresentino il giusto punto d’incontro tra posizioni ed interessi contrapposti, senza che gli uni travolgano gli altri e viceversa, vale a dire in un clima di equilibrio e di buonsenso. 

Catania, che presenta una situazione di bilancio davvero difficile, avrebbe bisogno di non assecondare i capricci di chi non cerca soluzioni ma consensi, di chi vive dei problemi altrui per poterli gestire, di chi alimenta bisogni per usarli come merce di scambio, ma di altro. 

In poche parole, Catania avrebbe la necessità di essere governata non da chi è capace di dire che con il semaforo rosso ci si ferma e con il semaforo verde si passa, ma da chi è capace di sapere cosa fare se il semaforo è giallo, ma non si vuole né provocare incidenti, né arrivare tardi ad un appuntamento. 

Il Civico consesso, quello che dovrebbe interpretare e dirigere la volontà popolare e gli interessi dello sviluppo e della crescita economica e sociale della città rischia, invece, di riempirsi dei soliti “sbrigafaccende” capacissimi di qualsiasi strumentale contorsione verbale e comportamentale, ma incapaci di individuare utili, realistiche e trasparenti soluzioni. 

Restando all’esempio del semaforo, l’offerta politica fa proprio a meno di qualsiasi struttura di regolazione del traffico, vale a dire di qualsiasi modello di crescita.

Penso che Catania ed i tanti comuni in cui si andrà a votare in Sicilia e nel resto d’Italia, non abbiano bisogno di gente buona a nulla ma capace di tutto, pronta a strumentalizzare qualsiasi cosa, salvo a cambiare opinione un attimo dopo, ma di amministratori leali, che conoscono il territorio e chi lo abita. 

Ciò che serve è onestà, passione civica e competenza, tutte doti che scarseggiano sia a destra, sia a sinistra e persino in certe velleitarie liste civiche nate dal nulla, che finiranno nel nulla, scomparendo persino nella memoria di chi le ha votate, lasciando alle proprie spalle tanta ulteriore amarezza. 

Per riuscire a cambiare le sorti dell’ottava città d’Italia, però, bisogna passare dalla fase della sterile polemica qualunquistica, tipica di tutte le campagne elettorali, al coraggio delle proprie scelte, soprattutto se richiedono qualche NO. 

I candidati alla carica di sindaco di Catania appartenenti agli schieramenti maggiori, l’avv. Enrico Trantino per il centrodestra ed il prof. Maurizio Caserta per il centrosinistra,  sono entrambe persone perbene e valenti professionisti, dunque c’è da sperare che, chiunque dei due vinca, uscendo dalla facile teoria per penetrare nella drammatica realtà, qualcosa di valido riesca a farla.  

I sindaci, però, possono molto, ma non possono tutto, in particolare se ci si trova in ristrettezze finanziarie, ma anche se la Giunta Municipale ed il Consiglio Comunale non dovessero risultare all’altezza della situazione non certo semplice. 

È questo il motivo per il quale, oggi più che mai, spetta ai cittadini saper scegliere i Consiglieri Comunali che reputano più adeguati alla difficile e confusa condizione attuale. 

Sono i cittadini, infatti, che devono capire se è loro interesse stare dalla parte di chi gestisce i problemi, senza risolverli, per tenerli vincolati a sé, o dalla parte di chi, risolvendoli, li libererà dal condizionante e spesso miserabile bisogno. 

In fondo non si tratta di una scelta difficile, a condizione che gli elettori compiano almeno lo sforzo di comprendere bene chi gli si para davanti di volta in volta perché, come direbbe Lucio Dalla, non “sarà due volte Natale e non si farà festa tutto l’anno”.


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