I SONNANBULI

Individualisti, disillusi, malinconici e sonnambuli.

IL RINOCERONTE

Gli italiani hanno il terrore del loro futuro, sono preoccupati del loro presente e tendono ad avere la memoria sempre più corta. Risultato, si ritagliano momenti di benessere nel concreto del quotidiano e si godono i piccoli piaceri della vita senza pensare più di tanto al futuro. E forse hanno ragione a pensarla così. La fotografia del paese del rapporto CENSIS ritrae un paese disuguale, vecchio e timoroso, mediamente poco istruito.

L’italiano medio è preoccupato per tutto, per la guerra mondiale, per il lavoro che cambia e che potrebbe non esserci più, per la salute e il futuro suo, dei figli e dei nipoti, per l’impoverimento e il caro vita. Per l’effetto serra e le catastrofi climatiche. Un quadro nel complesso più triste che desolante. E siccome alla lunga la paura, come diceva il maestro Yoda in Star Wars, conduce all’odio e l’odio al lato oscuro della forza forse bisognerebbe incominciare a chiedersi come invertire una rotta che assomiglia molto ad un piano inclinato.

Secondo i numeri forniti dal Rapporto del CENSIS, l’80% degli italiani (“OTTANTA PER CENTO”, 8, persone su 10) si dichiara convinto di vivere in un paese in declino, nonostante sia diminuita la disoccuopazioen e aumentato il PIL. In effetti la disoccupazione è scesa, ma è aumentato il lavoro povero. Il PIL è cresciuto ma la ricchezza si è concentrata nelle mani dei pochi sempre più ricchi che sono anche sempre di meno.

L’immigrazione resta un tema di difficilissima soluzione, ma la popolazione italiana è sempre più vecchia, e in prospettiva lo sarà ancora di più. L’Italia avrebbe un disperato bisogno di migranti per garantire un welfare minimante dignitoso a chi andrà in pensione a breve, e ha bisogno di persone che lavorino. In Italia ad esempio servono 2 milioni e mezzo di persone per rimpiazzare i baby boomers che andranno in pensione nei prossimi tre anni, persone che non ci sono.

Curiosamente assieme al rapporto CENSIS i questi giorni sono anche uscite la classifica delle città per qualità della vita e il rapporto SVIMEZ sull’economia del mezzogiorno.La leggendaria qualità della vita che abbinata al clima fa del nostro paese il più bello del mondo non basta per vivere bene.

O per non aver paura di perdere il lavoro, paura che sembra più che comprensibile in un paese di manifattura e microaziende che nell’arco di un ventennio ha perso ogni centralità nel panorama economico globale, tranne forse la moda e il design. Basta ricordare qui il destino della ex-capitale dell’auto e di Mirafiori, ridotta a fabbrica dove si rigenerano componenti e ricambi per Stellantis, e che dai 30 mila dipendenti e più che furono negli anni 70 passa agli attuali quasi mille del 2023.

O alla storia infinita ed incredibile dell’ex ILVA di Taranto, un simbolo ormai non solo più della questione meridionale, ma del futuro dell’industria in Italia in generale, e della fatica che si fa a capire qual’è il senso della direzione che si vuole prendere.

L’innovazione cambia il mondo, genera conflitti nuovi, sere politica oltre che buona amministrazione. E serve coesione: siamo tutti molto felici se Milano cresce, Udine è felice e a Bologna funziona tutto magnificamente. Ma se poi tra Sud e Nord aumentano le disuguaglianze esattamente come tra poveri e ricchi forse il problema dovrebbe riguardare tutti. Insomma serve un idea di futuro.

Fin che la barca va, carpe diem Italia. Il futuro è una cosa seria però.


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