EMO AI è la nuova intelligenza artificiale sviluppata dal team di ricercatori dell’Alibaba’s Institute for Intelligent Computing presentato alla stampa dal gigante cinese dell’ecomerce. Partendo da “una singola immagine e un audio, con un contenuto parlato o cantato, EMO è in grado di animare le persone ritratte con tanto di espressioni facciali accurate e movimenti della testa”.
I video prodotti con questo strumento sono molto realistici e gli abbinamenti tra i volti e i contenuti audio sono potenzialmente infiniti. Il sistema può generare video di qualsiasi durata, a seconda della lunghezza dell’audio in ingresso e con qualunque volto.
Tecnicamente EMO utilizza un “modello di diffusione”, una tecnica di A.I. che permette di creare immagini e di trasformare una forma di onda audio in una sequenza di fotogrammi video.
I video generati da EMO conservano le caratteristiche reali della persona ritratta, perché il sistema riesce a riprodurre i movimenti facciali e le pose della testa in modo fluido ed espressivo, rispettando le caratteristiche e lo stile del parlato naturale.
L’upgrade tecnologico in questo caso è dato dalla capacita di creare e ricreare non solo gli oggetti ma anche l’ambiente dentro il quale questi oggetti hanno senso ed esistono. Senza i limiti tipici del mondo degli oggetti reali. La realtà sintetica che si può creare però è sempre più simile a quella reale. Questo processo avviene infine sempre più velocemente.
VECCHIE E NUOVE FAKE: EPUBURN E LA MONNA LISA.
L’unico limite, per ora, consiste nel fatto che il volto animato si muove poco e lo sguardo non cambia direzione se non di poco.
Visto il video di EMO le prime fakenews o le foto false dell’arresto di Trump o del Papa con il piumino oggi sembrano esperimenti rozzi e ingenui appartenenti ad una preistoria digitale che risale a un anno e mezzo fa, un tempo che per il web è in effetti un’era geologica.
Gli studi e i progressi sulle varie realtà aumentate non sono certo una novità. Prima di EMO c’è stata SORA, il modello text-to-video di OpenAI. L’ambito nel quale si muove l’AI sulle immagini e sulla produzione di contenuti audio e video è scivoloso e controverso, non stupisce quindi che i risultati diffusi due giorni da AliBaba fa abbiano fatto notizia. La demo che gira in rete con la Audrey Hepburn che canta una cover di Ed Sheeron e la Monna Lisa di Leonardo che parla è abbastanza sorprendente quanto a realismo e spontaneità. Nonostante siamo ormai propensi a pensare che la tecnologia farà cose pazzesche e inimmaginabili. E nonostante siamo consapevoli che il digitale aprirà scenari inediti e tutti da scrivere.
Siamo invece oggettivamente e impreparati a questa potenza della macchina e ancora di più a questa velocità fantascientifica. Non è difficile immaginare la potenzialità generativa di questa intelligenza artificiale cosi come le conseguenze, gli effetti collaterali e i rischi da affrontare.
EMO ha applicazioni evidenti nel mondo della comunicazione, dell’educational e del marketing, ma non solo. La capacità di riprodurre sinteticamente un oggetto o una persona in maniera sempre più fedele alla realtà pone questioni politiche, etiche e filosofiche che sono oggi più urgenti che mai.
ACCUMULAZIONI E NARRAZIONI
Nel digitale le persone producono e scambiano dati mentre comunicano e interagiscono tra di loro e con le macchine, generando sempre più dati: tutte le cose possono essere trasformate in dati e scambiate nel virtuale.
Mentre il pensiero umano segue un processo analogico che si muove nel campo delle esperienze e procede attraverso “corrispondenze”, l’intelligenza artificiale calcola in fretta e sempre più velocemente tutte le informazioni cui ha accesso.
Non si occupa del senso e del racconto, anzi lo rimuove: la sua funzione consiste nel calcolare i dati delle cose e dei fatti che sono avvenuti, non fatti nuovi o che avverranno.
Per l’intelligenza umana il mondo “corrisponde” al pensiero, che a sua volta “comprende” il mondo in cui è immerso.
L’intelligenza artificiale non ha bisogno di concetti: aggiunge, calcola e offre simulazioni. Impara dal passato e non ci dice come sarà il futuro, o quale senso avrà, ma studia il dato nel presente, che infatti diventa un “presente continuo” perché viene aggiornato costantemente. Con il conseguente straniante spaesamento diffuso.
Per capire come funziona basta osservare per una settimana il flusso dell’informazione, la rilevanza, il commentario e la sequenza con cui vengono presentati fatti e notizie.
Niente narrazione, ma accumulo, naturalmente in tempo reale.
PS: FILOSOFIE SUL FUTURO
Byung-Chul Han è un filosofo coreano, insegna all’Università di Berlino ed è uno dei più acuti osservatori del mondo contemporaneo e del digitale. È un filosofo coreano ed insegna all’Università di Berlino. Scrive libri che hanno un grande successo nonostante la difficoltà degli argomenti trattati e nonostante le critiche spesso feroci provenienti dal mondo accademico.
Nel suo “Le non cose” un best seller, che sviluppa una tesi apocalittica quanto suggestiva: nel Mondo di oggi tutte le cose, reali, vengono costantemente trasformate in “non cose”, dati e informazioni “scambiabili” e “tracciabili”.
Il digitale produce informazioni che si possono “contare” e non “raccontare”, non generano narrazioni, ma una realtà rappresentata solo attraverso una successione temporale, grazie ad algoritmi che distribuiscono queste informazioni e rendono superflua la naturale tendenza umana a produrre teorie e paradigmi per comprendere il mondo reale.
Per il filosofo coreano “l’I.A. simula il futuro producendo presente assoluto, e il Big Data diventa il vero sapere, assoluto, in cui i concetti vengono ridotti a numero. Il pensiero analogico crea mondi possibili perché può immaginarli.
L’intelligenza artificiale è intelligente in maniera diversa dall’uomo, non ha coscienza né immaginazione”.
L’informazione invece non ha bisogno di futuro, o di senso, e non ha bisogno di interrogarsi sulla direzione. L’essere umano invece si.
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