Cosa c’entra la politica con l’intelligenza artificiale …
AI ACT
Da Venerdi 12 luglio l’AI ACT, la legge che prova a mettere regole e prospettive allo sviluppo dell’intelligenza artificiale generativa e non, voluta dalla Unione Europea entrerà in vigore ad Agosto. Il provvedimento (Qui https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CONSIL%3APE_24_2024_REV_1&qid=1718701204804 il testo in uscita nella Gazzetta Ufficiale) fa parte della strategia digitale dell’UE e punta a sostenere l’innovazione non solo con incentivi e finanziamenti, ma anche orientandone lo sviluppo. L’UE insomma accetta la sfida del digitale e dell’intelligenza artificiale che è prima di tutto politica. Risponde con la politica, con un testo che rispecchia i principi della UE in un contesto geopolitico condizionato da tensioni e conflitti i cui esiti sono incerti, e fa da apripista al mondo che sembra incapace di comprendere come le grandi questioni, green, demografia e digitale su tutte, necessitino di soluzioni e governo globale, non solo locale.
Innovazione, progresso, rischio ed effetti collaterali
I detrattori del provvedimento lamentano che il testo si concentra su “cosa non si può fare”, ma il prodotto finale degli sforzi della commissione è notevole per due motivi.
Il primo. Ricorda al mondo che la tecnologia è uno strumento inventato dall’uomo che deve servire al benessere dell’uomo. L’innovazione e il progresso sono due cose diverse e non scontate, e la versione successiva alla precedente non è per forza la migliore.
La seconda. Il futuro non è già arrivato né è già scritto, ma dipende da quello che si fa e si decide oggi. E oggi l’idea che il mercato faccia meglio dello stato, anche nelle scelte epocali che sono destinate a cambiare la storia dovrebbe essere definitivamente superata. Il tema semmai è “che stato si vuole” e nello specifico come si fa a gestire una complessità di processi che ha effetti sul locale ma che va governata a livello globale. L’Europa anticipa, con la sua filosofia e i suoi principi etici. Gli altri Paesi del mondo ad oggi non hanno ancora nessuna legislazione in materia, con buona pace di quanti pensano che Bruxelles non serva a nulla e l’Europa sia una iattura per tutti i paesi membri, Italia in testa.
Partire dai rischi, e non dai benefici può sembrare a prima vista un appesantimento burocratico, ma visti i rischi forse è davvero la strada preferibile. Per contro, la società del rischio individuale e collettivo, climatico sanitario o sociale, si previene condividendo la direzione e il senso di un percorso comune, cioè rafforzando la partecipazione e la democrazia.
Quindi rimettendo al centro l’umano e lo sviluppo, non la crescita a tutti i costi.
La legge sulla intelligenza artificiale.
Il provvedimento prende forma tre anni fa come proposta di regolamento presentata dalla Commissione Europea il 21 aprile 2021. Il regolamento viene approvato nel marzo di quest’anno dal Parlamento Ue, ed è la prima legge al mondo sull’AI. Nasce con le grandi e necessarie ambizioni che l’argomento impone e delinea una visione del digitale coerente con quello che l’Europa vorrebbe essere. L’intelligenza artificiale in questa ottica diventa uno strumento ed un mezzo per l’uomo, in un contesto che mette al centro lo sviluppo sostenibile dell’umanità più che la crescita.
L’intelligenza artificiale sta trasformando e trasformerà profondamente la società e l’economia, con rischi e benefici potenziali per i diritti, la sicurezza e il buon funzionamento del mercato unico: l’equilibrio, secondo la commissione UE va ricercato nella prevenzione del rischio per far prevalere l’interesse generale.
Cos’è una AI? Principi, valori ed etica del digitale.
L’AI ACT parte da una definizione del suo oggetto non scontata e ispirata alla definizione dell’OCSE, cioè come “un sistema automatizzato progettato per funzionare con diversi livelli di autonomia e che può mostrare capacità di adattamento dopo l’installazione e che, per obiettivi espliciti o impliciti, deduce, dagli input che riceve, come generare output quali previsioni, contenuti, raccomandazioni o decisioni che possono influenzare ambienti fisici o virtuali” (articolo 3 dell’AI ACT).
A partire da questa impostazione prova a tracciare un impianto normativo partendo da una visione “umanocentrica” ispirata al nucleo di principi etici ritenuti fondamentali a Bruxelles, e dal concetto del “rischio”, tentando un equilibrio tra protezione della persona e necessità di favorire la ricerca e lo sviluppo.
Il primo principio su cui su basa il testo consiste nel fatto che l’IA deve essere sviluppata e utilizzata in modo “sicuro, etico e rispettoso dei diritti fondamentali e dei valori europei”. Il tema centrale per garantire la sicurezza del cittadino diventa quello dei rischi derivati nell’uso e soprattutto nello sviluppo di questa tecnologia. Le diverse IA sono quindi classificate secondo i differenti livelli di rischio per la sicurezza e le possibili limitazioni dei diritti delle persone. Su questi differenti livelli il legislatore stabilisce i requisiti e gli obblighi per i fornitori e le regole che gli utenti devono rispettare.
Tutte le IA che hanno un impatto importante sulle vite dei cittadini sono soggetti a un obbligo di trasparenza sul funzionamento, la creazione e le caratteristiche tecniche, in particolare i modelli più avanzati, cosiddetti ad alto rischio sistemico, ovvero quelli che prevedono una grande capacità di calcolo per l’addestramento.
Nel mondo.
La legge europea è un primo passo e un precedente importantissimo per un governo del mondo del digitale in rapidissimo sviluppo. Probabilmente non basterà nel mondo globale per come lo conosciamo oggi. Il controllo del cloud e dei dati, della tecnologia e delle materia prime necessarie alla tecnologia digitale sono i nuovi banchi di prova su cui si misura la leadership e la supremazia in ambito geopolitico.
L’impatto e le conseguenze sulla vita dei cittadini da un lato, la necessità di non frenare l’innovazione e la ricerca dall’altro, renderebbero necessario un governo del sistema su scala planetaria e con effetti in tutto il mondo. Uscendo dai confini dell’Europa, negli Stati Uniti la regolamentazione dell’IA è pensata a partire dalla necessità di non ostacolare lo sviluppo dell’innovazione e non dalla protezione dai rischi. L’uso sicuro ed etico della IA per certi aspetti viene dopo. Il presidente Biden ha provato a spostare il focus su etica e affidabilità: l’Algorithm Accountability Act, per certi versi è l’equivalente americano dell’AI Act ma è ancora in fase di proposta. Ed è un paradosso, visto che le grandi BIG del Tech sono statunitensi.
Per ora si punta sulla compliance volontaria basata su un codice di condotta sull’intelligenza artificiale per garantirne un utilizzo sicuro, etico e trasparente cui le aziende possono uniformarsi. Una sorta si super algoretica globale che potrebbe non essere sufficiente nel futuro prossimo.
Grossman e l’elettricità….
Diceva Grossman che il problema del rapporto tra la tecnologia e la disuguaglianza non stava nella tecnologia, ma nel fatto che si creavano disuguaglianze tra chi la sapeva usare e chi no. Oggi come ieri la competizione si gioca su questo terreno. La tecnologia si governa con il pensiero e la democrazia, stando nel contemporaneo, cioè nel tempo in cui si vive e con la capacità di coglierne le contraddizioni, o i rischi appunto.
In questo senso la storia si ripete. L’IA è come l’elettricità, trasversale e applicabile a tutto. Per certi aspetti però è anche come il nucleare. Ci si può curare malattie mortali o costruire armi micidiali. Dipende
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