L’ORO BLU

La Sicilia va verso un secondo anno di crisi idrica e si prepara allo stato di calamitato naturale. Piove poco o niente e siamo ad Aprile. Ma la questione è solo in parte locale. Il tema dell’acqua è nazionale e poi globale, in prospettiva l’acqua sarà il nuovo petrolio e sull’acqua si giocheranno partite tecnologiche decisive.

Dai desalinizzatori alla tecnologia della precisione Farm. L’acqua è un bene essenziale. Di cui non si può fare a meno.

Il tema poi è uno degli esempi migliori di cosa sia la transizione GREEN e di quanto sia faticoso gestire gli effetti collaterali dei processi di transizione di un mondo che cambia ad una velocità straordinaria. Il climate change si può contrastare solo su scala globale, eppure gli effetti si scaricano sul livello locale. Un corto circuito ed un paradosso che impone un cambio di passo di cui ancora forse non abbiamo piena consapevolezza.

Secondo l’Unicef nel mondo “2 miliardi di persone non hanno acqua sicura da bere e 3,6 miliardi di persone – quasi la metà della popolazione mondiale – utilizza servizi igienici che lasciano i rifiuti umani non trattati”. I numeri sono sconcertanti.

Dieci anni fa al MIT avevano previsto una cifra simile, arrivando alla conclusione che serviva prendere l’acqua dal mare, ripensando le tecniche di desalinizzazione che già esistevano.

Al MIT si diceva che serviva ottimizzare le risorse idriche rinnovabili, ridurre gli sprechi, efficientare le reti di distribuzione, ma, osservava John Lienhard ai tempi direttore del Centro per la Clean Water e Clean Energy di Boston che questo non sarebbe bastato. Il riscaldamento globale riduce la quantità di acqua da fonti rinnovabili, ma mentre la conservazione e il riciclo aiutano, non si può riciclare ciò che non si ha o che non c’è. Inoltre, si prevedeva, la popolazione nelle città costiere cresce, e crescere anche il valore della dissalazione dell’acqua e la diffusione di questi impianti».

Negli Emirati arabi ed in Israele dell’acqua desalinizzata non si potrebbe fare a meno, lo stesso vale per alcune aree della California o dell’Australia. A contendersi i primati infatti oggi sono gli ingegneri di Dubai, Melbourne e San Diego. InEuropa il primato spetta alla Spagna.

A Barcellona, con i fiumi della Catalogna in secca, la siccità si combatte con il “desalinizzatore” più grande d’Europa: un impianto che porta nelle abitazioni circa 180 milioni di litri al giorno.

La grande siccità.

In Italia è partito da mesi l’iter amministrativo che porterà in due anni alla costruzione dell’impianto di Taranto, gestito dall’Acquedotto di Puglia.

Nel frattempo la nuova ennesima emergenza idrica in Sicilia riporta il tema dell’acqua al centro del dibattito pubblico. E se va come lo scorso anno, non solo in Sicilia.

La sete atavica di Agrigento e l’annunciato quanto atteso stato di calamità naturale legato alla siccità è solo uno degli esempi e dei fenomeni visibili di una questione complessa che implica soluzioni di sistema, costose in termini di risorse e di costi sociali, ma non più rinviabili.

In Italia gli acquedotti sono vecchi e “inefficienti”, le tubature spesso perdono e la produzione ha costi energetici elevati, un particolare questo ultimo non da poco. C’è poi un secondo problema, che negli anni del grande caldo sta diventando determinante. L’acqua offerta dal territorio è sempre meno, e comunque non basta, per lo stesso motivo per cui si ritirano i ghiacciai ed ogni anno si ha un nuovo record al rialzo della temperatura media. Se manca l’acqua di terra quindi prendere l’acqua dal mare e togliere il sale sembra essere una delle poche soluzioni possibili.

Fa notare Settimio Cantone, il presidente di AICA, l’acquedotto dell’agrigentino, in prima linea contro l’emergenza ad Agrigento in questi mesi, che il sole sarà la grande risorsa se si saprà sfruttarne la forza per produrre lì energia che serve a produrre l’acqua per le persone e per i campi. E ha ragione. Il problema è l’energia, o meglio gli alti costi di produzione.

Dice però anche Cantone che produzione, riduzione dello spreco e tecnologia stanno assieme, se in prospettiva l’acqua potrebbe mancare bisognerà prima produrla e poi risparmiare. Per entrambe le cose servirà la tecnologia, i sensori, il fotovoltaico, il big data e le IA per la previsione dei consumi.

DUBAI, MELBOURNE SAN DIEGO…TARANTO.

L’impianto di Jebel Alle a Dubai. In Australia c’è quello di Wonthaggi costato fino circa 4 miliardi di dollari, il cui obiettivo è sconfiggere definitivamente la siccità che affligge la capitale australiana. A San Diego c’è l’impianto di Carlsbad costato un miliardo di dollari, capace di prelevare 400 milioni di litri al giorno di acqua dall’Oceano Pacifico e produrre 204 milioni di litri d’acqua potabile al giorno. Impianti a prova di siccità.

In Europa oggi il 69% dell’acqua prodotta in Europa viene dai circa 2300 impianti di dissalazione, di questi solo una piccola parte, l’8%, ha una produzione e dimensioni importanti. Il leader del settore è la Spagna, un paese dove la crisi idrica è una emergenza costante, a seguire l’Italia dove si produce il 9% di quanto si produce nel vecchio continente, poi Cipro, Malta e la Grecia. Gli impianti sono concentrai nell’area mediterranea, ma ce ne sono alcuni anche nel Nord dell’Europa dove l’acqua non manca, e destinati all’approvvigionamento per le industrie.

L’ORO BLU ( o il nuovo petrolio)

Per molti esperti di economia e di geopolitica l’acqua è il nuovo petrolio.

In effetti è facile immaginare che sull’acqua si giocheranno partite importanti, sia dal punto di vista economico sia da quello geopolitico. La produzione e il riutilizzo dell’acqua, che stanno o dovrebbero stare assieme, prevede inoltre non solo lo sviluppo della produzione ma tutto un mondo di tecnologie e di digitale per la riduzione del consumo, in particolare nell’agricoltura che potrebbe essere davvero un volano di sviluppo e una occasione da cogliere al volo, in particolare per il nostro Paese.

Gli esempi non mancano, anche dalle nostre parti, dalle isole galleggianti nei bacini di invaso e di raccolta delle acque da trattare provviste di pannelli solari per produrre energia alle moderne tecnologie fatte di sensori e IOT per ridurre l’acqua necessaria alla irrigazione nei campi. La tecnologia in agricoltura potrebbe fare la differenza in vista della “fame zero”, come recita l’agenda per lo sviluppo sostenibile dell’ONU, oppure nel nostro caso potrebbe dare un grandissimo contributo nella lotta allo spreco dell’acqua. E non solo in agricoltura. Produrre un paio di jeans costa 7000 litri di acqua, un paradosso se si pensa che la produzione si concentra in zone dell’africa e dell’Asia dove spesso manca l’acqua potabile.

Le Prospettive per il Futuro

C’è un secondo paradosso, che rinvia alla sostenibili di un modello basato solo sulla crescita e non sullo sviluppo. Aumenta la popolazione quindi serve più acqua, ma con l’aumento della temperatura diminuisce la disponibilità di risorse idriche facili da prendere.

L’ultimo rapporto europeo sulla Blue Economy ad esempio afferma che avanti di questo passo il costo per produrre acqua aumentare esponenzialmente a meno di un salto tecnologico. Motivo per cui ‘Europa sta investendo molto nello sviluppo degli impianti di dissalazione che usano risorse energetiche rinnovabili produrre acqua dal mare su larga scala con il minimo di energia e risparmiando acqua il più possibile. C’è in fine una ultima suggestione. La capacità di essere un settore volano per una nuova industria fatta di tecnologia, di digitale, di sensori e di riduzione delle emissioni, tipica da transizione Green. Una sorta di industria del futuro ad altissimo valore aggiunto, di cui il nostro paese avrebbe un grandissimo bisogno.

PS.Rendere potabile l’acqua del mare assomiglia ad una soluzione mistica…Non si tratta più di una utopia da Mondo nuovo ma di una necessità ogni giorno più evidente. “osmosi inversa”: l’acqua pompata dal mare passa attraverso membrane che trattengono le impurità e i sali. Questa tecnica consente una resa maggiore. Il prossimo passo è abbattere il costo dell’energia necessaria a costruire manutenere e far girare gli impianti. Ad oggi però le alternative non ci sono.


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