LA STORIA DI MARIA

IL CIELO SOPRA TORINO 8

Eugenia Pagano

Le luci di artista tornano a rallegrare le vie della città e a creare l’atmosfera natalizia nelle fredde giornate di Dicembre e le persone si affrettano a comprare i doni da mettere sotto l’albero. Anche io, insieme alla giovane Alessandra, una mia figlioccia, passeggio nelle strade del centro alla ricerca di qualche idea regalo e così vetrina dopo vetrina entro in un negozio di abbigliamento e tra una sciarpa e un berretto intravedo un golden retriever, cane di media corporatura e docile tanto da congratularmi con la padrona, che mi sembra di conoscere e lei, nel ringraziarmi dopo pochi istanti mi chiede se non fossi la professoressa Pagano e poi mi ricorda il suo nome e all’improvviso mi ritorna in mente la classe e addirittura il banco dove sedeva e l’intera classe. Segue un tenero abbraccio e la registrazione dei numeri telefonici. Alessandra mi era rimasta accanto quasi incredula dell’esperienza vissuta con madrina.

Il giorno seguente chiamo l’ex alunna e di comune accordo decidiamo di vederci da Pepino in piazza Carignano nei pressi del museo Egizio dove eravamo state anni prima con la classe. Io, come spesso accade, arrivo in ritardo e lei mi aspettava tra i rossi velluti delle sedute e gli specchi alternati al legno delle pareti e mi accoglie con una forte stretta di mano e un sorridente saluto.

Davanti a una cioccolata calda con doppia panna iniziamo a ricordare i tempi della scuola e i compagni, gli insegnanti e le palpitazioni per l’esame di stato con una tesi, multimediale, sulla figura femminile e poi incomincia a parlare della propria vita e poiché mi sembra una storia interessante chiedo di raccontarla

Mi chiamo Maria, sono nata a Tirana nel Gennaio del 1988 da una famiglia mista con madre albanese e padre italiano e a circa tre anni arrivo in Italia: prima a Bari poi a Torino dove i miei genitori aprono un negozio di alimentari. Subito gli affari vanno bene e io mi divertivo a intrattenere i clienti offrendo ora una mela ora un pacco di biscotti, abito in una casa di proprietà in una zona centrale, e inizio a frequentare la prima elementare.

Mamma, ex ballerina, mi iscrive anche a un corso di danza e tra compiti, e “plié” trascorrono gli anni della mia infanzia.

Intanto, per motivi economici, il carattere di mio padre peggiora, diventa aggressivo e sempre più cupo e soltanto la mia presenza sembra rasserenarlo: mi abbraccia e mi accarezza come normalmente fa un genitore, ma lentamente queste effusioni diventano sempre più frequenti e invasive. Le sue mani palpavano il mio corpo prima coperto e poi nudo fino a toccare le parti intime facendomi raggiungere, quello che poi ho capito essere un orgasmo, strani sussulti. Avevo dieci anni e ancora non era chiaro cosa mi stesse succedendo, anzi era diventato quasi un rituale: ogni giorno, dopo pranzo, mi infilavo nel suo letto per ripetere quel gesto di complicità che definiva il nostro gioco segreto. Ero passiva e lasciavo fare anche quando iniziò a penetrarmi e questo abuso andò avanti per l’intero anno scolastico.

Quell’estate tornammo in Albania dai nonni materni, la qual cosa scatenò una reazione così violenta verso mia madre che la picchiò tanto da mandarla in ospedale. Lui rimase a Torino e al nostro ritorno divorziarono.

Non fu denunciato per quel gesto e tanto meno per quanto mi aveva fatto, anche perché nessuno sapeva; dopo aver rimosso il tutto, ritorno a una vita normale in qualche modo facilitata da mia madre che aveva deciso di non avere più alcun rapporto con lui. La bambina diventa adolescente e, dietro suggerimento della prof. scelgo proprio di raccontare la storia di donne nella letteratura, nell’arte, nella scienza, nello sport. E proprio attraverso la ricerca, in parte in biblioteca in parte su internet che leggo la forza delle mie protagoniste e così, terminato l’esame col massimo dei voti, decido di liberarmi del peso che troppo a lungo mi ero tenuta dentro.

Inizio il mio difficile percorso terapeutico, indispensabile per potermi avvicinare a un essere umano senza percepire nell’abbraccio uno “sporco fastidio”. Supero i test di ingresso e mi iscrivo a medicina: lo studio e non la droga o l’alcol è stato il mio rifugio e alleato perché attraverso il successo scolastico ho ritrovato l’autostima persa per una tossica relazione genitoriale. Ed è proprio in facoltà con i compagni di corso e con la consapevolezza di me, dopo la terapia, che ha inizio la vita normale di donna.

Mi sono specializzata in ginecologia e faccio parte di un centro di ascolto e supporto alle donne vittime di violenza. Ho imparato a evitare il transfert riconoscendo nell’altra il proprio vissuto e a esprimere così al meglio il mio compito.

Ho rilasciato questa testimonianza proprio nei “ sedici giorni di attivismo” dedicati all’uguaglianza di genere e all’emancipazione delle donne che termina il dieci dicembre con la giornata mondiale dei diritti umani.

Grazie


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