LA SERA DELLA PRIMA

La sera del debutto, in teatro, è sempre entusiasmante, l’atmosfera che si crea è elettrizzante e molto contagiosa, quasi un “virus benevolo” che contagia anche gli spettatori, ma soprattutto gli attori che scalpitano come cavalli al nastro di partenza che non vedono l’ora di iniziare la loro corsa., nel caso specifico, la loro entrata in scena.

Questo preambolo serve per descrivere un’opera prima tratta dal romanzo dal titolo “Inventarsi nuovi”, scritto da Lorena Fiorini scrittrice e autrice.

Questo romanzo parla di un rapporto di coppia difficile che mette in evidenza la differenza sostanziale tra l’uomo e la donna e il loro diverso concepire e vivere il rapporto amoroso. La sceneggiatura e la messa in scena sono state affidate a Mimma Mercurio che, con la sua compagnia, ha dato vita allo spettacolo presso il Teatro Tordinona, ex teatro Pirandello, Via degli Acquasparta, 16, a Roma.

Il parterre era di tutto rispetto, la sala gremita e l’attesa spasmodica.

L’adattamento teatrale ha evidenziato l’essenza del romanzo senza trascurare la messa in scena che è stata di grande supporto all’ensemble. La scenografia (interno di una stanza) piuttosto scarna era composta da un salottino con relativo tavolino ove, di tanto in tanto, quasi a sottolineare i passaggi significativi del momento, in mancanza di intervalli, un fioraio alternava un vaso con dei fiori che forse, al di là di ogni interpretazione, voleva sottolineare la bellezza e la tenuta effimera sia dei fiori sia dei sentimenti della protagonista (Lorenza).

A completare la visione vi era di lato una poltrona, destinata ad un elemento importante nella pièce e, cioè alla terapeuta, con una luce sovrastante quasi un faro che squarciava il buio retrostante della stanza, a richiamare l’importanza dell’intervento chiarificatore della psicoanalisi necessaria e consolatrice per la protagonista Lorenza. In un momento così cruciale della nostra quotidianità e, visti i vari femminicidi che offendono la persona in carne ed ossa, oltre che la morale femminile, questa performance capita “a fagiolo”.

L’analisi a cui si sottopone Lorenza, ad opera di un’altra donna, mette in risalto tutta la sua fragilità femminile, l’educazione familiare e, non ultimo, i valori morali impartiti nell’ambito sociale che hanno condizionato tutte le sue scelte e, di conseguenza, anche il suo comportamento con il partner. Valori che poi si sono rivelati non idonei a risolvere le incomprensioni e le delusioni in ambito amoroso. Nell’opera, infatti, si dà molta importanza ai colloqui che intercorrono tra la protagonista e la terapeuta, la quale tenterà di rimuovere tutto ciò che può aver portato Lorenza sull’orlo del baratro. Le argomentazioni messe in atto dalla dottoressa al principio non sembravano efficaci né di aiuto alla disperazione e all’ansia che affliggevano la protagonista¸ ciò è logico, dal momento che rimuovere un passato non solo è difficile, ma nemmeno auspicabile in quanto molto doloroso.

Tentativi di questo genere, inoltre, richiedono molto tempo, bisogna crederci fino in fondo in questo tipo di osmosi per pensare di cancellare o liberarsi del proprio passato. Comunque, ciò è impossibile, poiché ognuno è il risultato di ciò che ha vissuto in ogni caso, sia nel bene che nel male, per cui bisogna accettarsi per quel che siamo, far tesoro delle nostre esperienze, anche di quelle negative. In questo può aiutarci l’intervento dell’esperto, che sa come guidarci verso l’uscita dal tunnel.

“Carpe diem” diceva Orazio il tempo scorre velocemente e facendo riferimento alla questione sopra indicata quale il femminicidio, cerchiamo di prendere spunto da questa performance di sfondo sociale per meglio capire chi abbiamo accanto, a chi dedichiamo il nostro tempo, il nostro amore. Dobbiamo essere solidali tra noi donne e se non ce la facciamo da sole chiediamo aiuto, lasciamoci guidare per non cadere in trappole mortali che ci impediscono di vivere appieno la nostra femminilità.

Ad maiora!


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