I TRATTORI SELVAGGI

LA TECNOSCIENZA E LA CURA DEL TERRITORIO

POLIS, MASONE, Reggio Emilia

Dopo Francia e Germania i trattori selvaggi arrivano anche in Italia.

Ma da quello che si è visto questa settimana hanno poco del movimento dei forconi di qualche anno fa, e almeno stando a quello che si è visto sono molto di più della protesta dei movimenti dei trattori cui ci eravamo abituati. Il loro stesso essere antisistema e disintermediati, senza cioè le sponde di associazioni di categoria e dei partiti si accompagna ad una consapevolezza diversa del contesto in cui si opera e delle prospettive di un comparto decisamente esposto alle transizioni e alla tecnologia.

La sensazione in sostanza è che “trattore selvaggio” sia diverso dal movimento dei forconi di qualche anno fa.

Certo il folclore non manca, ma ci sono momenti di pensiero e di analisi che fanno pensare ad un up grade della protesta.

A Reggio Emilia, Masone ad esempio qualche giorno dopo la concentrazione di 350 trattori nel centro di Bologna, alcuni agricoltori protagonisti della protesta hanno partecipato ad un incontro con l’assessore regionale emiliano Alessio Mammi, un momento di confronto molto interessante sui temi che agitano il mondo degli agricoltori, in un clima disteso nonostante le preoccupazioni del settore che derivano da questioni oggettive.

Tra i temi al centro del presidio non ci sono stati solo il tema, ormai classico, della difesa del Made in Italy o quello della lotta ai cibi “omologati”, ad esempio gli insetti e gli alimenti sintetici, ma anche questioni di fondo sul futuro dell’agricoltura alle prese con cambiamenti e transizioni Green e digitali di vastissima portata .

Tra questi ci sono temi di natura squisitamente imprenditoriale, tra cui l’aumento dei costi delle materia prime, dei carburanti e del costo del credito. Ma soprattutto c’è il tema sempre più urgente del digitale e delle tecnoscienze, temi che riguardano da vicino il mondo dell’agricoltura.

Il cambiamento climatico è un problema da cui le aziende faticano a proteggersi, cosi come la capacita di innovare processi e sistemi di distribuzione su standard e livelli crescenti di tecnologia e di ingegneria, dagli agro farmaci, alla genomica, alla sensoristica.

A Masone ad esempio si è parlato di Europa, e lo si è fatto in relazione agli insetticidi e alle biotecnologie, non solo agli aiuti di stato e alle quote di prodotto.

Verso la fine del secolo scorso divenne famoso anche dalle nostre parti Josè Bove, all’anagrafe Joseph Bové, un movimentista poliedrico e antisistema che era assieme produttore di Rocqueforte, attivista, agricoltore, sindacalista e politico francese.

Eurodeputato per Europe Écologie, esponente del movimento no global, portavoce di Via Campesina. Bovè fondò tra le altre cose Confédération Paysanne, un movimento ai tempi da molti considerato antistorico ma capace di mostrare molte delle contraddizioni del sistema che allora andava consolidando il proprio consenso.

Oggi gli agricoltori pongono questioni serie. Pensare che i trattori selvaggi siano una nuova ennesima Vandea che sta dalla parte sbagliata della storia e non ascoltare la protesta sarebbe un errore molto grave.

PS. Gli agricoltori hanno garantito per anni una cura del territorio che oggi è venuta meno, argomento molto sensibile in un Paese funestato dagli effetti del surriscaldamento globale come il nostro.


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