LA TECNOLOGIA NON È (MAI) NEUTRA

e l’ia è una sfida per l’umanità.

A Roma si parla di intelligenza artificiale ad un convegno patrocinato dalla University For Peace delle Nazioni Unite sulla IA e sulle sfide per l’umanità che l’IA determina, degli scenari che si stanno aprendo e di come il digitale incrocia tutti gli aspetti della vita nel quotidiano, dal lavoro alla fede, dalla cultura all’economia.

Elon Musk con il gruppo dei suoi colleghi delle BigTech ha lanciato ieri sul sito di future of life un appello in cui si chiede di fermare la corsa allo sviluppo delle Intelligenze artificiali, due anni dopo l’appello fatto da Human Rights Watch contro l’uso delle LAWS, le armi autonome letale in grado di selezionare e colpire un bersaglio senza indicazione o controllo umano.

Il simposio di Roma ha il merito di mettere a fuoco le tante facce della IA e le domande che questa tecnologia sempre più potente pone. Il digitale “terraformatta” il mondo, dice Sergio Bellucci in apertura. Agisce come una tramoggia che scarta tutto quello che non può essere ridotto in bit e valore nel web. Un concetto simile a quello del mondo delle non cose, frutto degli studi del filosofo coreano Han. O che ricorda l“infosfera” di cui parla Luciano Floridi. Sullo sfondo del simposio “la” domanda: dove stiamo andiamo, e dove sta andando il nostro mondo. E quali sono gli effetti collaterali di questa grande transizione verso un nuovo che avanza a velocità esponenziale ed inarrestabile.

Il mondo nuovo è già qui ed ora, probabilmente non ce ne siamo accorti perché c’eravamo dentro o perché abbiamo assunto il digitale a dosi omeopatiche, almeno fino al lockdown da covid. Le innovazioni davvero grandi però sono culturali prima che tecnologiche, economiche e sociali, e c’è bisogno di capire come leggere questi nuovi scenari, con nuova consapevolezza e nuovi paradigmi. Non importa se si è apocalittici o integrati, serve un quadro etico e normativo con cui dare senso al nuovo scenario che abbiamo creato. Serve una policy che preceda la governance, perché non può essere chi costruisce le IA a pensare di decidere fino a dove spingere l’innovazione e la tecnologia.
Per capire meglio basta pensare ai corner più estremi e inediti del rapporto fra digitale e quotidiano, ad esempio la fede o la spiritualità: magistrale l’intervento di Don Andrea Ciucci, il coordinatore della Pontificia accademia per la vita, che parla di dialogo tra discipline e mondi che pensano e di “algoretica”, tema che in prospettiva diventerà decisivo per la nostra comunità.

Al di la delle risposte, che per fortuna non ci sono, su come andrà a finire e come sarà il nostro futuro dall’evento romano si intuisce la speranza di un ritorno dell’umano al centro della tecnologia e dello sviluppo del sistema sociale ed economico, una nuova alleanza tra l’umano e la tecnologia in cui il digitale resti uno strumento nelle mani dell’uomo e su cui scrivere una versione “cinque” dell’innovazione. Nell’innovazione la versione più aggiornata e più performante non è sempre la migliore.

Di seguito l’intervento di Don Andrea Ciucci al simposio di Roma sulla intelligenza artificiale.

“I primi discorsi sull’etica dell’IA sono nati in contesti interni alle aziende e nei soggetti politico e culturali che si sono assunti e si assumono la responsabilità di analizzare quello che accade. Dopodiché è anche successo che la gente che continua a sentire parlare di AI ETICHS etica e Intelligenza artificiale incomincia ad essere un pò stufa di sentire dire che abbiamo bisogno di una etica dell’intelligenza artificiale. Serve fare un passo avanti.

Ci sono quattro condizioni che mi sembrano significativi in questo senso.

La prima: serve un cambio di paradigma della comprensione. L’IA è un sistema complesso e lontano dal nostro sentire comune. In questo momento i sistemi di IA sono strumenti straordinari a nostra disposizione che definiscono un ambiente. Se vogliamo fare un passo oltre quello della dichiarazione della necessità di una etica sull’intelligenza artificiale dobbiamo pensare alla comprensione del fenomeno, con un approccio trans-disciplinare: fino a quando ingegneri economisti e filosofi parlano tra di loro non ne usciamo. E possibilmente dobbiamo raccogliere non solo voci che provengono dall’ambiente accademico.

Seconda questione. La tecnologia non è neutra, porta con sé una forma culturale e una struttura sociale, porta delle scelte. Quindi non si può pensare che qualcuno decida “bene, ora uso la tecnologia bene ora la uso male”. Recentemente i principali siti del porno sono stati acquisiti da un fondo che si chiama “Etichal Found”, di proprietà del re della cannabis legale canadese: dopo il passaggio di proprietà queste piattaforme hanno attivato una serie dei regolamentazioni che permettono una fruizione del porno sulla base delle regole e delle leggi dei diversi paesi. Certamente questa è già una buona notizia ma non si può pensare che l’etica sia solo la corrispondenza ad una procedura, c’è anche l’umanità oltre alla procedura.

Terzo aspetto: l’etica deve entrare nei processi produttivi. Deve essere “by design”. In questo caso il tema è chi è il regolatore, e non credo che la gente sia tanto contenta di sentirsi regolata da una company. Di questi tempi non credo sia contenta nemmeno di sapere che a regolarla è lo stato….

Infine, quarto aspetto, L’intelligenza artificiale è un fenomeno che è istantaneamente globale ma allo stesso tempo si definisce in una forma culturale articolata e molteplice. L’umanità è sopravvissuta grazie a questa molteplicità. In Cina ad esempio i valori associati all’etica e l’intelligenza artificiale sono l’armonia e la gentilezza. Una situazione molto differente rispetto all’Europa e alla cultura occidentale.

Concludo con due considerazioni su Rome Call for a Ethics, il lavoro che abbiamo fatto noi con la Accademia Pontificia per la Vita di Roma e la Fondazione RenAIssance.

Intervento di Don Andrea Ciucci al simposio AI una sfida per l’umanità. Roma 30 marzo 2023.


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