POLICY E GOVERNANCE

(LO STATO NON È IL PARTICIPIO PASSATO DEL VERBO ESSERE)


“L’inevitabile non accade mai perchè succede sempre l’imprevedibile” J.M.Keynes.

Si sta passando dalla seconda alla terza repubblica è si sta esaurendo la stagione del neo-mercatismo senza stato e del neo-populismo senza storia né prospettiva

La storia antica e recente offre numerosi esempi e contestualizza ogni ciclo politico. 

Oggi inizia una fase nuova, nel senso che potrebbe iniziare e che potrebbero esserci le condizioni perché ciò accada. In questa fase nuova lo Stato ritorna di moda e riscopre la sua funzione e il suo ruolo. 

La buona notizia è che con lo Stato torna di moda anche il pensiero e la visione, lo strumento indispensabile per rimettere al centro del discorso pubblico il “futuro”, 

Ulrich Beck è uno dei più grandi pensatori di fine secolo. Sua la celebre definizione di Società del Rischio, sua l’idea che la nuova società sia il frutto di una metamorfosi, cioè che sia radicalmente e essenzialmente diversa da quella che c’era prima. Sua la suggestione per cui la politica e la partecipazione torneranno ad essere essenziali per effetto dell’interiorizzazione del rischio e dell’incertezza di fronte ai cambiamenti climatici e sociali e degli effetti collaterali determinati. nonostante questo disastro dice Beck, possiamo essere ottimisti perché siamo nel pieno della transizione ed alle prese con gli effetti collaterali del cambiamento, in un mondo nuovo che a grande velocità continua a trasformarsi nelle strutture e nella cultura, e abbiamo l’urgenza di un pensiero che ci aiuti a progettare un futuro sostenibile. 

È finita finalmente la stagione in cui la governance sostituisce la politica? Credo di si, e credo che sia necessario capire come funziona questo mondo e agire per costruire il futuro e tutto ciò “che non è inevitabile”: questione squisitamente politica… 

Cosa c’entra la politica, e cosa non si è capito esattamente? Non si è capito ad esempio che la governance non poteva sostituire la politica e che Stato e mercato vanno pensati come due soggetti almeno pari nel peso e nell’importanza per la vita delle comunità e delle persone. Stato non è il participio passato del verbo essere, come ho sentito in un dibattito pubblico qualche anno fa, e il governo delle cose dipende dalla visione, da quello che si vuole fare e dagli ideali che si hanno. Il buon governo, la buona amministrazione sono il mezzo, non il fine. Se la politica accetta di essere ridotta alla amministrazione accetta di fatto anche di essere irrilevante. E perde ogni suo ruolo.

Giorno particolare quello di domenica 26 febbraio per la politica italiana ed europea, di sinistra nel centro e di destra, al traino degli effetti collaterali di una transizione fatta di crisi congiunturali (congiunturali?). La scelta di Schlein e l’affluenza alle primarie è un passaggio importante, che apre un ciclo nuovo. Con una parte della politica che “innova” e l’altra che insegue. Capita nel 1994, con la stagione del leaderismo e della comunicazione prima di tutto, ricapita con la stagione del liberismo, quella dei professori che amministrano bene, e capita ancora con la stagione del post populismo.
Schlein è donna, giovane, outsider, di sinistra sinistra, la leader perfetta da contrapporre alla donna, giovane, outsider di destra destra. Immagino mi auguro che anche a sinistra si sia capito che per fare politica non basta avere un nemico, senz’altro si è capito che Schlein è la carta da giocare oggi. 

La grande sfida ora per la sinistra è rifondare il suo pensiero e il paradigma con cui leggere il cambiamento, mandando in soffitta il vecchio mondo analogico, compresi l’uomo faber della manifattura del 900 e un’idea di welfare basato sul contratto, a vantaggio di un nuovo patto sociale basato sulla “persona-che-lavora” e sulla sua dignità. La sfida è interessante non solo per la sinistra. Si apre al centro uno spazio nuovo che va riempito di contenuti, superando la retorica del merito meritocratico e della performance. 

Di sicuro questa fase rappresenta una occasione straordinaria per chiunque abbia voglia di rimettersi in gioco confrontandosi con le cose da fare, che alla fine non sono molte. La prima è rimettere al centro del discorso pubblico la funzione ed il ruolo dello Stato e della politica, partendo dall’idea che bisogna studiare i meccanismi con cui si trasformato il mondo. La seconda è dare un contributo a scrivere l’elenco delle urgenze.
La terza è capire da che parte si sta: niente di male a voler fare un percorso in autonomia per un periodo breve o lungo che sia, ma bisogna dirlo. Se la politica si ripolarizza i margini per stare fuori da questo schema sono davvero pochi, ed occorre capire con chi si sta e come. Sapendo che oggi la gente si sente insicura, da tutti punti di vista, e che lo Stato deve pensare a come proteggere i propri cittadini.

 Covid insegna: non basta la governance…. 


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