WOMEN UP

“Sicuramente le mimose non bastano e la festa della donna dovrebbe durare tutto l’anno. E sicuramente sarebbe bello un mondo in cui festeggiare l’otto marzo non serve più. Eppure al di là della retorica e della contro-retorica oggi, io credo, che la la Giornata internazionale della donna sia una festa, e che noi la si deve festeggiare anche per quelle persone che in mote parti del mondo non possono farlo. ”

Valentina Bosio ha fatto le fotoreporter in Afganistan 13 anni fa. Ha vissuto ad Herat con gli alpini della Brigata Taurinense impegnati in una missione di pace, ha visto ospedali ed orfanotrofi femminili ed ha toccato con mano quella che è una delle discriminazioni di genere più brutali al mondo. “Ho visto cose incredibili e terribili, ed ho avuto la fortuna di averle viste con lo schermo della macchina fotografica” “Quando sono tornata in Italia mi sono sentita fortunata. L’otto marzo è una festa e io festeggio con gratitudine, perché è il simbolo delle battaglie fatte per consentire a noi oggi di vivere come viviamo. Io in Italia mi muovo come voglio, guido la mia macchina, porto mia figlia da un medico. In Afganistan negli ospedali femminili ho conosciuto donne che non si erano mai fatte visitare da un medico”.

Se usciamo dai confini dell’Europa e dell’Italia il senso e la percezione della festa della donna cambia molto. “Basta pensare alla condizione della donna in Iran, o al livello di alfabetizzazione delle donne nei paesi più poveri del pianeta, o alle discriminazioni sancite dalle leggi in alcuni paesi del medio oriente e dell’Africa centrale e sub-sahariana. Se guardiamo al mondo e non solo a casa nostra l’otto marzo ha senso, e resta una data importante che ci ricorda lotte e conquiste altrettanto importanti.” Oggi Valentina Bosio è una mamma e continua a fare la fotografa con un progetto editoriale tutto nuovo che parla di montagne e di turismo lento nella Valle Stretta e nella Val d’Aosta. Con l’eta cresce la temperanza e si apprezzano cose nuove e diverse, “resta l’adrenalina ma si capisce che la si può trovare anche in situazioni meno straordinarie e più legate alla quotidianità.” Si diventa “saggi” insomma.

Le foto di Valentina di 13 anni fa sembrano scattate oggi. Dimostrano che il cambiamento non va veloce nello stesso modo nel mondo.

La domanda quindi non è se ha ancora senso festeggiare questa giornata, ma che senso ha oggi questa giornata, qui da noi e nel mondo, al di la degli spot, dei gadget, delle mimose, o del pink-whashing, altro nuovo hype ormai di tendenza,.

Che le donne siano discriminate nel nostro paese è cosa nota, vengano pagate di meno a parità di istruzione dei loro colleghi maschi, fanno fatica a tenere in equilibrio la vita lavorativa e la vita privata e ad entrare nel mercato del lavoro: su 100 donne in Italia 40 lavorano e 60 no. Tutti i lavori di cura sono quasi esclusivamente femminili, quasi sempre sono lavori indispensabili per la società ed hanno un enorme valore sociale ma sono retribuiti poco o nulla.

La lotta per ridurre la discriminazione di genere resta una battaglia dura perché il tema della differenza di genere va affrontato partendo da una complessità che è irriducibile e implica interventi di sistema. È un fatto culturale e politico prima che economico sociale o tecnico. Siamo tra gli ultimi in Europa nel rapporto tra bimbi e asili, sia pubblici che privati, e siamo il paese dove alle donne è riservata la parte meno garantita e tutelata dei posti di lavoro disponibili, compreso il part time involontario. Siamo anche uno dei paesi occidentali dove il numero delle violenze contro le donne è più alto. Eppure è anche grazie alle battaglie culturali di questi ultimi anni se le cose sono migliorate in Italia.”

Ancora un cosa “l’otto marzo è una festa che va festeggiata da tutti, perché quello della parità non deve essere solo un problema delle donne”.


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