ROMAGNA MIA, TUA, DI TUTTI.

Quanto sta succedendo in Emilia Romagna -dal punto di vista unicamente politico- ha dell’incredibile. È come se una serie di coincidenze si fossero date appuntamento li’.
Tralascio aspetti climatici, ambientali, idrogeologici ben più drammatici, su cui però è aperta come non mai la discussione.
Parto dalle immagini più recenti: la Presidentessa del consiglio abbandona anticipatamente i grandi del mondo (snobbando Zelensky, per altro da lei appena incontrato in Italia).
Atterra direttamente a Rimini con i piedi nell’acqua. È sola, senza codazzo di autorità.
C’è il sole e lei indossa una camicetta molto semplice e colorata, quasi squillante, che però non appare inadeguata. Ha gli stivali, va da se’, ma non si è travestita da Indiana Jones, da eroica soccorritrice. Non pare temere contestazioni.
Abbraccia ed è abbracciata da tutti. Accarezza un vecchio. Segue in cantina un alluvionato di colore e accende una torcia per verificare quanto si sta dicendo.
Insomma un successo!


I giovani spalatori volontari chiedono una foto ricordo con la premier. Chissà se sono i compagni degli imbrattatori di monumenti. (Come si fa a pensare di difendere la bellezza della natura compiendo -seppure a titolo provocatorio- un attentato alla bellezza dei beni culturali?).
Il giorno dopo si riunisce l’intero Consiglio dei ministri che approva una manovra finanziaria di due miliardi di euro (molto superiore alle attese). Ogni ministro ha dovuto tassarsi e non tutti avranno gradito. Il presidente della Regione si fa in quattro per ringraziare. Il povero Bonaccini da giorni è in imbarazzo: non capisce se deve comportarsi da padrone di casa o da ospite (più o meno ben accetto). Meloni si comporta con lui con grande intimità e solidarietà. La partita si gioca su chi farà il commissario alla ricostruzione. Varie le posizioni e non tutte scontate.


Ad esempio vari governatori di centro destra (Lombardia, Veneto, Liguria) ritengono fisiologica la scelta di Bonaccini. Si è sempre fatto così, perché cambiare?
Probabilmente pensano a se stessi in vista della prossima calamità a casa loro.
Poi però a fianco della politica di testa c’è quella di pancia. La Regione Emilia è considerata il cuore, il cervello e la carta di credito della sinistra in Italia. E la destra non l’ha mai conquistata (Bologna si’). Quale migliore occasione per provarci ora. Mettendo insieme la esemplare disponibilità e generosità della premier e le critiche che vedranno la luce quando si comincerà a valutare le responsabilità di quanto avvenuto.
Per paradosso, la recente “rinascita” del PD dopo la grave crisi elettorale è maturata tutta in questa terra. Perché quando la “ditta” rischia il fallimento, interviene lo storico azionista di riferimento.


Il confronto autentico e duro tra le due linee politiche in competizione si è combattuto proprio qui, tra il presidente Bonaccini e la sua ex vice presidente Schlein. L’ultimo “estraneo” che aveva provato a conquistare l’Emilia era stato Salvini e sembra abbia perplessita’ su Bonaccini commissario. Forse da ministro alle infrastrutture, destinato a spendere il cospicuo pacchetto degli aiuti, vede di buon occhio un suo tecnico che organizzi una integrazione verticale tra interventi nazionali e locali. Il presidente della giunta emiliana sarà o commissario o “il” commissariato.
Ma una cosa è certa: l’alluvione, i suoi morti, i suoi danni non saranno stati invano: gli amministratori locali, ovunque in Italia, dedicheranno molta più attenzione all’assetto idrogeologico e alle sue conseguenze future.
Sempre che qualcuno accetti ancora la delega ad occuparsi della materia.


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