DON’T CRY FOR ME ARGENTINA

“Todos fuera !”, fuori tutti, ossia morte alla casta, col successo di Javier Milei un coro infinito è risuonato nelle vie e nelle piazze di Buenos Aires dall’Hotel Libertador nella Calle Cordoba ove al 21esimo piano era lo stato maggiore di Javier Milei, sino alla Plaza General San Martin ed alla immensa Avenida 9 de Julio tutta piena di popolo festante e di bandiere bianco azzurre ondeggianti nel vento della vittoria. Il nuovo Presidente della Repubblica Argentina liberista, economista, deputato,personaggio televisivo, populista, dissacratore, anticasta, antiabortista, anarchico-capitalista, è un “uomo nuovo” nel variopinto panorama politico del Sud America.

La lunga variegata storia dei Presidenti della Repubblica Argentina si arricchisce ora di un “diverso”: il generale Peron si rivolta nella tomba perché questa volta davvero i suoi eredi hanno perso il potere e la sua dottrina rischia di scomparire .

Juan Domingo Peron è stato uno dei quattro idoli del popolo argentino nel XX secolo insieme al grande tanghero Carlos Gardel , con Manuel Fangio pluricampione del mondo di formula uno, e con l’immenso futbolista Diego Armando Maradona.

Peron salì al potere nel 1946 dopo essere stato Ministro della Difesa con le dittature militari degli anni precedenti. Restò in carica sino al 1955 affiancato da Evita sua seconda moglie amatissima da lui e dal popolo che però mori nel 1952. Fondò il Partito Giustizialista, terza via tra capitalismo e socialismo. Ebbe un grande seguito nel mondo operaio e contadino per provvedimenti in favore dei ceti sociali meno abbienti e svolse una efficace azione di governo. Fu rovesciato da un golpe militare, si rifuggiò in Spagna dove più tardi sposò la terza moglie Isabellita.

Tornò alla Presidenza dell’Argentina a furor di popolo nel 1973 e nuovamente impose la sua dottrina , ma morì prematuramente di infarto l’anno seguente lasciando la Presidenza ad Isabellita. Fu una scelta obbligata perche Lei era Vicepresidente, ma anche una svolta negativa e come tale facilmente rovesciata dal colpo di stato militare del famigerato generale Videla.

La democrazia ritornò in Argentina dopo 10anni di dittatura militare, nel 1983 e molti dei Presidenti che si susseguirono facevano riferimento al Partito Giustizialista ed al peronismo.

Con l’attuale elezione di Javier Milei la musica è cambiata anche perché lo sconfitto Enrico Massa rappresentava il continuismo del Giustizialismo progressista che con lui Ministro della economia non era riuscito a governare la grave crisi economica, la grande disoccupazione , l’inflazione salita oltre il 140% e la feroce svalutazione del pesos .

Milei rappresenta il populismo di destra. Il suo programma minaccia soluzioni preoccupanti come la chiusura della Banca Centrale argentina e la cancellazione del pesos a favore del dollaro.

Malgrado il suo schierarsi a favore della vita, contro l’aborto, il Papa si è dimostrato tutt’altro che favorevole mettendo in guardia i suoi concittadini contro un “Clown messianico” in una intervista alla Agenzia stampa nazionale. In Vaticano si mormora che nelle condizioni determinatesi il Papa rinunzierà al viaggio nella sua terra d’origine programmato per l’inizio del 2024 a dieci anni dalla sua elezione al soglio pontificio.Bergoglio che da Cardinale Presidente della Conferenza episcopale sudamericana aveva avuto grandi dissapori con le Presidenze Kirchner, non era mai tornato in Patria per evitare incontri non graditi.

La recente scomparsa di Cristina Kischner dalla scena politica aveva provocato un ripensamento del Pontefice : ora però è difficile che torni a Buenos Aires dove non potrebbe non incontrare Milei che ha fatto la campagna elettorale mascherato da Clown con una sega elettrica in mano per fare a pezzi la casta al potere, manifestando simpatia per i negazionisti che non riconoscono le stragi degli avversari politici di ogni età e ceto sociale compiuta dai militari dei Governi Videla e successori .

Papa o non Papa, la situazione economica che Milei deve affrontare è senza dubbio grave con rischio di default e le ricette della campagna elettorale sembrano per così dire fantasiose. Esempio: da un lato c’è l’impegno ad entrare nel BRICS con ricorso alla nuova moneta competitiva col dollaro, dall’altro l’asserita volontà di eliminare il pesos per utilizzare solo il Dollaro, come in Ecuador o a Panama !

La storia del rapporto Pesos/dollaro è assai eloquente per la storia delle finanze argentine. Nel 1983 il rapporto tra le due monete era 1 vs 1 e si poteva pagare alla pari con l’una o l’altra moneta ovunque, nei ristoranti ,nei taxi ,nei grandi magazzini.

Venti anni dopo,nel 2013, il rapporto era scivolato ufficialmente a 1 vs 3 , ma al mercato nero era scivolato a 1 vs 5/6 : mercato nero per modo di dire perché al centro di Buenos Aires, nella zona pedonalizzata della affollatissima Calle Florida, i cambiavalute abusivi lo facevano senza timore davanti alla Polizia! Adesso ,anno 2023, dopo altri 10 anni, 1 dollaro al cambio ufficiale richiede 350 pesos mentre al cambio nero si sale ad 800/1000 pesos. La gente ha perso fiducia nella propria moneta:conserva sotto il materasso i dollari dei quali riesce ad entrare in possesso e consuma tutti i residui pesos per ristoranti, abbigliamento ed altri piaceri della vita.
Così la Banca Centrale stampa moneta senza fine e consuma i depositi di valuta estera favorendo l’inflazione che è arrivata al 140% a novembre 2023 contro il novembre del 2022, mentre il costo del denaro è salito al 130% annuo . Inoltre il debito dello Stato ha superato i 400 miliardi di dollari e il fondo Monetario Internazionale reclama invano la restituzione del prestito di altri 44 miliardi di dollari .

Le promesse elettorali del General Ancap sigla che sta per anarchico-capitalista ,personaggio televisivo molto convincente, alias Javier Milei, hanno anche riguardato il taglio delle tasse per tutti ed il risanamento dei debiti nazionali con la vendita dei beni dello Stato, ossia la privatizzazione di Scuola, Università e Sanità, radio e televisione,dell’Agenzia Giornalistica Nazionale , della società petrolifera e di quella energetica e di quanto altro rimane allo Stato dei beni e Servizi accumulati nei decenni del peronismo. Ma non basta il nuovo Presidente dichiaratosi anarco-capitalista intende rivedere la partecipazione argentina al Mercosul ed al Brics nonché i rapporti col Brasile di Lula .

Tutto tace invece sul rapporto con gli Stati Uniti nell’attesa dell’ auspicato ritorno di Donald Trump al potere. Infine per così dire l’attacco al cuore dello Stato con la riduzione numerica del personale della macchina statale e delle relative procedure e lo smantellamento della Banca Centrale giudicata responsabile della mostruosa inflazione.

Dalle parole ai fatti c’è però di mezzo la maggioranza parlamentare che non c’è ! Il successo di Milei non corrisponde a quello dei Partiti che lo hanno sostenuto e non sarà sufficiente neanche l’apporto dei parlamentari dell’ex Presidente destrorso Maurizio Macri e della candidata di destra moderata Patrizia Bullrich sconfitta per un soffio al primo turno delle attuali presidenziali.
L’opposizione parlamentare peronista è maggioranza ed il candidato sconfitto alle Presidenziali Enrico Massa, politico di lungo corso, cercherà di rendere la vita difficile a chi l’ha battuto. Inoltre i cattolici lo aspettano al varco cioè sulla promessa elettorale di cancellare la legge sull’aborto . Milei per governare dovrà cercare appoggi parlamentari occasionali su ogni provvedimento o ricorrere ,ove possibile, al Referendum popolare. Sarà vita dura!

L’Argentina è un grande Paese del Sud America ed un grande Paese italiano per la composizione della popolazione, sta vivendo una vera rivoluzione democratica nel segno del populismo per la rivolta popolare contro la grave crisi economica,contro la corruzione e contro ii peronismo che ha governato per quasi 40 anni tra diverse vicende ed interpretazioni.

Una analoga vicenda con motivazioni solo in parte dissimili è stata vissuta in molti altri Stati dovunque nel mondo civilizzato: in Italia con il grillismo ed il movimento cinque stelle, in Grecia con Tsipras ed il suo movimento politico Syriza,in Spagna con Podemos e con Vox, in Ucraina con l’elezione dell’attore comico Volodymyr Zelenskyi alla Presidenza della Repubblica poco prima della guerra, ovunque con gravi crisi di sistema e gravi disagi sociali.

Speriamo, almeno per i nostri fratelli emigrati e separati dalla Madre Patria al di la’ grande oceano, che la rivoluzione populista anarco-capitalista di Milei offra qualche migliore opportunità a quel Paese dove il 40% della popolazione vive sotto la soglia di povertà.


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Commenti

Una risposta a “DON’T CRY FOR ME ARGENTINA”

  1. Avatar marcello paci

    perfetta ricostruzione storica della storia dell’Argentina di gran parte del Novecento sino ai giorni nostri. Un pensiero ai nostri connazionali sfortunati per i tempi non facili che si annunciano.

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