LONG COVID CHI ERA COSTUI?

Pensieri della domenica
Con la pandemia da Coronavirus siamo oggi alla terza fase: la prima fu quella della rassegnazione, dei tanti infetti, delle tante morti nelle carenze del sistema; la seconda  fu quella della speranza, della acquisizione e distribuzione dei vaccini, del crollo della diffusione; la terza, quella attuale, è quella della rassegnazione. La rassegnazione è per così dire bilaterale, da una parte l’uomo che ormai sa di dover convivere col virus, dall’altra parte il virus che di variante invariante è diventato sostanzialmente poco nocivo.

Ma c’è chi non si rassegna medici, sociologi, psicologi, informatori, disinformatori, imprenditori, commercianti, patofobi, psicopatici vari, eccetera, che si erano abituati a cavalcare la pandemia e che ora conseguentemente cercano di protrarne l’area e la durata. È nato così il Long Covid.

La struttura l’hanno creata i medici definendone i sintomi attribuibili nel lungo periodo all’originario contagio . Il quadro clinico sarebbe caratterizzato da sensazione di fatica, intolleranza all’esercizio fisico, disfunzione cognitiva, limitazione delle attività quotidiane, il tutto se è presente tra le 4 e le 12 settimane dall’infezione clinicamente o immunologicamente dichiarata e accertata configurerebbe il COVID PERSISTENTE,  se si protrae oltre nel tempo costituirebbe il LONG COVID. Inoltre si tende ad includere in questo sfumato quadro clinico convalescenziale anche disturbi d’organo genericamente attribuibili ad una non precisata depressione del sistema immunitario.

Sono sorti così gli ambulatori ed i DH Long Covid con impegno di risorse, medici e  psicologi, per un’attività diagnostica e riabilitativa. L’insieme di queste strutture vivono della partecipazione dei clienti, delle loro storie cliniche e  familiari, dell’impiego senza risultati certi dei test respiratori e psicologici, creando una prospettiva assicurativa che rischia di travolgere gli organismi predisposti ed i fondi disponibili, con un problema lavorativo per le Aziende pubbliche e private con il dilatarsi dei periodi di assenze e per richieste limitazioni all’impiego sul lavoro.

Il fenomeno Covid è stato di grande ampiezza: ad agosto 2022 in Europa si calcolava che circa 250 milioni di persone erano state infettate dal coronavirus e che circa 1/3, di ogni età, ma prevalentemente anziani,dichiaravano persistenza della sintomatologia con un impatto enorme sui Servizi Sanitari Nazionali.

Ora è lecito domandarsi: ma quale anziano che d’inverno fa una polmonite febbrile, batterica o virale, alla fine della febbre della tosse e del trattamento con antibiotici, non presenta una sequela fatta di astenia ,anoressia e magari abulia? Perché per questi malati  è solo prevista una convalescenza senza per questo disturbare il Servizio sanitario nazionale o l’Istituto nazionale di previdenza sociale? L’infezione da coronavirus che è stata feroce all’inizio del 2020, ora è diventata debole e si presenta per lo più come una infezione delle vie aeree superiori, faringe, laringe, trachea, bronchi, analoga ad una semplice influenza, ma circondata dal terrore anziché dalla tolleranza e dalla fiducia nella guarigione.

Negli anni dopo il contagio, indipendentemente dalla entità della propria malattia originaria, troppa gente tende ad attribuire alla pregressa infezione altre patologie di nuova manifestazione. Ogni medico conosce questo fenomeno improprio, ma spesso, pro bono pacis, accetta la versione del proprio cliente. Ci sono  malati che pretendono che una colica epatica o renale ed i relativi calcoli siano insorti a  causa del Covid, e c’è chi fa lo stesso ragionamento per una rottura di menisco, ecc. ecc. In questa maniera la dimensione del fenomeno sta esplodendo come Covid Persistente e Long Covid.

Per parlare di Long Covid cioè di un quadro clinico confuso, ma di prolungata convalescenza o addirittura di invalidità e per attribuirgli una posizione nosografica ossia medicalmente certa, occorrerebbe escludere gli anziani, i depressi, gli ansiosi, i patofobi, per non parlare di quelli bravi a cavalcare le disgrazie. Ma ciò non si fa e non si è fatto attribuendo così un ulteriore carico assistenziale ed economico al Servizio Sanitario Nazionale ed alle attività lavorative.

 E la politica? Il cosiddetto Long Covid viene generalmente inteso come una opportunità per dimostrare la solidarietà sociale, nonchè la efficienza e la disponibilità del Servizio Sanitario Nazionale con dispute tra le parti per attribuirsene il merito ! Tanto e’ pantalone che paga.


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