UN LIBRO DIVERSO. LA SANITA’ NON E’ SEMPRE SALUTE

Il libro di Carlo Saitto e Lionello Cosentino, edito dal Pensiero Scientifico Ed. a fine 2022 accende una luce particolare sul servizio sanitario nazionale per il quale la terminologia” luci ed ombre” da sempre significa buoni e cattivi risultati,  maggiore o minore disponibilità di mezzi e di personale o più semplicemente buona e cattiva Sanità spesso dipendente dall’offerta di prestazioni e della relativa qualità.

Questo libro invece prende in considerazione non l’offerta ma la richiesta di prestazioni e scopre che a parità di offerta qualitativamente e quantivamente adeguata anzi abbondante, è la richiesta a fare i risultati diversi.

L’analisi è incentrata sulla città di Roma e cioè sul confronto in termini di morbilità e mortalità tra gli abitanti di opposte zone della città, quelle benestanti e acculturate di Roma Nord e quelle povere, disagiate e poco istruite di Roma Sud. I dati comparativi sono terrificanti giacché rivelano che a parità di disponibilità di mezzi del servizio sanitario nazionale, ossia della offerta di salute, nel pari periodo la mortalità a Roma sud, la povera, e del 25% maggiore di quella di Roma Nord, la ricca. Il perché lo troviamo sintetizzato nella bella ed ampia prefazione di Walter Tocci ex vicesindaco che ben conosce Roma:  “… Le persone meno istruite non esprimono una domanda completa e tempestiva, non hanno il pieno controllo della propria salute, accedono con maggiori difficoltà alle terapie, sono più esposte al rischio ambientale.”.

La ricerca riferita nel libro è svolta sulla popolazione della città di Roma ed in particolare su quella di alcuni dei suoi 15 Municipi. La scelta è dipesa dall’alto numero della popolazione di ciascun municipio, dalla diffusa presenza in tutto il territorio urbano di presidii sanitari comunque raggiungibili con facilità e capaci di erogare complessivamente qualunque tipo di prestazione a chiunque, ma anche dalle grandi differenze socioeconomiche legate alle differenze di reddito individuale e collettivo tra l’una zona  e l’altra.

Qualche brano del libro illustra l’originalità della ricerca e la qualità significativa dei risultati. In particolare viene preso in considerazione il rapporto tra il reddito medio complessivo, ossia la condizione socioeconomica, e la mortalità in due diverse aree urbane : il municipio II (Nomentano Parioli), 170.000 abitanti (Roma Nord) ed il municipio VI (“delle Torri”) 270.000 abitanti (Roma Sud).

È risultato che la mortalità generale standardizzata è del 35% più alta a Roma sud-VI Municipio ove c’è il reddito più basso della città rispetto a Roma Nord II Municipio dove c’è il più alto reddito medio pro capite. La stessa differenza si rimarca nella mortalità per malattie croniche (diabete, cirrosi,Bpco, ipertensione, eccetera). Meno marcata, circa il 30%, è la differenza per gli eventi acuti (ictus, infarto miocardico, polmoniti, eccetera).

Di particolare interesse sono i dati relativi alle malattie neoplastiche per le quali la Regione Lazio ha creato una vasta e disponibile rete oncologica nei presidii ospedalieri: tuttavia anche per queste patologie i tassi globali di mortalità sono associati al reddito medio per Municipio, probabilmente per la tempistica della diagnosi per  lo più legata a ritardi non connessi alla disponibilità della rete, ma alla responsabilità individuale nel ricorso alla diagnostica ed alla cura. Ciò vale per i tumori del polmone, dell’apparato digerente, dell’apparato urinario, ma non per quelli della mammella per i quali la proporzione si inverte malgrado la percentuale di donne che si sottopongono allo screening sia proporzionale al reddito. La spiegazione di questa anomalia gli Autori la individuano nel numero delle gravidanze più alto nella fascia a reddito più basso, fattore di rischio ben noto nella letteratura medica.

Dall’insieme dell’analisi è derivata l’amara conclusione che il Servizio Sanitario non è universalistico e non è giusto, come dovrebbe essere, non genera uguali risultati ovunque e comunque, che insomma non è l’offerta di prestazioni che consente di superare  le differenze di risultati, ma piuttosto è la richiesta che li determina Ed è su questa che bisognerebbe agire elevando il livello di cultura delle malattie nelle popolazioni meno agiate e perciò meno istruite. Ciò ribalta un caposaldo dell’economia di mercato, quello dell’equilibrio tra richiesta ed offerta che probabilmente è raggiungibile in termini di produzione di beni, ma non in termini di salute. Occorrerebbe per rendere il sistema più giusto agire sulla richiesta mentre dopo oltre quarant’anni di vita del Servizio Sanitario Nazionale si continua ad ignorare il “problema richiesta” e si insiste sul finanziamento  per la moltiplicazione dell’offerta. È probabilmente proprio questo il limite della Mission 6 del PNRR che alloca ben 21 miliardi secondo il consueto schema della moltiplicazione e miglioramento funzionale dell’offerta, ignorando l’esistenza di gravi limiti nella richiesta ed è perciò destinato a perpetuare le diseguaglianze, nonché lo spreco delle risorse, a Roma come ovunque in Italia.


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