ANTONIO SALIERI

Un assassino, un avvelenatore, eccolo qui, questo criminale che ha rubato all’umanità il limpido genio di Wolfgang Amadeus Mozart. E perché? Per invidia di un talento a lui negato, per rabbia di non aver goduto degli stessi doni, per mettere fine a un tormento interiore che gli aveva rovinato la vita?

La storia di questa perfidia comincia a circolare nel 1830 (inconsapevoli sia la vittima che il carnefice, morti già da un po’) per colpa di Alecsandr Puskin il quale per primo in un suo breve testo intitolato “Invidia” inventa, questa è la parola, inventa la tragedia del mediocre frustrato, il confronto fra la geniale naturalezza con cui Mozart produce a getto continuo e senza fatica musica squisita e lo studio e l’impegno di una vita che Antonio Salieri deve metterci per scrivere le sue note, che poi neanche gli escono tanto bene.

Mezzo secolo dopo, nel 1898 Rimskij-Korsakov prende di peso il dramma di Puskin, lo musica e con il titolo “Mozart e Salieri”, lo rappresenta al teatro Solodovnikov di Mosca. Si tratta di un’operina in due scene in cui viene servita su un piatto diverso ma con la stessa salsa la leggenda dell’avvelenamento di Mozart da parte dell’invidioso Salieri. Uno dei due personaggi (indovinate quale) passa tutto il tempo a lamentarsi per come è ingiusto che qualcuno (lui) abbia lavorato tutta una vita e adesso arriva un tizio frivolo e superficiale (l’altro) che crea capolavori senza alcuno sforzo. La diceria del veleno cresce e si diffonde.

Quasi un secolo dopo, 1979, la TV sovietica ne ricava uno sceneggiato intitolato “Piccole Tragedie”. Ascolto limitato. Dopo la messa in onda, un critico dichiara: “Forse Salieri non ha ucciso Mozart, di sicuro Puskin ha ucciso Salieri”.

Il vero grande successo arriva nel 1978 con il dramma “Amadeus” del commediografo Peter Shaffer che travolge i teatri di Londra. La novità sta nel fatto che adesso è lo stesso Salieri che racconta. Racconta sé stesso e il suo disappunto di uomo religioso che, dopo aver lavorato sodo a creare la sua musica, pregando sempre Dio di assisterlo, è così offeso e ferito da quel Dio che si è preso gioco di lui dandogli la capacità di riconoscere la propria inferiorità rispetto al rivale, ma non la capacità di superarla, che cerca in tutti i medi di distruggerlo, quel Dio, ostacolando con il veleno il cammino della sua creatura.

E finalmente nel 1984 il cinema! Milos Forman, con lo stesso titolo “Amadeus” conquista otto Oscar e gli schermi di tutto il mondo e la leggenda, la logora leggenda dell’avvelenamento diventa indiscutibile vangelo (anche perché, dal punto di vista narrativo funziona meglio di qualsiasi altro trucco).

Beh, non è vero niente.

Intanto Salieri, considerato all’epoca il più importante musicista della corte di Vienna, ha molto più successo di pubblico, di stima e di cassa che Mozart. E, fortunato, ha anche più del doppio del suo tempo da vivere: 75 anni contro 35.

Alla sua scuola di composizione tira su una impressionante squadra di allievi eccellenti, fra cui Beethoven, Schubert, Liszt e perfino Franz Xavier Mozart, il figlio di Amadeus. Un orgoglio.

E’ il prediletto dell’Imperatore musicofilo Giuseppe II, che lo nomina, a soli 24 anni, Compositore di Corte e direttore dell’Opera Italiana di Vienna. Qui scrive una gran quantità di musica da camera, musica sacra e soprattutto opere. Proprio la sua “L’Europa Riconosciuta” è scelta nel 1778 per l’inaugurazione della Scala di Milano, un onore da non sottovalutare. Ha inoltre l’incarico di selezionare solisti e cantanti per l’orchestra di corte, la responsabilità dell’acquisto di strumenti e la conduzione della biblioteca musicale.

Certo, pettegolezzi sui due giravano anche all’epoca in cui erano vivi e attivi entrambi: nel 1786, per citarne uno, la prima delle “Nozze di Figaro” di Mozart a Vienna fu un mezzo fiasco. Cominciò a circolare la voce che sotto ci fosse il sabotaggio di Salieri. Balle, perché proprio in quei giorni lui era in Francia per una sua messa in scena, quindi impossibile che potesse, anche se avesse voluto, organizzare la faccenda.

In realtà, incoraggiati anche dall’Imperatore, i due erano in ottimi rapporti professionali e personali.

Lo dimostra questo brano di una delle ultime lettere di Mozart, scritta dopo aver invitato Salieri alla prima rappresentazione del proprio “Flauto Magico”:

Non puoi immaginare quanto sia stato gentile e quanto gli sia piaciuta non solo la mia musica ma anche il libretto e tutto l’insieme. Ha detto che è un’opera degna di essere rappresentata in occasione delle più solenni festività e che certo l’avrebbe rivista altre volte, non avendo mai assistito a uno spettacolo più bello”.

Le possibili interpretazioni della vicenda.

O, pur essendo un ottimo insegnante di musica, e quindi necessariamente anche un ottimo giudice della stessa, Salieri non si è mai reso conto della superiorità del suo presunto rivale Wolfgang Amadeus Mozart (ma non ci si può credere).

Oppure, proprio per il fatto di essere un ottimo insegnante e giudice, ma anche un ottimo uomo, ha capito tutto e ha riconosciuto dentro di sé il primato di WAM, ma senza farsene un cruccio, e ha continuato a vivere al proprio livello, peraltro dignitosissimo, sia come artista che come persona. E senza invidia.

Ma ci interessa saperlo?

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