ADOLPHE SAX 1814 – 1894

Cronicamente incline agli incidenti era il piccolo Adolphe Sax, primo di undici fratelli, nato a Dinant in Belgio da un fabbricante di strumenti musicali e fin da subito vittima di questa impressionante serie di sciagure, peraltro tutte a lieto fine:

1. A tre anni cade a testa in giù dalle scale e rimane in coma per una settimana.

2. Ingoia un grosso ago, che poi espelle senza danni.

3. Beve una miscela di piombo bianco, ossido di rame e arsenico ma sopravvive.

4. Inciampa e cade su una stufa ustionandosi tutto un lato del corpo.

5. Scivola nel fiume gelato e viene ripescato semiannegato da un passante.

6. Nell’officina del padre è coinvolto in un’esplosione. Se la cava.

7. Si prende una tegola in testa che lo mette fuori combattimento per parecchi giorni.

Niente e nessuno però riesce a fermare il giovane Sax, il quale, pieno di indistruttibile energia, collabora con il padre nella fabbricazione di strumenti musicali; anzi, non fa altro che migliorarli, brevettando novità strepitose, presentando, a soli sedici anni, innovativi flauti e clarinetti all’Esposizione Industriale Belga, provando e sperimentando finché, nel 1844 elabora la sua famosa legge che dice: “Il timbro di un suono è determinato dalle proporzioni della colonna d’aria che vibra e non dal materiale del corpo che la contiene”.

Sembra un’inezia ma è fondamentale per rendere precisa un’attività che fino a quel momento era basata solo su tentativi artigianali: la fabbricazione degli strumenti musicali a fiato. Finalmente si possono realizzare strumenti perfetti per intonazione, timbro ed estensione, omogenei nel suono dai gravi agli acuti.

Ne inventa e brevetta una serie infinita: le saxtrombe, la saxtuba, un nuovo tipo di fagotto, un clarinetto contrabbasso, timpani, grancasse; progetta anche una sala da concerto di forma ovale a cui si ispirerà Wagner per il suo teatro di Bayreuth, e perfino un riflettore vocale composto di parabole di grandezza diversa da piazzare dietro il cantante (un amplificatore non elettrico, insomma).

Ma il colpo grosso è il sassofono.

Il debutto è all’Esposizione Industriale di Parigi, quando, dato che non ha ancora il brevetto e non vuole mostrare lo strumento, Sax si nasconde dietro una tenda da dove suona un travolgente assolo e ottiene un altrettanto travolgente successo.

Naturalmente bisogna catturare il mercato, che è quello delle bande militari, e allora Adolphe, dopo aver deciso di adoperare per i suoi strumenti l’ottone, più resistente del legno all’umidità e all’uso all’aperto, osa il tutto per tutto: organizza al Campo di Marte, davanti a ventimila spettatori, una sfida fra due gruppi, uno di 45 esecutori con strumenti tradizionali, l’altro di 38 con i sassofoni di sua invenzione. Trionfo di questi ultimi che gli conquistano l’esclusiva per le bande reggimentali di Francia.

Arriva anche la benedizione del mondo classico nella persona di Berlioz il quale, in un suo articolo fondamentale e con l’inserimento nell’altrettanto fondamentale “Trattato di Strumentazione”, sdogana e copre di lodi il nuovo strumento. Anche Rossini dichiara: “Il sassofono ha la più bella pasta sonora che io conosca”. Più tardi, con Ravel e Mussorgsky il sax entra con tutti i diritti nell’orchestra sinfonica.

Uno strumento nuovo richiede un solista nuovo. Ecco che appare la signora Elizabeth Coolidge-Hall. Ricca americana, amante della cultura francese e di Parigi, dove passa molto tempo, un bel giorno si ammala di tifo. Guarisce ma rimane con una lieve insufficienza respiratoria. Il suo medico le prescrive come cura di imparare a suonare uno strumento a fiato. E’ appena nato il sassofono, lei se ne innamora, ne diventa un’ottima solista e, per eseguirli nel suo circolo musicale di Boston, commissiona a compositori francesi (fra cui ci sono Debussy e d’Indy) una serie di lavori che diventeranno la base per il futuro repertorio del sax di Sax.

L’Editor suggerisce all’autore questo celebre album di John Coltrane per esprimere la potenza del Sax come strumento di espressione.

Un altro passo è la nomina di Sax a professore nella classe di sassofono appena inaugurata al Conservatorio di Parigi. Anche quello di Bologna adotta l’insegnamento dello strumento, e nel Corpo di Musica di Milano ne sono inseriti tre.

Questo successo commerciale e di stima irrita la concorrenza che si scatena trascinandolo in estenuanti processi, portandolo due volte alla bancarotta, rubando i suoi brevetti, boicottando la sua impresa, minacciando i suoi operai e perfino incendiandogli il laboratorio.

Nel frattempo la situazione è degenerata a causa della guerra franco tedesca che impone una riduzione delle spese per le bande militari (come sempre l’arte è la prima a rimetterci) e la ditta Sax cade in una crisi profonda. In più il Conservatorio sopprime il corso di sassofono, che verrà ricostituito solo nel 1942.

Quando ha ormai ottant’anni e non ha più un centesimo in tasca, tre famosi compositori francesi: Chabrier, Massenet e Saint-Saens chiedono per lui al Ministro della Cultura una pensione.

Ma è troppo tardi e il grande Sax muore in miseria.

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