IL MERITO NON ESISTE

DIEGO CASTAGNO

INTERVISTA

TOMMASO NANNICINI

Riproponiamo questo articolo per l’attualità dei temi di cui tratta, cogliendo i temi sollevati dal rapporto sulle disuguaglianze presentato da OXFAM a Davos in questa settimana.

In questa intervista il Professor Nannicini, in netto anticipo sui tempi del dibattito politico, economico e sociale di questi anni in Italia, affronta il tema delle disuguaglianze e delle opportunità nella società di oggi, sostenendo che tra i meriiti e i bisogni la priorità oggi è senza dubbio il BISOGNO, perchè “IL MERITO NON ESISTE”.

Comunque la si possa pensare il tema del welfare dopo 30 anni di pensiero unico è di nuovo al centro del discorso pubblico, non solo a sinistra. Torna lo stato, che protegge o che controlla, o che fa entrambe le cose….

Bisogna capire e decidere però che stato si vuole.

In tempi di cambiamento serve ripensare o aggiornare il contratto sociale, e per farlo forse bisogna ripartire dal patto tra le parti che compongono la nostra società, parti che oggi non sembrano in grado di comporre i conflitti tra gli interessi legittimi e diversi che prendono forme inedite nelle fasi di transizione, come quella che viviamo oggi.

Tommaso Nannicini,

classe 1973, Senatore dell XVIII Legislatura e professore di economia politica alla Bocconi di Milano.
Ha insegnato a Madrid e ad Harvard, è stato visiting scholar al MIT e al Fondo Monetario Internazionale.

Sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel 2016 con la delega al “coordinamento delle politiche pubbliche in ambito economico, sociale e per la ricerca scientifica”.

Allora Senatore. Partiamo dal digitale: meriti o bisogni?

Bisogno, il merito non esiste.

E la digitalizzazione non può tradursi in un passo indietro nell’universalismo dei diritti. Può essere uno strumento decisivo per un welfare nuovo, che tenga conto delle diverse dimensioni del bisogno e che parta dal territorio.

Prendiamo i patronati e i caf, ad esempio. Se penso al welfare, penso al welfare nelle comunità. Nella commissione bicamerale che presiedo (Commissione parlamentare per il controllo sull’attivita’ degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale) ad esempio stiamo riflettendo sui patronati, pensando ad un patronato del futuro, coniugando un metodo di finanziamento che aumenti le risorse, legandole però alla qualità dei servizi, a partire da quelli di accompagnamento e consulenza.”

Ti definisci un riformista rivoluzionario…

Si ho scritto un documento che aveva quel titolo (Ride)

Diciamola così: si è ragionato troppo negli ultimi anni di strumenti e troppo poco di obiettivi. E si è pensato solo al presente. Certo, la pandemia, la guerra e la crisi sociale ci hanno portato a concentrarci sul quotidiano. Per fare politica però serve uno “sguardo lungo”, un pensiero che non sia schiacciato sul presente. E serve un’idea di giustizia sociale a misura di futuro. La sinistra se pensa troppo agli strumenti corre il rischio di perdere di vista l’obiettivo e di confondere i mezzi con i fini.

Lo stato, il mercato, il terzo settore, così come il governo e le riforme sono strumenti. Non obiettivi.

Il mondo cambia ma noi riformisti riproponiamo le stesse ricette da decenni, come un disco rotto, spesso nascondendoci dietro all’Europa o ai governi tecnici. È arrivato il momento di cambiare musica. Di spiegare per quale idea di società ci battiamo, chi vogliamo rappresentare, come intendiamo sciogliere i conflitti del nostro tempo. Ora è tempo di tornare a pensare agli obiettivi, e a cambiamenti “radicali”. La politica del “male minore” non crea diritti nuovi. E non scalda i cuori.

Ti sei occupato molto di lavoro in questi anni. Oggi a me pare che gli scenari siano molto cambiati. Non penso che molti di noi avessero previsto il fenomeno delle dimissioni di massa, anche in Italia e non solo negli USA. Invece sapevamo dell’invero demografico e del lavoro povero….

Infatti, bisogna avere ben chiari gli obiettivi e usare gli strumenti per giusti Se ad esempio devo pensare alle disuguaglianze e voglio rafforzare il salario devo intervenire per una “giusta” retribuzione, rendendo più forte la contrattazione collettiva e introducendo un salario minimo legale. E se intendo favorire una “buona” automazione che crei domanda di lavoro di qualità e scoraggiare l’introduzione di tecnologie che riducono occupazione devo pensare di ricorrere ad interventi fiscali “radicali” che tassano di più la ricchezza e meno il lavoro, considerando che il nostro paese non cresce da decenni.

Quanto alla questione demografica, la quasi totalità delle disuguaglianze di genere nel mondo del lavoro, a partire dal Pay Gender gap, (differenza di stipendio a parità di livello e mansioni tra uomo e donna) deriva dal fatto che le donne fanno figli e hanno per forza un problema di tempo. Secondo me si deve passare da una politica della conciliazione, che è sempre a senso unico e che riguarda solo le donne, a quella della condivisione della genitorialità. Per farlo servirebbe un congedo di “paternità” obbligatorio a 5 mesi, misure per agevolare il part-time e lo smart working ma solo se “di coppia”, ulteriori congedi facoltativi ma sempre paritari tra padre e madre.

Si discute molto di digitale e di nuovo mondo del lavoro. Il futuro è già arrivato però.

Se pensiamo alla transizione digitale dobbiamo pensare ad uno stato sociale che ponga al riparo i lavoratori e le persone dai rischi legati alle trasformazioni in corso.

E parlando di transizione digitale credo che oggi la priorità stia nel costruire un sistema di formazione permanente “di massa”. Serve la garanzia del reddito naturalmente, ma questa garanzia va “agganciata” ai servizi di orientamento, formazione e accompagnamento al lavoro. Teniamo conto che questi servizi per essere efficaci devono essere personalizzati.

Lo stesso discorso vale per la cosiddetta rivoluzione GREEN.

Leggo che hai pensato ad un voucher per la formazione continua permanente.

La formazione continua non può essere una roba da convegni, ma va resa un diritto soggettivo, realmente esigibile. La grande sfida dello stato sociale di oggi è la formazione permanente di massa, nello stesso modo in cui lo è stata l’istruzione obbligatoria, o la sanità pubblica

In questo senso la formazione e permanente di massa diventa uno strumento in grado di cambiare il nostro contratto sociale.

Sei un super tifoso della nazionale di calcio femminile…

Si e sono davvero contento che l’emendamento presentato alla fine del 2019 per sostenere economicamente il passaggio al professionismo degli sport femminili sia stato approvato. Gli italiani vedono in televisione le partite di calcio delle ragazze

I passaggio al professionismo garantisce diritti alle atlete e a tutti quelli che lavorano nel comparto, incentiva investimenti per gli impianti e le strutture sanitarie o politiche di promozione del settore.

La tua calciatrice preferita?

Sara Gama, il capitano della nazionale. Il pilastro della difesa delle azzurre.

L’ultima domanda è difficilissima…
Nello stesso convegno in cui parlavi di riformismo radicale ti ho sentito sostenere che il governo Draghi sta facendo molto bene e lavora per l’interesse del Paese ma che l’Agenda Draghi non esiste….

Ottima domanda. E siccome non voglio essere frainteso provo a spiegarmi meglio: Draghi è una persona autorevole ed è una risorsa preziosa per l’Italia, il suo governo non è nato in un orizzonte politico. È quello che si diceva prima: la buona amministrazione è lo strumento necessario ma non è il sole dell’avvenire e non scalda i cuori.
Oggi più che mai i partiti per avere identità devono avere una idea di futuro.

NDT: pubblicata sul Mondo Nuovo in uno dei primi numeri di questo giornale, nel Luglio 2022.


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