GUERRE SENZA FINE

La sponda settentrionale del mar Nero brucia da quasi due secoli.
Chi non ricorda la guerra di Crimea che a metà dell’800° servì a Cavour per ingraziarsi Napoleone III necessario alleato per strappare all’Austria il lombardo-veneto. Poi quella bella penisola subì le vicende della rivoluzione russa, del comunismo, della seconda guerra mondiale. Ed ora ancora è oggetto di contesa armata nella attuale guerra russo-ucraina per il Donbass.

La lingua di terra tra il fiume Giordano e la riva orientale del Mediterraneo brucia da tempo immemorabile, almeno da quando Mosè ritornò col suo popolo dall’Egitto verso la terra promessa. Gli Ebrei all’epoca ebbero buon gioco contro le poche popolazioni locali, ma poi, come riporta Giuseppe Flavio nelle Antichità Ebraiche, cominciò la guerra tra le stesse tribù ebraiche per migliaia di anni e di morti, almeno sino al Regno di David. Più tardi ci pensarono i Romani a riaccendere il fuoco con una conquista mal digerita dalla popolazione locale. Poi ci furono Maometto e le sue orde e l’impero ottomano sino ad Ataturck. Ultimi arrivarono gli Inglesi e gli accordi di Yalta. Accordi? Tutt’altro! Da allora il fuoco ha ripreso ad ardere con continuità non più per scontri tribali, ma per guerre di religione : Arabi contro Israeliti… oppure Ebrei contro Mussulmani, che è lo stesso. !

Veniamo all’oggi.

Le analogie tra le due guerre in corso,una nell’Europa dell’Est, l’altra in Medio-oriente sono improprie se non per la poca distanza dai nostri lidi. La prima è stata ed è una guerra di potere: pretestuosamente la Russia, nella sua secolare vocazione imperiale, ha invaso il Paese limitrofo spingendosi nel DonBass e sulla riva settentrionale del Mar d’Azov sino oltre la Crimea verso Odessa, con scarso successo militare e nessun significativo consenso politico oltre i propri confini, come già era avvenuto dieci anni prima con l’invasione dell’Afganistan. La seconda è chiaramente una guerra di religione per la millenaria vocazione degli arabi mussulmani a sopprimere ogni popolo con diverso credo, soprattutto gli ebrei che vivono nelle terre che loro considerano proprie. Conseguentemente partendo dalla Palestina chiamano a raccolta i loro confratelli di quella parte del mondo rischiando di scatenare una guerra di dimensioni catastrofiche.

Le ultime notizie della terza settimana dalla invasione di Hamas dalla striscia diGaza in territorio israeliano con la indescrivibile strage di ebrei, dicono che tanto, se non tutto il mondo arabo è in fermento e che comunque Hamas non è solo: hanno cominciato gli Hezbollah libanesi a sparare razzi da nord su Israele, l’Iran ha subito espresso soddisfazione per l’iniziativa di Gaza, la Siria è risalita sulle alture del Golan costringendo gli americani a potenziare le proprie basi militari in quel Paese e a schierare le proprie portaerei di fronte alla costa orientale del Mediterraneo, finanche lo Yemen ha lanciato una aereo senza pilota contro Israele ed Erdogan ha gettato la maschera schierandosi con il fronte arabo. I tumulti ad Amman ed a Ramallah dicono che i palestinesi al di qua e al di là del fiume Giordano sono pronti alla guerra.

Insomma mentre la guerra del Donbass dopo oltre un anno e mezzo è ancora inchiodata tra il fiume Dniepr e la frontiera ucraino-russa, in Medio oriente in tre settimane il conflitto rischia di dilagare ben oltre la Striscia di Gaza, coinvolgendo anche direttamente gli USA .

Sono andati delusi gli appelli internazionali per il cessate il fuoco in Ucraina. Il Cardinale inviato dal Papa nei due Paesi in guerra non ha sortito alcun risultato apprezzabile. In medio oriente sembra inutile parlare di tregua mentre il conflitto va estendendosi. All’ONU nel palazzo di vetro di New York le diplomazie si combattono a parole a mozioni confermando quello che si dice da sempre ossia che il vetro serve da fuori dal palazzo per vedere l’inconcludente e costosissimo spettacolo interno, mentre dall’interno non si riesce a capire quello che succede fuori, o non si vuole vedere concretamente il mondo in fiamme. L’Europa, la magica UE ha fatto il massimo sforzo convocando una conferenza di politica estera tra sei mesi (!),che è inutile commentare. In Italia come sempre tante opinioni diverse o meglio nessuna opinione se non che tutti dicono il contrario di quello che dicono gli altri, insomma astenuti all’ONU, schiacciati su Biden che a sua volta riceve cortesemente alla Casa Bianca e dintorni ogni rappresentante politico italiano in visita di omaggio.

Rimane il Papa di Roma a predicare la pace ogni domenica dal suo balcone vicino al cielo, lo ascoltano con commozione i fedeli cattolici nella Piazza San Pietro, ma non lo ascoltano le parti in guerra che sono ortodossi in Russia, ebrei in Israele, mussulmani in tutto il medio oriente: vox clamantis in deserto !

Come andrà a finire? Al momento la risposta più probabile è che comunque finirà male.


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