COSI’ SI MANIPOLA L’INFORMAZIONE GRAZIE AL DIGITALE

Premessa : in caso di Guerre tutto ciò che sto per descrivere è amplificato ed esasperato.
È ormai evidente che Qualcuno , grazie soprattutto alle tecniche digitali e all’uso di AI, è in grado di manipolare la Realtà, pervertire le informazioni, selezionare le Fonti, censurare, orientare il Consenso Paura e “arbitrare”. Vorrei descrivere in questa sede gli strumenti di base e i metodi con cui la manipolazione si realizza, ovvero le diverse tecniche preliminari attuate grazie a diversi segmenti mediatici per ottenere una “dominante semantica conformista”, cioè un flusso di opinione forzosamente maggioritario che eserciti pressione sulla coscienza pubblica.
Per procedere bisogna distinguere per lo meno 4 diverse aree di intervento fondamentali :
– i “Contenuti” (Fatti e Narrazioni) e la loro Produzione,
– le azioni di Networking finalizzate alla distribuzione dei Contenuti ,
– gli Scopi delle Regie
– la divulgazione dei messaggi di Spiegazione, Rivendicazione e/o Smentita.

I Contenuti e la loro Produzione

Con “Contenuto”, (ovvero “Significato/Significante”) si intende sia il fatto avvenuto che la sua registrazione/narrazione su supporti riproducibili quali testi, foto, audio, video, grafica e toponomastica 2D e 3D, effetti speciali e virtuali.

Il fatto può anche essere spontaneo-casuale, cioè manifestatosi in assenza di Regia, ma questa ipotesi, nei casi di manipolazione della realtà, è assolutamente remota. C’è sempre una Regia ! Di solito pertanto questo tipo di fatto si verifica: a seguito di progettazione; con soggetti consapevolmente partecipanti che si mescolano a soggetti inconsapevolmente partecipanti; con presenza e gestione di strumenti e oggetti reali che possono però essere sostituiti da strumenti e oggetti virtuali nella narrazione che ne scaturisce.

La narrazione del fatto può avvenire in uno Spazio Tempo reale o già in parte modificato.
In relazione alla produzione e registrazione del Contenuto, molto importanti sono : i soggetti osservanti sul luogo o “esperti”, il loro ruolo e tradizioni (autorevoli o meno) e il punto di osservazione. Il soggetto osservante può essere casuale-spontaneo ( per esempio : le persone che filmano con i loro smartphone e commentano spontaneamente); oppure un “professionista” pagato che si trova nella scena per filmare o fotografare altro; ma la Regia della Paura prevede soprattutto un altro tipo di professionista: un giornalista, uno storico, uno scienziato, un uomo politico, qualcuno pagato che narra in qualità di esperto testimone e/o filma/riassume da una certa angolazione concordata e che eventualmente non diffondera’ o diffondera’ solo in parte il Contenuto osservato o lo diffondera’ a seguito di modifiche.

Lo spettatore medio, ma anche molti giornalisti, non hanno una vera consapevolezza di questo possibile mix di variabili e tendono a non considerarlo.

Ovviamente invece ogni differenza è importante, ma quella fondamentale è che ci sia o meno una Regia . A sua volta la regia rimanda a 4 diversi aspetti:

1) la regia fisica (militare o paramilitare), ovvero le azioni, le persone e gli edifici/oggetti da riprendere sul territorio (bombardamenti, lanci di razzi, morti, feriti, spari, esplosioni, inseguimenti, ecc.);


2) la regia delle riprese audiovisive e fotografiche (uno o più punti di capturing/raccolta immagini; uno o più congegni di ripresa), usata specialmente per postproduzione e ricostruzioni in studio con insert audio e commenti;

3) la regia della distribuzione di quanto filmato (packaging e apparizione del contenuto nelle diverse reti e media);

4) la regia (politica) delle rivendicazioni e delle smentite.

Il fatto/ narrazione di cui stiamo scrivendo può essere inoltre: “live” o registrato (recorded). Nel primo caso: può essere distribuito immediatamente e integralmente SOLO grazie a live tv broadcasting o live webstreaming (casi molto rari) ; oppure può essere distribuito immediatamente ma parzialmente. C’è da sottolineare che il concetto di “immediatamente” è teorico e prevede comunque un ritardo che rende il Contenuto comunque un ibrido “live – recorded” e può consentire nel passaggio di mano (e di tempo), dall’autore originario a una fonte di distribuzione autorizzata, un intervento di regia.

L’aspetto cruciale comunque è che all’aumentare e al variare di tali passaggi di mano, di tempo e delle autorizzazioni e dei veti a distribuire, si possono giocare molte partite. È ovvio che più il Contenuto è “live” più si rispetta la massima caratura di Verità, più è differito nel tempo più si rischia “perdita di verità” a discapito del falso.

Il Contenuto live maggiormente pregiato, è la registrazione video effettuata dalle telecamere di sorveglianza. Certe volte è gestito in modo impeccabile, altre volte no. Ufficialmente per motivi di indagine e di privacy. Questa pratica, rafforza la facoltà di manipolazione .

Nel caso di Contenuti Registrati, la caratura di Verità comincia a diminuire in maniera proporzionale al variare della quantità e qualità dell’edizione o postproduzione alla quale è sottoposto il Contenuto originario. Le modifiche possibili sono quasi infinite.

Sul tutto, la regina delle modifiche è la colonna audio. È la più semplice da attuare. Ciò è di solito sottovalutato, ma soprattutto le parole a commento o riassuntive di quanto accaduto costituiscono – come vedremo meglio in seguito – un veicolo privilegiato per l’organizzazione di consenso/dissenso di massa.
Concludo l’analisi di questa prima area facendo riflettere su ciò che viene definito abitualmente il Montaggio (Edizione e Postproduzione). Tale pratica, consente di MODIFICARE sostanzialmente il Tempo della Testimonianza reale e conseguentemente la percezione e il messaggio complessivo.

Il Networking
Si intendono con “Networking” sia le azioni di diffusione e distribuzione, che le infrastrutture-reti che consentono il trasporto del Contenuto e le “finestre” di visibilità rappresentate dai diversi media.
Ovviamente c’è da distinguere tra il trasporto di Contenuti a mezzo stampa, via cavo/web o via etere e c’è da distinguere il ruolo dei diversi media che ospiteranno i messaggi.

È evidente che il Networking è in grado di selezionare, censurare e “arbitrare”. È in questa fase che i Fatti/narrazione assumono una forma definita, pensata affinché la loro fruizione ottenga gli effetti desiderati dai diversi soggetti coinvolti nella Regia complessiva.

Il Networking è neutrale e obiettivo? “Quasi mai” ! Perché la neutralità avrebbe costi e tempi politici molto elevati e la manipolazione impone invece tempi compulsivi e modi autoritari e conformisti.

Qualcuno controlla l’etica del Networking? No !Non c’è un’autorità in nessun territorio che si ponga la questione … il controllo coincide con l’«autocontrollo» , ovvero: interessi, sudditanza dei media e vantaggi politici, commerciali e/o militari.

La stampa, pur svolgendo un ruolo molto importante, si conferma quale medium poco emozionale/emozionante, autorevole (o falsamente autorevole) e riflessivo. S In ogni territorio di origine, in caso di guerra, svolge funzione di sostegno al perpetuarsi della propria “dominante semantica conformista” .

Le foto e le illustrazioni 2d e 3d, possono svolgere anch’esse un ruolo molto importante, sono infatti facilmente manipolabili e riproducibili, vengono spesso usate dal mainstream quale “immagine di sintesi e sostegno” in favore di affermazioni talvolta esili se non ambigue.

La massima autorità dell’organizzazione consenso/dissenso emozionale di massa resta la TV. Spavaldamente manipola e reimpasta testimonianze e commenti, sia video che audio, anche ormai grossolanamente e talvolta ai limiti del ridicolo.
Per svolgere questo suo ruolo diventano fondamentali gli archivi audiovisivi, una delle grandi varianti storiche che hanno assunto importanza nello scorso secolo. Fino a pochi decenni fa gli archivi potevano essere considerati “fonti” di testimonianze (memoria ad alta caratura di verità ) alle quali accedere per sostenere la ricerca. Oggi sappiamo che tali fonti sono state inquinate con false notizie.

La radio continua a sostenere – diciamo dall’esterno – le affermazioni di stampa e tv anche se il suo ruolo, dal secondo dopoguerra ad oggi, è stato minimizzato.
Giungiamo alla valutazione del ruolo svolto dalla Rete in generale e da alcune sue roccaforti aventi caratteristiche uniche.
Intanto c’è da dire che, nel vasto mosaico della “narrazione/induzione alla paura”, uno dei ruoli del web è stato quello di sostituire la Cronaca incessante alla Storia. Quindi dobbiamo rilevare una prima forte incidenza del Web sul concetto di tempo percepito. Raramente si ha una vera consapevolezza dell’accesso ai diversi tempi che si può avere grazie al Web.
Di solito le percezioni del tempo nel Web si aggrovigliano, specialmente se relative all’immediato passato. Contemporaneamente all’assunzione di tale ruolo, il Web ne svolge uno complementare: è diventato l’immenso ARCHIVIO della contemporaneità, consultabile sia da qualunque utente periferico che dagli addetti ai lavori.
Come già accennato però, non sappiamo più quanto tale archivio sia “costruito spontaneamente” e quanto invece sia “organizzato ad hoc”.
È proprio questo suo ruolo che sta consentendo : consultazione e ricostruzione di fatti, eventi, affermazioni, dettagli fotografici e video, spezzoni audio, ecc., riconducibili ad attori ufficiali ed eventualmente occulti. E inoltre rinvenimento di volti di esecutori, presunti esecutori e testimoni.
Purtroppo la natura di tale archivio, ad un esame attento e onesto, appare caotica e bivalente, essendo il web inevitabilmente infarcito di vero-falso in quanto costruito mirabilmente sia da fonti anonime che da fonti (che si autodefiniscono) autorevoli, ma al dunque fortemente partigiane. Ciònonostante – come vedremo in seguito – si accettano e accreditano rivendicazioni a mezzo Web.

Il Web ha assunto però una funzione che prima non esisteva nella comunicazione globalizzata, una funzione che potenzialmente mette in discussione e sfida tutto il “teatro del mainstream”: consente infatti di svolgere, grazie a blogger e opinionisti, ruoli di sorveglianza non episodici e strutturati e consente altresì di contrastare con una forza misurabile, e in qualche caso con effetti importanti, le affermazioni del conformismo compulsivo, ottuso e dominante.

Tali caratteristiche, sono purtroppo messe in discussione dall’ipotesi di “rimozione” che macro soggetti quali Google and Co. e recentemente l’Unione Europea in ottemperanza al Digital Service Act, operano per diversi motivi : dal diritto all’oblio, alle Norme delle Comunità dei Social Network fino all’individuazione arbitraria o meno di fake news. Dobbiamo ritenere che ciò avvenga, in tempo di pace ufficiale, anche a copertura di segreti di Stato, misfatti di intelligence, false testimonianze di varia natura e volgari questioni di business.

Una caratteristica assolutamente innovativa invece quale elemento di cambio del paradigma, è la presenza costantemente in crescita di utenti periferici più o meno anonimi, più o meno professionali che “caricano” testimonianze live e/o registrate direttamente sulla scena degli attentati. Sono i già citati Contenuti Generati dagli Utenti, che certe volte scompaginano la narrazione ufficiale. Purtroppo anche questo può essere un fenomeno bivalente. Non si può escludere infatti che le Regie occulte intervengano”caricando” a loro volta in rete filmati a sostegno di false flags e/o di interpretazioni ambigue.

Scopi e Target
Al di là degli scopi propriamente “mediatici” , che sono banalmente riassumibili nell’accumulazione del maggior consenso/dissenso possibile, esiste inevitabilmente tutta una serie di scopi politici e militari che variano al variare delle regie:

– la destabilizzazione di territori e quadranti strategici sia locali che internazionali;
– l’assunzione di ruoli e norme che consentono di agire potentemente sui bipoli vero/falso e controllo/libertà
– la generazione di pulsioni di impotenza, sconforto e paura a discapito del target finale: cittadini, elettori, consumatori, contribuenti e loro famiglie.

Tali obiettivi si raggiungono in modo agevolato anche attraverso la comunicazione orale. Quindi dobbiamo immaginare che la gran parte dei media mainstream sia impegnata ad attivare parole d’ordine (“terrorismo”; “pandemia” , “virus”, “nemico”, “guerra”; “complottismo”, “dietrologia”, ecc.) al fine di ottenere adesioni emozionali nei commenti da bar, da desco familiare, tra colleghi, in autobus , etc…

L’obiettivo consiste dunque nella costruzione di identità (testimonials, politici, scienziati, militari, opinionisti ) che, sostenute da immagini e audio circolante nel mainstream, generano assonanza di vedute, empatia e convincimento emozionale profondo, in quanto espresso tra simili legati da affetti e visioni del futuro comune (la famosa difesa dei “nostri valori” che ovviamente variano al variare delle parti ).

Rivendicazioni, smentite e affermazioni autorevoli

La partita più perversa si gioca in ogni caso sul Marchio che rivendica e/o smentisce, sulla sua credibilità e sull’autorevolezza dei testimonials scientifici.
El Pueblo “accoglie” ormai quasi con sollievo la rivendicazione e la “false flag scientifica” per avere almeno la certezza di un nemico individuabile. Circoscritto. Avente un nome. Lo fa per non sentirsi infiltrato e/o circondato da N. nemici occulti e invisibili.
Per “credere” però… semplicemente “per credere” alle affermazioni e rivendicazioni di default… servirebbe per lo meno un mix di tre “testimonianze” robuste:

a) i video delle telecamere di sorveglianza (quando ci sono);
b) i video generati dagli utenti (quando ci sono) che si trovano nella scena per caso
c) infine – e SOPRATUTTO – documenti di “rivendicazione vera e propria”, mostrati nei dettagli e inequivocabilmente riconducibile al Marchio e affermazioni di politici e scienziati non collusi e senza conflitti di interesse.

Il mainstream però a tal riguardo non si pone più la questione della credibilità e si limita a titolare o a far leggere dai conduttori delle news affermazioni brutali senza citare la Fonte. Oppure strainvitando nei talk show conformisti ogni possibile sostenitore delle tesi ufficiali.
La sensazione di vessazione mediatica è lecita se si considera il gran numero di possibilità di modificare ricostruzioni audio, video e digitali, se si considera che esistono società di produzione audiovisiva, le quali promuovono e offrono spavaldamente interviste e documentari taroccati pieni di morti, feriti, sangue e ogni altro dettaglio utile a renderle assolutamente terrorizzanti e verosimili.

Se non c’è portavoce ufficiale ( specialmente in caso di guerra), firma e marchio riconoscibili, ritualità manifesta nella rivendicazione, luogo di comparsa, permanenza e rintracciabilità della rivendicazione, testimonianze video-live quali telecamere di sorveglianza e video caricati spontaneamente in rete da CGU… se tutto ciò non viene diffuso e mostrato diligentemente dalle Autorità e dai Media ai cittadini… Se al posto di tutto ciò c’è soprattutto maldestra o disinvolta ricostruzione mediatica, l’ipotesi di false flag ne esce rafforzata e alla paura generata dalle circostanze, ancorchè false, si aggiunge la sensazione di rabbia e di inganno, con tutte le conseguenze che ne derivano.


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