CIPRO

Il delicato incontro tra occidente e oriente

La leggenda racconta che Afrodite, Dea greca dell’amore, della bellezza, dell’eros, nacque dalla schiuma del mare proprio qui, lungo le coste di questa piccola isola, rincantucciata nella parte più estrema del mediterraneo orientale. Il posto, Petra tou Romiou, indipendentemente dal significato mitologico, è molto bello: da una parte la scogliera bianca scende a picco nel mare, dall’altra, degrada dolcemente, lasciando affiorare alcune rocce dall’ acqua blu cobalto.

FOTO 1 Petra tou Romiou

Alla Dea della bellezza si deve la «cipria» cioè la polvere di Cipro, nome che allude all’utilizzo cosmetico del prodotto. Non è chiaro se i primi utilizzi della polvere siano orientali o occidentali, certo è che sull’isola sono stati rinvenuti, nella località di Pyrgos, i resti di una grande struttura datata circa 1800 a.C. destinata alla produzione di profumi e prodotti di bellezza, tra cui polveri di caolino.

A proposito di bellezza è interessante che nei resti del grande tempio dedicato ad Afrodite, che sorgeva poco distante dal “sito natale” della Dea e di cui ancora oggi ci sono alcuni resti, Afrodite sia raffigurata come una piramide. Solamente molti secoli dopo sono state, infatti, attribuite alla Dea, sembianze femminili.

La nascita antica del mito era dunque riferita all’adorazione del concetto di bellezza, perfezione, armonia, ascesa verso l’alto e non solo di mera bellezza del corpo. Una tale idea ampia di bellezza non poteva che nascere nell’isola dove tre continenti: l’ Europa, l’ Asia e l’ Africa, si sfiorano.

Cipro, infatti, è a 60 Km dalla costa turca, 80 dalla Siria e dal Libano, poco più di 100 da Israele e la sua storia ha contrassegnato il destino dei popoli del Mediterraneo essendo stata, nei secoli, al centro dell’interesse di micenei, romani, bizantini, francesi, veneziani, genovesi, ottomani e inglesi. Il risultato è un mix di impronte che sono ancora oggi presenti e visibili.

Il nome di Cipro (in greco Kýpros) probabilmente deriva dai minerali di rame (in latino cuprum) per cui l’isola andò famosa in ogni tempo. Fin dall’età del bronzo, infatti, Cipro era il più grande produttore di rame del Mediterraneo. Metallo strategico per il progresso dell’umanità poiché il rame, unito allo stagno, ha costituito la base per la produzione del bronzo, utilizzato per la fusione di utensili, armi e gioielli prima che iniziasse ad essere utilizzato il ferro.

La storia antica di Cipro è indissolubilmente legata alle crociate e sono molti i castelli e le fortificazioni di quel periodo. Un esempio significativo è il Castello di Kolossi vicino a Limassol. Si tratta di una struttura massiccia di 30x30m formata da enormi massi sovrapposti che formano mura spesse due metri.

(FOTO 2 Castello di Kolossi)

Incredibilmente l’interno è caratterizzato da un accentuato verticalismo con alcuni elementi simil-gotici con archi a sesto acuto. Proprio qui nel 1191, Riccardo cuor di leone, Re d’Inghilterra, sposò Berengaria di Navarra durante la III crociata.

Si racconta che una tempesta avesse fatto naufragare sulle coste di Cipro la nave con la promessa sposa del Re inglese e la sorella Giovanna e che queste fossero state fatte prigioniere dal governatore locale, Isacco Comneno. Riccardo, furioso, fece sbarcare il suo esercito e conquistò facilmente l’isola dove, qualche mese dopo, sposò Berengaria. Durante il banchetto nuziale venne servito il “Commandaria”, uno dei vini più antichi di cui si ha documentazione. Si tratta di vino passito prodotto in quella zona fin dal 850 a.C. e il cui nome deriva dalle commenda dei templari, i monaci combattenti che proteggevano i pellegrini in Terrasanta.

La storia antica di Cipro e la storia delle crociate sono legate anche ad una potente dinastia del ducato francese di Aquitania: i Lusignano, il cui stemma col leone rampante è ancora visibile in diversi posti.

(FOTO 3 Stemma dei Lusignano)

Per l’impegno di Guido da Lusignano nella III crociata, Papa Innocenzo III, gli concesse di diventare Re di Gerusalemme e regnare anche su Cipro che, nel frattempo, Riccardo Cuor di Leone aveva venduto ai ricchi Templari. Visto che Cipro si trovava sulla rotta marittima verso la Palestina l’accordo con il Papa prevedeva che i Lusignano avrebbero partecipato a tutte le crociate successive.

La dinastia dei Lusignano seppe imprimere all’isola uno straordinario sviluppo e ancora oggi si vedono basiliche, monasteri, castelli, fortificazioni che risalgono a quel periodo (1190-1489) che terminò con la morte di Re Giacomo II e l’ arrivo “morbido” dei veneziani.

La moglie di Giacomo II, la bella diciottenne Caterina Corner, appartenente ad una ricca famiglia veneziana, fu Regina per 14 anni prima di abdicare e tornare a Venezia.  Fu così che il Doge divenne Re di Cipro e Caterina si ritirò nel castello di Asolo che fece diventare una delle corti più vivaci del rinascimento. Pietro Bembo vi compose “gli Asolani” e gettò le basi della grammatica italiana moderna; il Giorgione iniziò a dipingere e Tiziano ritrasse la Corner in un magnifico dipinto, oggi agli Uffizi.

Un certo influsso del rinascimento italiano si respira anche a Cipro ed è principalmente legato agli aspetti religiosi. A Cipro la religiosità si respira nell’aria, la si sente nelle parole e nell’ agire delle persone e sono ben 46 i monasteri presenti sull’ isola in buono stato di conservazione. Una parte consistente di questo patrimonio si trova nell’interno montagnoso dell’isola e dieci chiese, tutte sui monti Trodos, sono iscritte nel patrimonio Unesco.

Un esempio meraviglioso è la piccola chiesa bizantina di Panagia Podithou

FOTO 4

(FOTO 4), vicino al villaggio di Galata, un’area pastorale che, probabilmente, deve il suo nome ai galataes, i venditori di latte. Il tetto spiovente è una sorta di guscio che protegge un secondo rivestimento interno. La chiesa fu edificata nel 1502 ed è un piccolo gioiello d’arte italo-bizantina per la ricchezza di affreschi e icone: nel timpano una meravigliosa scena di anastasi rappresentante la resurrezione di Cristo e la discesa agli inferi, nella semicupola dell’abside la vergine in trono con vesti dal panneggio estremamente curato. La scena della comunione degli apostoli (ognuno con l’iniziale sopra la testa) è uno dei migliori esempi al mondo di pittura italo-bizantina (FOTO 5 gli affreschi).

I veneziani regnarono a Cipro quasi 100 anni ed è emozionante vedere il leone di Venezia qua e là sulle mura di cinta delle città e all’ ingresso dei castelli

(FOTO 6: leone di Venezia).

Al dominio Veneziano sull’isola fu posto termine dall’ invasione ottomana nel 1570-73. L’ esercito ottomano con la sua enorme potenza, al comando di Lala Mustafà Pasià, invase l’isola facendo scorrere fiumi di sangue.

I veneziani concentrarono la loro difesa a Nicosia e a Farmagosta. Rimane ancora oggi epica la resistenza della fortezza veneziana di Famagosta il cui rettore, Marcantonio Bragadin, dopo 10 mesi di eroica difesa, una volta catturato venne scuoiato vivo. La pelle riempita di paglia fu portata in trofeo per le strade della città e poi a Costantinopoli. I resti della sua pelle nel 1580 furono trafugati dall’arsenale di Costantinopoli da un giovane marinaio veronese e oggi sono a Venezia nella chiesa dei santi Giovanni e Paolo.

Il periodo ottomano, che durò ben 300 anni, fu caratterizzato da un periodo di povertà e di ripetute persecuzioni nei confronti della popolazione che non voleva convertirsi all’Islam. Cipro divenne così una semplice provincia periferica dell’Impero ottomano e migliaia di turchi furono trasferiti sull’isola. Gli scontri tra greci e turchi aumentarono anche dopo che la Gran Bretagna riuscì a cacciare gli Ottomani e ad occupare Cipro, che divenne protettorato inglese.

Nel 1974, una organizzazione greco-cipriota con l’aiuto della giunta dei Colonnelli di Atene mise in atto un colpo di stato che aveva come obiettivo l’annessione di Cipro alla Grecia. Ovviamente la Turchia reagì invadendo la parte nord dell’isola. L’Arcivescovo ortodosso Makarios fuggì, gli Inglesi lasciarono Cipro e ne favorirono la divisione in due aree: la zona sud per i greci, la zona nord per i turchi. L’Inghilterra mantenne due aree costiere (circa il 10% circa del territorio dell’isola), al cui interno sono collocate due basi della Royal Navy, scuole, un ospedale, una chiesa anglicana, graziose villette, negozi etc.. Una vera e propria “enclave britannica” in un’isola divisa tra Greci e Turchi.

Che si sia arrivati in un luogo particolare dove oriente e occidente si incontrano e si scontrano ci se ne rende conto appena si inizia a girare per l’isola. I segnali stradali e i nomi delle località hanno tre diverse diciture, una greca, una turca e una inglese. Questo nella zona sud dell’isola. Se ci si trova, invece, nella parte nord l’ ordine è diverso: il primo è il nome turco poi quello greco (non sempre) e infine quello inglese.

La Cipro di oggi conserva ancora le ferite della storia: la migrazione dei greci verso sud, dei turchi verso nord, gli sfollati, le linee di demarcazione, le pattuglie dei militari che presidiano i confini, una zona intermedia disabitata e minata con mine anti-uomo e anti-carro. La Capitale Nicosia è divisa in due da un terribile muro di reti, filo spinato, barili di sabbia, e altro.

L’ unico checkpoint della città (FOTO 7 Checkpoint)

FOTO 7

aperto solo nel 2003, è collocato a metà della più caratteristica strada della parte antica della città, tra l’altro a pochi passi dalla grande piazza civica (piazza Eleftheria) progettata da Zaha Hadid, una famosa architetta irachena naturalizzata britannica (FOTO 8 la piazza).

FOTO 8

Mentre la Repubblica di Cipro è diventata parte dell’Unione Europea che la considera estesa su tutto il territorio dell’isola, la parte nord, autoproclamata Repubblica di Cipro Nord, è dichiarata illegittima dall’ONU ed è riconosciuta solo dalla Turchia. Nicosia è una doppia capitale, la capitale della Repubblica di Cipro ma anche la capitale della parte occupata dai turchi. Due presidenti, due governi, due parlamenti, due amministrazioni etc… Per passare dalla parte Sud alla parte Nord si deve passare un controllo di polizia ed esibire il passaporto, dopo di che, accompagnati da un turco, si possono visitare i siti di interesse.

Cambia l’ambiente, cambia l’ orario, la moneta, la lingua, la religione, la bandiera, il cibo. Anche la TIM manda rapidamente il messaggio di benvenuto con le indicazioni di come spedire messaggi o fare telefonate.

Almeno due siti della zona occupata dai turchi meritano una particolare attenzione.

Una è la città di Famagosta romantica e decadente testimonianza del suo glorioso passato.

Nella periferia della città il bellissimo sito archeologico di Salamis fondato nel XI secolo a.C. (tarda età del bronzo) da Teucro di ritorno dalla guerra di Troia. La bellezza del sito con lo sfondo del mare e i fiori di campo che coprono il terreno, non è facile da dimenticare (FOTO 9 Salamis).

FOTO 9 Salamis

Da qui per raggiungere la città si passa di fianco alle enormi mura veneziane su cui troneggia il leone di San Marco. Si può salire solamente su un paio di bastioni da cui, se si guarda verso il mare, si ha una panoramica del porto mercantile e militare, se invece si guarda verso la città si vedono tante strutture in rovina. Quelle che balzano all’occhio sono le tante basiliche cristiane con le guglie dimezzate, i tetti sfondati, i grandi archi semidistruttti. Quando si entra in città si constata che alcune chiese sono state trasformate in bar, altre in negozi oppure in hammam (FOTO 10 hammam in basilica),

FOTO 10

altre ancora sono lasciate diroccate. Il monumento più indicativo di questo stato di cose è la meravigliosa cattedrale di San Nicola, la grande basilica gotica fatta costruire dai Lusignano all’ inizio del 1300 sul modello di quella di Reims. La basilica è stata trasformata nella moschea Lala Mustafa Pasha.

Un minareto è stato aggiunto nella facciata della basilica creando uno strano mix di architetture, religioni e, in generale, di sentimenti (FOTO 11 e 12 San Nicola).

In questa Basilica islamizzata si può entrare. L’interno è tutto imbiancato, una moquette copre il pavimento, una nicchia decorata con mosaici indica la direzione verso la Mecca. Dalla basilica, ormai moschea, si esce disorientati.

Raggiungendo il mare e costeggiandone la riva, si arriva nei pressi del quartiere Varosha, un quartiere della città completamente abbandonato. Si vedono da lontano palazzi vuoti, senza finestre, intonaci cadenti, tetti sgretolati. Non ci si può avvicinare, fili spinati, reti, esercito di controllo. Nemmeno una fotografia.

Nell’estate del ‘74 le truppe turche, sbarcate nel nord dell’isola arrivarono inaspettate a Famagosta. I greci che erano il 90% della popolazione e gestivano una città fiorente, terrorizzati dalla ferocia degli assalitori, scapparono verso il sud lasciando tutto. In un giorno la città fu abbandonata. Alla fine delle ostilità militari l’ONU non riuscì a far rientrare i greci nelle loro abitazioni che, di fatto restano ancora oggi non abitate e progressivamente in disfacimento.

Il secondo posto davvero molto interessante da vedere nella parte nord dell’isola è Kyrenia e la vicina Bellapais.

Kyrenia è la sede del comando delle forze armate turche a Cipro ed è anche il principale richiamo turistico di questa parte dell’ isola. Il caratteristico porticciolo mediterraneo (FOTO 13: il porto di Kyrenia)

che richiama quello cretese di Chania, fu sviluppato sotto il dominio britannico come punto da cui partivano le navi cariche di carrube, “l’oro nero” di Cipro. Le piante sono presenti, ancora adesso, su tutta l’isola e in particolare nella regione di Kyrenia. Gli splendidi edifici in pietra che si affacciano sul lungomare erano i magazzini dove le carrube venivano imballate in sacchi di iuta e spedite in tutta Europa.

Il porto è sovrastato dalla mole severa e squadrata dell’imponente fortezza veneziana che racchiude un reperto eccezionale: lo scafo, in legno di pino d’Aleppo, di una nave mercantile che faceva la rotta tra Cipro e la costa turca 24 secoli fa. Si tratta di una delle imbarcazioni più antiche mai rinvenute.

Salendo sul monte a ridosso di Kyrenia si attraversa una deliziosa zona di ulivi, carrubi e vigne dentro cui si intravvedono ville magnifiche che, ancora oggi, appartengono a famiglie britanniche. Poco dopo si arriva nel bel villaggio di Bellapais immerso nel verde su cui domina l’immensa abbazia omonima da cui si ha una vista meravigliosa sulla costa nord dell’isola. L’abbazia fu fondata da monaci agostiniani in fuga dalla terra santa conquistata dal Saladino nel 1205 e fu ampliata dai Lusignano alla fine del 1200. Oggi è parzialmente in rovina, ciò non toglie che si possa rimanere affascinati dall’ imponenza e dalla complessità della struttura (FOTO 14 e 15: abbazia di Bellapais).

FOTO 14
FOTO 15

Oltre alla enorme chiesa che è la parte più antica del complesso, si visita la zona di residenza dei monaci con il dormitorio, la cucina, un magnifico refettorio che durante il dominio inglese fu usato da poligono da tiro, il chiostro con una fontana con l’acqua corrente di riporto dalla cucina dove l’ acqua arrivava direttamente da un ruscello che scorre dal pendio della montagna.

Nel delizioso villaggio, in una piccola casetta gialla in posizione molto panoramica, ha vissuto, per alcuni anni, lo scrittore inglese Lawrence Durrel che, nel suo libro “Bitter lemons of Cyprus” descrive con particolare efficacia la vita a Cipro degli anni ’50 facendo emergere il contrasto stridente tra la bellezza dell’ isola e le atmosfere tragiche segnate dai violenti scontri etnici.

Il rapporto così difficile tra le due parti dell’isola è addirittura in peggioramento da quando, nell’ estate del 2022 il gruppo Eni, che è a Cipro da oltre dieci anni e ha numerose concessioni per l’estrazione di idrocarburi, ha individuato in acque cipriote una enorme riserva di gas  naturale e petrolio la cui distribuzione in Europa potrebbe iniziare già nel 2026, ma su cui anche la Turchia accampa diritti.

Negli ultimi anni un ulteriore elemento sta interferendo con la difficile vita sull’ isola. Costose decappottabili sfrecciano lungo le strade costiere, cartelloni pubblicitari in inglese e in cirillico promuovono investimenti in palazzi di gran lusso e vendita di auto con pagamento “cash”. File di gioiellerie si alternano a negozi di famose “griffe”. Per un attimo sembra di essere a Dubai mentre si cammina a Limassol, l’odierno centro finanziario della Repubblica di Cipro dove un quinto della popolazione è di origine russa. La città si è guadagnata il soprannome di “Limassolgrad”, perché è la vetrina degli oligarchi. Attirati dalle basse aliquote fiscali si sono costruiti un impero economico che poggia su aziende e società offshore con conti bancari protetti. Molte delle loro identità sono rimaste riservate e grazie ai loro patrimoni si è arricchita un’intera galassia di figure locali: avvocati d’affari, immobiliaristi, società di consulenza e così via. Gli investimenti diretti dei russi a Cipro valgono tre volte il PIL dell’isola. Alcuni hanno ormeggiato i loro enormi yacht in zone del porto nelle quali è impossibile arrivare per i severi controlli di sicurezza presenti. Molti hanno ottenuto la cittadinanza cipriota e sono migliaia i passaporti ciprioti che hanno aperto ai russi la porta dell’ Europa. Dopo l’invasione dell’Ucraina la UE ha chiesto a Cipro di adeguarsi alle restrizioni nei confronti della Russia e ritirare i passaporti. Nonostante l’adeguamento cipriota alle norme europee sia lento, molti russi hanno già cercato altri rifugi per i propri soldi e molti li hanno trovati nella parte turca dell’ isola che, prima, era ritenuta non attrattiva e poco sicura. La cittadina di Iskele, cresciuta enormemente negli ultimi due anni, viene chiamata dai russi la “nuova Limassol”. Purtroppo gli abitanti originari della parte costiera sia greca che turca si sono dovuti spostare verso l’interno dell’isola a causa del rialzo di tutti i prezzi.

E così Cipro al centro dell’interesse di micenei, romani, bizantini, francesi, veneziani, genovesi, ottomani e inglesi, è oggi all’ attenzione dei russi che lasceranno, come gli altri, la loro impronta.


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