UN ORGANO PER ROMA: L’INGOMBRANTE ASSENZA DELL’ORGANO CHE NON C’È

GIORGIO CARNINI

Breve storia:

  • 1995. In occasione dell’imminente inaugurazione dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, il Presidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, professor Bruno Cagli, istituisce una commissione di esperti per redigere il progetto fonico dell’organo da installare nella sala S. Cecilia dell’Auditorium. Fanno parte della commissione i maestri Ferdinando Tagliavini, Giorgio Carnini, Francesco Colamarino, Concezio Panone e la dottoressa Annalisa Bini.
  • Il progetto viene approvato con il benestare dell’architetto Renzo Piano e del Comune di Roma dopo alcune riunioni.
  • Si passa quindi alla formulazione tecnico-burocratica della gara d’appalto e si stanziano i fondi per la realizzazione del progetto.
  • Viene eletto nuovo presidente dell’Accademia di S. Cecilia il M° Luciano Berio, il quale decide che l’organo non è necessario per l’Auditorium e tutto resta lettera morta: si decide di non procedere alla costruzione dell’organo; vengono informati i membri della commissione.
  • Italia Nostra avvia una campagna di pubblico sdegno.

Il progetto “Un Organo per Roma” è nato per risolvere una questione che affligge la musica, la cultura, la città di Roma: il suo principale spazio concertistico, il bellissimo Auditorium Parco della Musica – a differenza di ciò che è di prassi in tutto il mondo – è sprovvisto di un organo da concerto.

Non esistono argomentazioni che possano giustificare questa situazione. È una vera anomalia nel contesto dei più importanti siti musicali della Terra, nessun continente escluso. Ed è anche un peccato, poiché l’Auditorium Parco della Musica sarebbe – se completato da questo “arredo” – un vero gioiello, orgoglio di una grande capitale quale è Roma.

Questo vuoto che si sperimenta quando si contempla la grande sala priva dell’organo, queste canne fantasma che invece sono presenti nello stesso stemma dell’Accademia di

Santa Cecilia e che non trovano corrispondenza con una loro materializzazione nella realtà, ci danno la dimensione di un’assenza ormai diventata insostenibile.

Eppure l’organo c’era, eccome, nel primo progetto di Renzo Piano. A richiesta del professor Bruno Cagli, allora al primo mandato come presidente dell’Accademia, elaborammo il prospetto fonico e, dopo alcune riunioni, con la presenza di autorevoli esponenti del Comune di Roma e lo stesso architetto Piano, con il quale discutemmo anche sulla necessità di avvicinare i corpi dello strumento all’orchestra (e l’architetto acconsentì a togliere, di conseguenza, le poche file di poltrone previste dietro al coro), fu approvato e prese le vie formali per arrivare alla gara d’appalto.

Si trattava di uno strumento a quattro tastiere e sei corpi, di poco meno di un centinaio di registri, di impostazione sinfonica, dotato di due consoles: una afinestrae l’altra mobile, da sistemare nell’area dell’orchestra.

Rispetto alla gestazione del progetto, rimandiamo all’articolo di Giovanni Di Giacomo “Il figlio e nipote di organisti di Oneglia”, apparso sulla rivista “Music@”, luglio-agosto 2011, edita dal Conservatorio “A. Casella” de L’Aquila, di cui riportiamo alcuni frammenti:

«…Finalmente, sovrintendendo l’Accademia Bruno Cagli, il Comune di Roma avvia dopo circa sessant’anni la costruzione di un nuovo nonché triplo auditorio la cui progettazione viene assegnata all’Arch. Renzo Piano. Delle tre sale che lo comporranno si decide di dotare quella grande di un adeguato organo a canne. È il 12 giugno 1995 quando un’apposita commissione, in una riunione preliminare, mette nero su bianco due importanti decisioni (presenti: Maurizio Cagnoni – responsabile ufficio speciale Auditorio -, Maurizio Varratta – Studio Piano -, Bruno Cagli, Giorgio Carnini, Anna Maria Romagnoli, Quintilio Palozzi, Barthélemy Formentelli e Annalisa Bini). La prima è quella di installare un organo di matrice “sinfonica”, adatto cioè al repertorio otto- novecentesco cui è destinata la Sala Grande e “nuovo” (nella stessa riunione era stata avanzata l’ipotesi di utilizzare l’organo di concezione barocca di Formentelli, originariamente pensato per la basilica Ara Coeli e poi finito, dopo lunghe traversie, nella basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma). La seconda decisione è quella di nominare da parte dell’Accademia un’apposita commissione di consulenza tecnica per la progettazione dello strumento. Tale commissione risulta così composta:

  • M° Luigi Ferdinando Tagliavini (Accademico di Santa Cecilia),presidente
  • M° Giorgio Carnini
  • M° Francesco Colamarino
  • M° Concezio Panone
  • Dott. AnnalisaBini.

Inizia dalle troppo varie personalità dei componenti la commissione, l’insorgere di ostacoli impliciti alla realizzazione dell’iniziativa. Innanzitutto l’ignoranza dei vertici accademici delle differenti e contrapposte scuole di pensiero organistiche e di conseguenza anche organarie, che li spinge a mettere insieme una squadra che perfino a chi ne sa solo qualcosa di organistica italiana sembra tirata a sorte. […] Allora, sia detto in tutta chiarezza, uno dei componenti di questa commissione (n.d.r. Giorgio Carnini), altamente qualificato in fatto di organi sinfonico-eclettici, lavorò per circa un anno, abbozzando disposizioni foniche e schede tecniche, giungendo così ad un ottimo progetto ispirato a quello del monumentale Cavaillé-Coll che a fine ottocento dovevasi edificare in San Pietro […] mentre un altro componente della commissione, notoriamente legato

al repertorio antico, pensò di mettere ai voti la possibilità che la disposizione fonica venisse affidata alle ditte organarie concorrenti all’appalto (malgrado sia ben noto che, in materia di costruzione, restauro, ecc. organista, progettista e organaro costruttore devono essere figure nettamente distinte per la buona riuscita dell’opera); la votazione risultò favorevole a tale inverosimile mozione!

Della dettagliata e raffinata proposta di organo sinfonico (doppia consolle con quattro tastiere e pedaliera, 97 registri ripartiti in sei sezioni ecc. ecc.) non rimarrà che la sola, grottesca indicazione: “L’impostazione dello strumento dovrà ispirarsi prevalentemente al repertorio sinfonico e contemporaneo, e all’estetica dell’organaria francese”. Un nulla di fatto nella cronistoria della commissione di consulenza tecnica, dato che questa elementare linea guida, come si è visto, era stata formulata negli stessi minimi termini già nella storica riunione preliminare del 12 giugno 1995.

Un’altra inefficienza organizzativa viene invece risolta con scioltezza: in prima battuta la Sala Grande, progettata architettonicamente da Renzo Piano, prevedeva una dislocazione dell’organo in corpi fonici separati e distanziati in maniera dispersiva, certamente inadeguata. Con chiari e precisi colloqui tra Piano e un componente della commissione (esperto in organo sinfonico-eclettici che da mesi stava lavorando invano al progetto tecnico e fonico) si rivedono appositi dettagli architettonici per i quali si sarebbe visto e udito l’organo, strutturalmente compatto, ergersi dietro il palco dell’orchestra mediante la rimozione di poche file di posti.»

Tutto cambiò con l’avvento del nuovo presidente dell’Accademia: il progetto fu annullato.

Ancora Di Giacomo:

«Malgrado queste vicissitudini, si giunge, nei primi anni duemila, a un passo dal bando della gara d’appalto, quando subentra come sovrintendente dell’Accademia Luciano Berio e con questi il puntuale ripetersi della negativa “leggenda” sull’organo dell’auditorium romano. Il progetto viene bloccato con comunicazione scritta, di poche righe, ai membri della commissione […] Ecco una lista di motivi addotti da Berio, così come li riportarono giornali dell’epoca:

  • mancanza di fondi,
  • confluenza dei fondi espressamente destinati all’organo in un fondo unico pro auditorio per far fronte a spese ulteriori sopraggiunte in corso d’opera[…],
  • spesa troppo alta per uno strumento utilizzato concretamente una manciata di volte l’anno,
  • inadeguatezza in sé di un organo a canne in un luogo che non siasacro,
  • inadeguatezza di un organo in una sala tanto grande (2700 posti)[…]»

Questa decisione provocò grande scandalo, apparvero molti articoli su quotidiani e periodici e si mobilitarono persino organizzazioni come Italia Nostra a cui rispose il nuovo presidente con le seguenti argomentazioni:

«Cara Italia Nostra,

sì, avrei dovuto spiegare meglio le ragioni che mi hanno portato a sospendere il “progetto organo” per la grande sala (2800 posti) del nuovo Parco della Musica. Si è trattato, da parte mia, di una decisione assai sofferta e giustificata almeno in parte dal

fatto che mancavano i finanziamenti per la realizzazione di un progetto così vasto, complesso ed aperto a diverse opzioni, in un momento assai delicato della parziale riorganizzazione dell’Accademia di Santa Cecilia in vista del trasferimento nei nuovi spazi. Ma la prima vera ragione della mia decisione è stata la tragica indifferenza del Vaticano alla musica in genere e l’incapacità delle “commissioni di esperti” a promuovere l’esecuzione del grande repertorio organistico nei suoi spazi naturali e cioè nelle chiese. Che questo non possa avvenire proprio a Roma è, a dir poco, offensivo e grottesco.

L’Accademia sarebbe felice di poter contribuire concretamente a una maggiore e più approfondita diffusione del grande repertorio organistico in condizioni acustiche più intime e filologicamente privilegiate di quelle offerte da una spettacolare sala di 2800 posti concepita per altri usi. Comunque sia, lo spazio originariamente destinato all’organo è sempre là, provvisoriamente occupato da posti per il pubblico, ma chissà che in un prossimo futuro, quando cioè si saranno create contestualmente – cioè culturalmente – le condizioni favorevoli, non si possa riprendere in mano il progetto.

Potete esser certi che, in tal caso, il grande organo a canne non verrà più ammirato soprattutto come la splendida decorazione “storica” di una sala da concerto moderna e il suo ascolto non verrà limitato a sole quattro cinque volte l’anno, come mi sembra avvenga nella maggior parte dei casi in Europa (non so in Africa).

Vorrei comunque precisare che non ho mai pensato di aggirare il problema del grande organo a canne con l’acquisto di una “caricatura elettronica” che, anche se mobile, intendevo comunque collocare nella sala media (1500 posti) per esigenze non legate al grande repertorio organistico.» (da “Lettera aperta. Il progetto organo è solo sospeso” di Luciano Berio, 5 marzo 2002).

Paolo Isotta sul Corriere della Sera del 22 aprile 2002 a proposito del problema organo, dopo aver elogiato l’Auditorium e la sua acustica, scrive:

«Ma ecco un grave argomento. La “sala grande” sarà priva di organo! E di quell’organo monumentale che chiunque si aspetterebbe in un luogo siffatto. Ciò discenderebbe (uso il condizionale) da arrogante veto del presidente dell’Accademia, Luciano Berio. E sarebbe l’equivalente d’un salotto senza divano. Avrebbe l’enorme inconveniente di escludere dal repertorio quello organistico, il quale non solo è tra i fondamentali della Storia, ma, a partire dalle grandi composizioni “sinfoniche” di Bach e dei suoi predecessori, non ha più legami con la liturgia essendo pura musica “da concerto”. E poi, proprio nella “sala grande” avranno da esser eseguite quelle gigantesche opere sinfonico-corali, dalla Messa di Bach all’Ottava di Mahler, se proprio di questa non si vorrà fare a meno, che l’organo prevedono.»

Dopo qualche anno di attesa, arrivammo a formulare l’idea di una campagna culturale e civile che svegliasse le coscienze di artisti, di intellettuali e di tutte le persone sensibili ai fatti d’arte.

Bisognava però creare un elemento che servisse da richiamo permanente. Ed è così che è nato il festival Un Organo per Roma, con il “numero zero” del dicembre 2011.

Già da questo concerto-test si andarono delineando le caratteristiche che oggi connotano la manifestazione. Era necessario rinnovare gli archetipi del concerto organistico tradizionale in pro di un interessamento da parte di un pubblico più vasto di quello degli

intenditori che frequentano abitualmente gli eventi legati a questo strumento. Fu così adottato un principio determinante: l’organo come strumento universale, dialogante con altri strumenti – così come accade con il pianoforte, il violino, ecc. – in sintesi, uno strumento come un altro, senza limiti di repertorio, laico e non circoscritto nei vari ghetti in cui fu isolato da noi stessi organisti, come le cantorie oppure gli stretti recinti di un malinteso filologismo. In poche parole: uno strumento da concerto, senza rinnegare per questo l’altra grande vocazione dell’organo, cioè l’accompagnamento della funzione liturgica e soprattutto il suo impiego nelle grandi opere polifoniche.

Per la programmazione dei concerti abbiamo interpellato ogni sorta di artisti – e non solo organisti – che hanno dato la loro adesione assolutamente gratuita a questa crociata, sentendosi protagonisti e pionieri di un’idea che alla lunga non può che essere vincente, basandosi essa su un postulato inattaccabile: una grande istituzione concertistica non può rinunciare ad una cospicua fetta della letteratura musicale e sinfonica oppure avvalersi di cloni elettronici per spodestare il consacrato “re deglistrumenti”.

Sono sfilati così artisti diversissimi: cantanti, attori, percussionisti (marimba, vibrafono, timpani, tamburi, gong), clarinettisti, sassofonisti, pianisti, cori, compositori (prime esecuzioni assolute), la Banda dei Carabinieri, l’orchestra, tutti dialoganti con un organo desideroso di compagnia. E tutti rigorosamente gratis!

Il pubblico – eterogeneo – continua a ripagare con larghezza quest’impegno: sempre stracolma la gloriosa Sala Accademica del Conservatorio Santa Cecilia, sede del festival, grazie al risvegliato interesse dei Romani per il concerto organistico, interesse da anni assopito grazie a maldestre operazioni musicali.

Siamo oggi arrivati alla ottava edizione del festival Un Organo per Roma, che attualmente vede impegnate quattro delle principali istituzioni musicali della Capitale: il Conservatorio Santa Cecilia, l’Accademia Filarmonica Romana, la IUC (Istituzione Universitaria dei Concerti), l’Associazione Nuova Consonanza assieme all’Associazione Camerata Italica coordinatrice del progetto.

Parallelamente al festival abbiamo dato inizio ad una serie di azioni concorrenti a rafforzare l’iniziativa. Una di queste è stata l’incontro con i vertici dell’Accademia di Santa Cecilia per esporre i termini del progetto. Due furono le principali obiezioni che l’allora presidente dell’Accademia (dopo la presidenza Berio, di nuovo il professor Cagli) ci mosse: la prima, il problema del reperimento dei fondi necessari per la costruzione dello strumento e dei lavori di adeguamento della struttura, ormai edificata non prevedendo l’organo; la seconda – e più importante – l’impossibilità di fermare l’attività della sala, appunto, per l’esecuzione dei lavori.

A queste obiezioni rispondemmo invitando (nel 2012) due dei più importanti organari europei: Philipp Klais, titolare dell’omonima ditta tedesca, e Wendelin Eberle, titolare della ditta austriaca Rieger, i quali vennero – a loro spese – ad effettuare studi di fattibilità in loco. Naturalmente sapevamo già che avevano risolto in passato situazioni simili e ne abbiamo avuto conferma da quanto espressero dai loro “referti” sempre nel 2012.

Riportiamo qui due frammenti della relazione di Philipp Klais:

«Potendo contare su questo prezioso bagaglio di esperienze, conosciamo bene le difficoltà che si incontrano in una sala da concerto a livello di tempistica. A nostro parere l’unico mese in cui si potrebbe installare un organo nell’Auditorium di Roma sarebbe agosto. L’installazione tecnica deve essere preparata perfettamente nella nostra azienda

in modo tale che poi sia sufficiente un solo mese, ovvero agosto, per eseguirla. Durante l’intero mese la sala deve essere disponibile. In questo periodo si lavorerà 24 ore su 24 in due o tre turni, sette giorni a settimana, per poter realizzare questo progetto.

Si tratta di una prestazione logistica, progettuale ma anche tecnica di altissimo livello che permetterà di integrare un organo nella sala. Abbiamo già fatto straordinarie esperienze simili negli ultimi anni in vari cantieri, ad esempio nella Town Hall ad Auckland in cui abbiamo installato lo strumento nel solo mese di gennaio durante il periodo delle ferie. […] Entro il mese di agosto potrà essere eseguita l’intera installazione tecnica dell’organo che dopo questo periodo sarà ultimato. Tuttavia non potrà ancora essere usato perché gli interventi relativi alla sonorità saranno eseguiti dodici mesi dopo nuovamente nel mese di agosto.

Allora si provvederà all’installazione e all’intonazione di tutte le grandi canne. Trattandosi di un lavoro artistico, in questo caso sarà fondamentale lavorare durante il giorno perché nelle ore diurne il nostro udito percepisce i rumori e i suoni in modo diverso. Ulteriori operazioni tecniche saranno eseguite invece nelle ore notturne. Dopo un mese dedicato al lavoro di intonazione, occorreranno altri tre mesi (necessari per uno strumento grande come l’organo che si dovrebbe installare nella Sala Santa Cecilia nell’Auditorium di Roma) per ultimare questo processo. In questi ultimi tre mesi, tuttavia, si lavorerà nelle ore notturne, dalle 23,00 (dopo l’ultimo concerto) alle 9,00 di mattina (fino all’inizio delle prime prove e dei primi lavori di pulizia nella sala) senza compromettere lo svolgimento dei concerti.»

Relativamente ai costi Klais scrive:

«Per un progetto di tale portata, inclusi l’installazione, gli incontri per il lavoro di progettazione e concertazione, i ponteggi necessari, i costi extra per lavoro notturno, l’intero processo di intonazione, si può calcolare realisticamente un preventivo complessivo di € 3.000.000.

Questi fondi non sono disponibili. In base alle esperienze che abbiamo fatto in tante sale da concerto e chiese di tutto il mondo, è possibile mettere insieme un importo di questo genere coinvolgendo uno o più sponsor. Pertanto non saranno sottratti fondi ad altri progetti. Per esperienza sappiamo che esistono sponsor disposti a promuovere, sostenere, o finanziare completamente un tale progetto. Un organo è una costruzione, uno strumento che non durerà solo per anni o decenni bensì per secoli. Molti sponsor sono interessati al fatto che l’oggetto frutto del loro generoso sostegno duri a lungo nel tempo. Un progetto d’organo che soddisfi esattamente questi criteri troverà molto facilmente dei finanziatori. Ad esempio l’organo della Elbphilharmonie ad Amburgo è finanziato in toto da un solo mecenate (Peter Möhrle).

Lo stesso dicasi ad esempio della Overture Hall a Madison (Pleasant Rowland) e per tanti altri progetti della nostra azienda i cui benefattori preferiscono restare nell’anonimato. […]

Considerando il nostro grande interesse per un progetto di questo genere, vi possiamo garantire che siamo disposti ad eseguire i lavori preliminari fino all’assegnazione dell’incarico senza richiedere alcuna retribuzione.»

La ditta Rieger, a sua volta, sempre nel 2012, produsse addirittura nella sua relazione anche disegni e simulazioni.

Questi studi vanificano ogni obiezione sulla fattibilità dell’impresa: ora è solo questione di volontà. La volontà di risolvere una situazione che da anni reclama soluzione.

Soluzione che in recenti colloqui con l’attuale Presidente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, M° Michele dall’Ongaro, abbiamo ipotizzato, riscontrando – in linee generali – un atteggiamento favorevole e propositivo.

Perquestoavremmobisognodiunulterioresostegnomoraledapartedituttiquanti amino l’arte e la cultura, sostegno che potrebbe manifestarsi attraverso dichiarazioni di solidarietà che possano contribuire alla formazione di un dossier attoarinforzareunagiàimportantepressionemediaticacheormaisifasentirenegli ambienti cittadini. Grazie alla forza di questa idea siamo riusciti a coinvolgere istituzioni di riconosciuta vocazione culturale come l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, la Società Dante Alighieri con la quale abbiamo organizzato una tavolarotondanelfebbraio2015incuièstatofattoilpuntosulla“storiadell’organo alParcodellaMusica”,rilanciatoilproblemaepresentatoilfestivalUnOrganoper Roma, e l’Accademia Tedesca Villa Massimo a Roma.

Da questa “pressione” ci aspettiamo di cogliere parecchi frutti.

Vorremmo coinvolgere più musicisti, artisti ed esponenti della cultura d’Italia, d’Europaediognipartedelmondoperdiffonderel’ideadiunorganorinato:nuovi spazimusicaliprovvistidistrumentisemprepiùimportanti,nuovelevediconcertisti rispettosisìdellatradizionemaapertiancheaformemusicalidiognitipo.
L’organo è anche questo.


SEGNALIAMO


Commenti

2 risposte a “UN ORGANO PER ROMA: L’INGOMBRANTE ASSENZA DELL’ORGANO CHE NON C’È”

  1. Avatar Stefano Torossi
    Stefano Torossi

    Giorgio,
    da sempre ammiro la tua determinazione in tutto quello che fai, ma in questa faccenda dell’organo hai superato e continui a superare te stesso.
    Bravo!!!

  2. Avatar Stefano Torossi
    Stefano Torossi

    Questa storia, anche se l’ho sentita tante volte, rimane un giallo appassionante, di cui si conosce fin dall’inizio il colpevole, ma non ancora il finale.