QUALE ESITO DEL VOTO

… E SU QUALE FAGLIA PER IL FUTURO DELL’EUROPA “OLTRE” L’ASTENSIONE?

Voto europeo e astensione incombente ma verso una quale stabilità del quadro complessivo? Nonostante le guerre, le poli-crisi economica, sociale e migratoria e le sfide ambientali e dopo l’uscita dal Covid – secondo le previsioni – si assegnerà fiducia alla democrazia e agli assetti politici europei esistenti? Questa la posta dell’Europa al voto e del perché la minaccia più forte è l’astensione.

Gli europei – secondo le previsioni – sembrano non volere cambiare la direzione di marcia e infatti non è previsto lo “sfondamento ” delle destre alla ricerca di stabilità e attenzione alle fonti di crisi. La BCE che fa scendere i tassi certo mostra di “accompagnare” se non aiutare questo esito. Compresa certo l’incertezza sugli esiti che emergeranno dalle elezioni americane e soprattutto il “timore” di un ritorno di Trump che rafforzerebbe un sostanziale isolazionismo sovranista degli USA soprattutto dal lato della difesa del perimetro democratico e di “guardiano del mondo”, in primo luogo a partire dall’Ucraina e da Gaza. Comunque un quadro globale che per la prima volta dal D-day di 80 anni fa (con 400mila morti americani) vede cambiamenti radicali di posizionamento a partire dalla Russia assente in Normandia con i paesi vincitori sul nazi-fascismo.

Le democrazie si uniscono in una ” Dichiarazione Normandia” per richiamare quegli stessi valori per un futuro possibile sempre più integrato dell’Occidente attorno ai suoi valori universali in un mondo sempre più interdipendente.

Un assetto politico dunque che – se verrà confermato – rafforzerà sull’esterno il sostegno alla difesa dell’Ucraina e anche la critica al Governo Netaniahu per l’intervento a Gaza per soluzioni negoziate. Gli effetti interni sulla politica italiana vedrebbero qualche “scossone” sull’avanzamento delle tre riforme chiave: premierato, autonomia differenziata e giustizia (separazione carriere). Scossone derivante dagli effetti asimmetrici sull’esito delle tre componenti della destra che possono introdurre spinte alla disunione (nazionale). Soprattutto se il risultato della Lega fosse molto al di sotto delle aspettative.

Il futuro che ci attende dovrà dirci allora se potremo ancora sperare in una democrazia attiva, aperta, pluralista e partecipativa contro democrature verticali, autoritarie e di “comandocrazia”. Il campo di prova rimarrà l’Ucraina con opinioni pubbliche sempre più divise e tuttavia dove alzare la posta servirà ad arrivare al negoziato con una Europa in primo piano e con piani di difesa e una politica estera comuni oltre che economica e industriale tra una Nato “rinforzata” seppure con minore centralità USA ( a prescindere dall’esito della battaglia tra Trump e Biden). Anche perché la faglia (anche e soprattutto di sicurezza interna ed esterna) che separa le democrazie dalle autocrazie ha ormai “contaminato” il cuore delle democrazie stesse sulle due sponde dell’Atlantico. In Europa se vinceranno le destre estreme anti-sistema e populiste-sovraniste con leader sotto attacco (violento e personale come in Slovacchia e in Danimarca) e in USA se vincerà Trump e i suoi seguaci, che già minaccia addirittura una “sedizione preventiva” in caso di sconfitta.

Una fibrillazione geopolitica anche funzione di una forte polarizzazione politico-sociale (da “svuotamento” o ” proletarizzazione” delle classi medie” e perdita di forza dei diritti universali) che speriamo le elezioni europee possano invece mitigare non solo resistendo ma ricostruendo una maggiore unità con regole a favore di decisioni a maggioranza e con una più forte vicinanza ai cittadini europei favorendone superiore coesione, inclusione e resilienza con riduzione delle tante diseguaglianze (economiche, sociali, educative, sanitarie e tecnologiche). Verso un quadro evolutivo dunque che potrà cambiare il ruolo dell’Europa nel mondo dopo il voto perché di questo ha bisogno l’umanità intera verso una nuova prosperità condivisa oltre che più giusta.


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