MI PIACE LO ZENZERO

Entro nella solita erboristeria, dove compro lo zenzero.

La gentile padrona non mi fa nemmeno parlare. Apre un vaso di vetro e inizia a riempire una piccola busta di plastica poggiata sulla bilancia.

Ogni tanto mi guarda per capire se va bene così o se ne voglio altro.

A un certo punto dico basta e la busta viene chiusa.

Pago quel che c’è da pagare, saluto la signora che contraccambia e me ne vado con il mio zenzero.

Di questa nostra piccola transazione non resta prova documentale se non lo scontrino (che però non dice cosa ho preso ma solo quanto ho pagato).

Talvolta, però, lo compro anche in un grande supermercato, e qui tutto cambia.

Lo zenzero giunge alla cassa già iper – documentato.

La confezione comunica molte cose: data di scadenza, provenienza geografica, modalità di conservazione.

Ora la cassiera la fa scorrere sul suo piano di lavoro e, al passaggio, la bustina emette una grande quantità di documenti.

A me comunica il prezzo ma intanto invia a una centrale la notizia dell’avvenuto acquisto.

Su quella base l’Intelligenza Artificiale che governa il supermercato decide immediatamente se sostituirla o meno sullo scaffale.

Non soltanto. Trasmettendo i dati, permette alla catena di supermercati di decidere se e quanto zenzero ordinare al fornitore e, su quella base, quanto pagarlo e a quale prezzo proporlo al consumo.

Insomma, comprando una bustina di zenzero ho contribuito, tramite la documentazione trasmessa, a ridurre il lavoro fisico del direttore commerciale e del suo staff.

Sostanzialmente ho partecipato attivamente alla produzione di plusvalore non tanto grazie all’oggetto merce (lo zenzero) quanto piuttosto grazie al documento che ha viaggiato sulle onde della Rete.

D’altra parte non avrei potuto rifiutarmi. Potevo solo decidere di non comprare lì ma tornare anche oggi in erboristeria. E poi, mi danno una tessera su cui maturano sconti a valere sui prossimi acquisti.

Detto in termini marxiani “ho lavorato”.

Ora, però, temo di essere ingrassato troppo e cerco di capire dal cellulare il valore nutritivo dello zenzero e gli eventuali rischi che ingerirne troppo comporta.

Apriti cielo, spalancati terra!

In un attimo sono diventato un importante referente di una vasta rete di produzione e commercializzazione.

Una immensa quantità di documenti in materia di zenzero si scarica sul mio povero telefonino. Domande, a cui devo rispondere. Dati, che sono cortesemente invitato a valutare, indirizzi di siti e di app che dovrebbero aiutarmi nel mio ipotetico sforzo di dimagrimento.

Documenti a cui debbo rispondere con altri documenti.

Non si deve ritenere che sia colpa dello zenzero, in quanto tale.

Se guardo una foto della mitica Sabrina Salerno, la mia richiesta di accesso e zoom è un documento immesso in Rete e la Intelligenza Artificiale ne prende atto.

Segnala alla signora Salerno che quella foto funziona e che dovrebbe farne altre così. Mi offre istericamente altre possibili belle donne da guardare sul computer.

Chissà perché queste signore hanno più o meno la stessa età della Salerno e sfoggiano analoghi decolleté.

Se avessi guardato i piedi invece delle tette avrei ricevuto fotografie diverse.

Ho “lavorato” ad aiutare Sabrina Salerno nella sua battaglia, immagino redditizia, per difendere il suo spazio nel mondo virtuale.

Sono dinamiche ben analizzate ed esposte nel bel libro di Maurizio Ferraris “Documanità, filosofia del mondo nuovo”, edito da Laterza nella collana I Robinson.

Mi scuso con lui, se mai leggerà questo pezzo, per la rozzezza delle esemplificazioni ma questo è uno sporco lavoro e qualcuno deve pur farlo.

È di assoluta evidenza che stiamo vivendo un processo assolutamente inarrestabile. Sarebbe però forse il momento di iniziare a porsi qualche ulteriore e più drammatica domanda.

Quando ero un ragazzino mio zio Albino, che aveva un avviato negozio di alimentari, vendeva tutto sfuso.

Lo zucchero, la farina, lo strutto, la pasta.

Alle sue spalle un bell’armadio bianco e azzurro con molti cassetti, caratterizzati da una scritta e da una finestrella.

Zio Albino apriva il cassetto e vendeva quanto gli era stato richiesto, sia in peso che in sostanza.

Le sue clienti gli consegnavano un quadernetto con la copertina nera su cui egli registrava la cifra impegnata in quel giorno.

Alla fine del mese, all’arrivo degli stipendi o delle pensioni, si tiravano le somme, si pagava e si ricominciava daccapo.

In negozio venivano i rappresentanti e, senza alcuna vera documentazione a sostegno delle sue decisioni, zio Albino decideva quanto, cosa e a che prezzo comprare.

Il rappresentante scaricava il richiesto e, una volta ricevuto il denaro, salutava con cortesia e rispetto.

Molto primitivo, certo. Ma un piccolo paese sardo da 3000 abitanti ci viveva benissimo.

L’unica intelligenza, non artificiale, era quella di zio Albino che conosceva i suoi clienti ma soprattutto sapeva che, se avesse sbagliato le previsioni, i soldi li avrebbe perduti lui.

Proviamo, adesso, a spostare più in alto le domande e le risposte che l’Intelligenza Artificiale fornisce soltanto sulla base dei numeri che indicano una propensione per il sì o per il no.

Poniamo, per esempio, che un attore comico in fine di carriera incontri un raffinato intellettuale visionario ed entrambi sognino un mondo in cui tutti i cittadini, con un consenso o un rifiuto, decidono davvero su tutto.

In fondo, il parere di uno conta quanto quell’altro.

E poniamo che, con questo sistema, cominciamo davvero ad interrogare gli italiani su cose più importanti delle (pur apprezzabilissime) tette della Salerno.

Poniamo, sempre per fantasticare, di scoprire che una vasta maggioranza sarebbe decisamente a favore del ritorno alla pena di morte per reati particolarmente gravi.

Diremo dunque loro che la Costituzione la esclude per sempre?

Davvero in questa maniera rafforzeremo la nostra democrazia? Sarebbero contenti di sapere che in una dimensione etica così personale il loro giustificato parere non conta nulla?

E, ancora, poniamo che l’Intelligenza Artificiale li interroghi sulle migrazioni di massa dall’Africa verso l’Italia.

Ci stupirebbe davvero se i cittadini italiani ordinassero alla Marina Militare di schierarsi alla difesa armata del Suolo Patrio?

È evidente che chi ha prospettato questo percorso lo ha fatto soltanto per dare una forma tecnologicamente avanzata al populismo pensando di trarre vantaggio dal rappresentare i sentimenti più elementari di un Popolo a cui viene negata ogni identità, ogni cultura, ogni appartenenza.

Ma è altrettanto evidente, anche nella rabbia che ci circonda e nelle castronerie che sentiamo spesso dire, che il danno fatto al tessuto civile italiano è stato enorme.

Consideriamo, per finire, che molte scelte a cui si potrebbero chiamare i cittadini non hanno una dimensione etica e operano su un terreno assai più tattico e ristretto.

Cosa scoprirebbe, per esempio, l’Intelligenza Artificiale se sondassimo la possibilità di cedere i nostri Porti Marittimi per conferire il ricavato a tutti i cittadini?

Si potrebbe persino pensare che li possiamo cedere, per guadagnare di più, ai cinesi travestiti da tedeschi.

Ah, già, che stupido che sono! Quello lo stanno già facendo.


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