DARWINISMO SOCIALE E ALTRI PROBLEMI DELLA SCUOLA

L’avvento del governo Meloni e l’aggiunta della parola “merito” nel nome del ministero della pubblica istruzione, ha aperto un dibattito filosofico molto interessate su cosa sia la meritocrazia e come si innesta nel contesto scolastico. A tal proposito il 25 ottobre 2022 il ministro Valditara, in occasione del discorso di fiducia alla camera diceva: “Il merito è un valore costituzionale e lo strumento per valorizzare i talenti di ognuno. La scuola è l’infrastruttura più importante del Nostro Paese”.

Ricordiamo infatti che il concetto di “merito” è presente nell’articolo 34 della costituzione, a tutela di quello che un tempo era l’ascensore sociale, ora bloccato, e che doveva garantire l’emancipazione dei figli delle classi sociali meno abbienti.

Preso atto di questo, la domanda che si pongono in tanti è la seguente: che cosa è andato storto? In primis l’applicazione della meritocrazia tout court in una società diseguale in partenza. Infatti, se immaginiamo la società come una gara di corsa dei cento metri, sarebbe corretto avere tutti i partecipanti sulla stessa linea di partenza concettualmente. La realtà invece è che alcuni partono qualche metro più avanti, altri qualche metro più indietro e addirittura con degli ostacoli nel loro percorso. E’ un’osservazione banale e scontata, eppure visto il dibattito sulla scuola di questi tempi, non si direbbe.

Una prima causa di questa distorsione è il mancato adattamento dell’istituzione scolastica al contesto storico presente, Inizialmente infatti, la scuola si innestava in un contesto socioeconomico caratterizzato da una forte domanda di lavoratori e da una scarsa innovazione tecnologica, che poteva consentire anche agli studenti meno “bravi” ed economicamente svantaggiati di ottenere un’occupazione subito dopo il diploma.
Oggi invece la domanda di lavoratori è nettamente diminuita, e questo in parte crea quel fenomeno chiamato “inflazione dei titoli”, cioè lavoratori troppo qualificati per un determinato lavoro. Questo perché a causa della scarsa domanda di lavoratori, gli studenti (coloro che se lo possono permettere chiaramente) frequentano le università per più tempo, nell’attesa che i posti di lavoro a loro congrui si liberino.

Altra concausa, che ha contribuito a questa situazione, si è concretizzata dopo un decennio di razionalizzazioni e tagli del personale. Ricordiamo che dopo la crisi del 2008 e l’esplosione del debito pubblico, i maggiori interventi di contenimento della spesa sono stati fatti proprio sulla scuola e la sanità. Il nesso causale è quindi nella distribuzione delle risorse disponibili. Di solito, la distribuzione secondo il metodo meritocratico e non democratico, si attua in presenza di una scarsità di queste risorse, quando si dice che la “coperta è corta”.
E in questo caso quelle risorse tagliate sarebbero state di grande aiuto per eliminare o quanto meno ridurre gli ostacoli sopracitati, e cercare di riallineare i partecipanti di questa gara immaginaria sulla linea di partenza.

Il risultato più tangibile di quanto scritto sopra, è l’alta percentuale di dispersione scolastica, che secondo l’ultimo reportage di INVALSI risalente al 2022, raggiunge quota 12,7%, la terza più alta in Europa, peggio di noi fanno solo Romania: 15,5% e Spagna 13,3.

E non solo. C’è un dato che ci vede sopra la media europea, ovvero quello relativo ai NEET, acronimo che sta per “Not in Education, Employment or Training”. E si attesta al 23,1%. I NEET sono giovani che non studiano e non partecipano a stage lavorativi, sono sostanzialmente emarginati dalla società. Questo è solo uno dei tanti effetti di quello che viene chiamato “Darwinismo sociale”, che porta alla selezione negativa di alcuni componenti della società a discapito di altri.

Per ultimo ma non meno importante, il dato relativo ai minori che vivono in povertà assoluta, che ammontano a 1 milione e 400 mila individui, il 14,2%, dato in crescita rispetto al 2020. Ricollegandoci all’esempio della gara, non sono pochi quindi, i ragazzi che partono da situazioni di svantaggio, o che partendo da situazioni leggermente migliori, rischiano di finire indietro.

L’Italia è un paese che, come noto, si sta progressivamente impoverendo, nonostante la nostra presenza al sesto posto come potenza economica sullo scacchiere Internazionale. Per evitare una possibile “Argentinizzazione” del paese, un primo passo potrebbe essere quello di investire massicciamente nell’istruzione per una visione nel lungo termine. Così da poter ristabilire anche i veri principi meritocratici della nostra costituzione.


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