No, non possiamo e non dobbiamo gioire per la ingloriosa fine del Movimento inventato a suo tempo dal grande attor comico genovese.
Pur se ne abbiamo sempre denunziato l’assoluto vuoto politico.
Pur se ci ha indignato l’uso strumentale dell’insulto anche di carattere fisico che a loro era permesso mentre a noi si doveva applicare la “culture woke” che mai avrebbe consentito il riferimento a caratteri fisici dell’avversario politico.
Pur se li abbiamo visti inneggiare dal balcone alla definitiva sconfitta della povertà da essi ottenuta e poi li abbiamo visti sbancare in pochi colpi il Bilancio dello Stato Italiano.
Pur se li abbiamo visti cambiare vorticosamente schieramento, dimenticare domani quel che stanno dicendo oggi, sino al capolavoro di un Presidente del Consiglio capace di guidare un governo bis con una maggioranza opposta a quello precedente.
Pur con tutto questo non possiamo essere contenti che si auto estinguano in un polverone di insulti di carattere tribale.
La morte del Movimento 5Stelle è la estinzione dell’ennesimo progetto politico di carattere complessivo che tendeva, per quanto assai malamente, a trovare le forme e i modi per rappresentare e trasferire in attività istituzionale pulsioni, volontà e desideri del Popolo Italiano.
Esso si fondava su un presupposto tanto affascinante quanto inesistente.
L’idea, cioè, che la diffusione di Internet e la costante connessione di tutti i cittadini fra loro avrebbe finalmente permesso la realizzazione di quella democrazia totale e diretta che romanticamente attribuiamo alla agorà della antica Atene.
La piazza, cioè, in cui bastava entrare (ora connettersi) per partecipare attivamente e decisivamente al governo e all’indirizzo della cosa pubblica.
Quella prospettiva, quel sogno, veniva vissuta e presentata come possibile affermazione della libertà totale.
In un futuro a breve ogni decisione, piccola o grande, sarebbe stata assunta direttamente dai cittadini che avrebbero finalmente potuto mangiare quel “tonno” (l’esercizio del potere) sinora custodito in una scatola di latta da sventrare.
Sapevamo, per la verità, che si trattava di un sogno frequentemente ricorrente nella Storia dell’Umanita.
Si era trattato, magari, della speranza alla Rousseau di un ritorno a un presunto stato naturale. Oppure dell’utopico falansterio di Fourier che avrebbe dovuto costituire il modello per una società egualitaria, giusta e perfetta.
E, in fondo, cosa sognava Davide Lazzaretti, il mitico “Cristo dell’Amiata” ucciso ad Arcidosso dalle guardie sabaude nel 1878?
Costruire una società fatta di eguali e guidata, anche quella, da un Garante che segnalava il prospero futuro.
Stavolta però, ci dicevano, sarebbe stato tutto assai più facile grazie alla possibilità offerta dalla tecnologia di consultare effettivamente e immediatamente tutti i cittadini.
Ogni decisione sarebbe stata dunque assunta collettivamente e, anche se fosse stata errata, nessuno avrebbe potuto recriminare.
Un mondo, insomma, in cui (come venne detto) uno vale uno e nessuno può arrogarsi il diritto di valere due o addirittura di più.
Bello, vero?
Un fine talmente nobile può avvalersi anche di strumenti immondi.
Così l’insulto, la maldicenza, l’allusione perversa contro la politica democratica diventarono normali strumenti di lotta politica.
Agli italiani venne detto e ripetuto che non potevano riporre alcuna fiducia nelle elezioni democratiche e in quel che ne risultava.
Una strada non diversa tentò, tra il ’44 e il ’48, il Fronte dell’Uomo Qualunque.
Non disponendo però di un attor comico unirono alla maldicenza altre forme di spettacolarizzazione.
Per risolvere l’annoso problema della distanza fra Sardegna e Italia continentale proposero di installare un grosso perno nel porto di Olbia e una grande catena fra il porto di Cagliari e quello di Citavecchia.
Così, tirando con sufficiente forza, l’Isola avrebbe ruotato su se stessa e sarebbe stato possibile arrivare in Continente senza andar per mare.
Risulta che qualcuno ci credette.
Ma soprattutto risulta che i Partiti di massa si impegnarono tutti a fondo per costruire, pur nelle varie posizioni, un complesso e diversificato sistema di raccolta e rappresentanza delle volontà e delle necessità dei cittadini
Il Qualunquismo venne sconfitto e si determinò, per quanto con molti limiti, un sistema di esplicita assunzione di impegni e responsabilità delle diverse forze politiche che si traduceva volta per volta nei risultati elettorali, caratterizzati da una alta partecipazione al voto.
Ma poi il sogno del noto comico genovese trovò le sue basi di massa nella distruzione del sistema democratico italiano ad opera del fenomeno Tangentopoli e della sua consapevole rappresentazione.
Le forze politiche della Seconda e successiva Repubblica non ebbero la intelligenza e la forza per riallacciare veri e profondi rapporti con gli italiani.
Si rifugiarono spesso nelle stesse forme di lotta e di espressione del Movimento che si sentiva “rivoluzionario”.
Da qui la frenetica crescita dell’astensionismo, plastica rappresentazione dell’inquinamento deliberatamente attuato nei confronti della vita democratica.
Che dire?
Mentre li vediamo auto distruggersi valga anche per loro il sintetico pensiero attribuito a Pietro Nenni:
“Abbiamo combattuto per entrare nella stanza dei bottoni, ma quando ci siamo riusciti abbiamo scoperto che i bottoni non sono in quella stanza.”
SEGNALIAMO
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