di Aldo Di Russo
“Vicino al Colosseo… c’è Monti”, così si intitolava un documentario omaggio di Mario Monicelli al rione di Roma in cui abitava. Non è difficile innamorarsi del rione Monti, a me è successo cinquant’anni fa, quando ci sono venuto a vivere e quando ho cominciato a scoprire l’anima del mondo artigiano che popolava le sue botteghe.
Era un luogo senza tempo dove l’humanitas, sì, proprio la Magnifica Humanitas dell’enciclica di Papa Leone esisteva già ed era il collante che teneva coeso un popolo e che oggi fa da attrazione e tiene unite le attività del rione. Sarebbe inutile raccontarne la storia, inutile raccontarne le vestigia che lo fanno un centro vitale al tempo di Cesare, perchè senza lo spirito e la cultura della sua gente, senza la sapienza artigiana, senza il vero interclassismo l’avverbio “insieme” non avrebbe il significato che la rione Monti oggi ha.
Così convivevano registi e falegnami, rilegatori e giornalisti, futuri presidenti della Repubblica e orafi a rappresentare quella che Pasolini chiamava “sapere e modo d’essere”, codice di comportamento concreto, reale, “visibile nel vissuto esistenziale” e indipendente dal grado di istruzione. Oggi l’omologazione sembra aver ridotto tutto a un insieme irriconoscibile, ma nel rione Monti, a Roma, oggi, esattamente da cinque anni, al 220 di via Panisperna c’è una libreria “Panisperna 220” che risponde ad antichi canoni di umanità e di capacità di ascolto degli altri. Un’eccezione nel mondo del consumo e dell’individualismo sfrenato, un luogo dove il libro, certo un oggetto importante per la civiltà, ma oggi anche oggetto di mercato e di moda, è considerato una frontiera, limite aperto verso territori ignoti.
Non è un supermercato del libro, ma una selezione fatta a monte per generare incontri, crescere, avere suggerimenti e consigli, prendere il tempo di decidere, immersi in due enormi poltrone, oppure fermarsi ad assistere alle presentazioni e alle conferenze a cui il pubblico è ormai abituato e affezionato.
Perdersi tra scaffali e tavoli significa trovare percorsi selezionati senza cedere alla moda e al mercato. Da Panisperna 220 persino i Greci e i Persiani, nemici per secoli, hanno ceduto le armi e lasciato il loro confronto ai versi di Omar Khayyām e Konstantinos Kavafis: un luogo dove la curiosità sconfigge i pregiudizi, dove in un mondo di paure, si vendono speranze al prezzo di un libro che qualcuno ha già letto per noi. Un luogo che sconfigge una delle peggiori manie dell’era in cui viviamo, l’idea che chiunque possa fare a meno degli altri.
Non basta uno scaffale per fare una libreria, una cucina per fare un ristorante, un paio di forbici per fare un barbiere, occorre “sapere e modo d’essere”, come avrebbe detto Pier Paolo Pasolini, ed è questo sapere che nel quinto compleanno di Panisperna 220 vogliamo celebrare con tutto l’affetto possibile da parte mia e de “Il Mondo Nuovo”.













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