di Giampaolo Sodano
È da polites (cittadino in greco) che deriva la politike (politica), cioè la capacità di governare la polis (la città). Sono trascorsi quasi trenta secoli dalla nascita della parola politica, da quando cioè i greci pensarono ad un modello di governo della polis basato sulla partecipazione collettiva e non più elitaria.
Le consultazioni elettorali degli ultimi trent’anni, sia a livello locale che a livello nazionale o europeo, hanno messo in evidenza un rilevante e crescente astensionismo. Un fenomeno che manifesta una diffusa disaffezione alla politica. Viviamo una fase di transizione in cui convivono l’economia industriale e la nuova economia digitale che ha prodotto cambiamenti non solo nella economia e nella produzione ma soprattutto nelle tendenze culturali, nei consumi e negli stili di vita.
Di fronte a cambiamenti profondi è errato immaginare uno sviluppo naturale delle cose sulla base del patrimonio culturale che abbiamo ereditato dal secolo scorso perché non fa comprendere fino in fondo i fenomeni della stessa transizione.
Siamo difronte ad un problema che è innanzitutto culturale ed educativo perché è necessario conoscere la storia e conservare la memoria per progettare il futuro.
La politica è l’insieme di due diversi elementi, gli ideali e i programmi. Una politica senza ideali è un intreccio di scelte senza prospettiva, ma una prospettiva senza una coerente e adeguata programmazione risulta inefficace. Quindi alla base di una rinnovata educazione alla politica vi è la necessità di mantenere unite queste due dimensioni.
Sappiamo che questo non è possibile se non attraverso una partecipazione ad ambiti associativi. La scomparsa dei partiti che hanno fondato la Repubblica, anche se non del tutto rispondenti al dettame costituzionale, ha determinato la crisi della cosiddetta prima Repubblica, e le nuove formazioni politiche non sono in grado di riempire il vuoto che si è determinato, perché hanno strutture, meccanismi di funzionamento, per cui è reso difficile l’accesso, così che le scelte che operano non sono frutto di un lavoro collettivo ma discendono dall’alto peraltro condizionate fortemente dalle opinioni rilevate nei sondaggi.
Non possiamo, pertanto, trovare una soluzione al tema della disaffezione alla politica se non ricostruiamo il tessuto di una cultura politica promuovendo un processo educativo fatto di studio e di confronto delle idee. Perché la politica non è soltanto capacità di governare così come la democrazia non è soltanto un’istituzione.
La politica ha bisogno di “un nucleo di senso originario”, nel senso che ogni forma politica ha bisogno di un nucleo originario che la definisce. Nella storia dell’Occidente il nucleo è stato prevalentemente il cristianesimo.
La crisi del pensiero è di straordinaria attualità e dalla cui soluzione dipende una nuova legittimazione della politica. Edgar Morin scrive che “necessita che si restaurino una concezione, una visione del mondo, un sapere articolato, un’etica, una politica”.
L’obiettivo della Scuola di cultura politica, promossa dall’Associazione ex Parlamentari della Repubblica e dall’Università Unitelma Sapienza, è la formazione e la diffusione della conoscenza, in particolare della cultura della politica democratica.














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