di Dom Serafini
In qualsiasi settore si alternano le opinioni sia per la regolamentazione che per la deregolamentazione. Per le aziende che sviluppano IA, invece, la scelta è netta: regole per il proprio prodotto, ma nessuna restrizione per tutto il resto.
È facile capire perché imprenditori sostenitori del laissez-faire e delle politiche del presidente americano Donald Trump auspichino un intervento normativo governativo: senza regole, l’IA sarebbe esposta a rischi legali e potenziali richieste di risarcimento danni.
Come sostiene Dario Amodei, CEO di Anthropic (importante azienda sviluppatrice di IA), quando pone la domanda “Chi è responsabile [per l’IA]? Spetta a tutti noi sollecitare l’intervento del governo”.

A quanto pare, anche gli altri principali protagonisti del settore, come Sam Altman (OpenAI) ed Elon Musk, concordano sull’opportunità di avere un soggetto terzo a cui attribuire la responsabilità in caso di danni causati dall’IA, dato che una normativa limiterebbe la responsabilità legale. Sfortunatamente per loro, la risposta di Trump nel loro caso é stata categorica: niente controllo o regole governative sullo sviluppo dell’IA.
Il ragionamento di fondo da parte degli imprenditori di AI è che sarebbe preferibile ottenere un sigillo di sicurezza governativo: in questo modo, se qualcosa dovesse andare storto, la colpa ricadrebbe sulle norme vigenti anziché sull’IA stessa e senza rallentarne lo sviluppo. Un esempio potrebbe essere fornito dall’IA che pilota le auto senza autisti: se un’auto con autista causasse un incidente, la colpa ricadrebbe sull’autista, se invece l’auto fosse completamente automatica senza autista, la colpa sarebbe chiaramente dell’auto. Si pensa che questo sia il vero motivo per cui aziende automobilistiche come BMW e Mercedes abbiano sospeso la produzione di auto completamente automatiche, e non il fatto (o la scusa) che i costi sarebbero stati troppo alti.














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