di Piercamillo Falasca
C’è un momento in cui una vicenda apparentemente tecnica (la ripartizione di fondi europei per la difesa) smette di essere burocrazia e diventa radiografia. Il caso SAFE è esattamente questo: la lastra che mostra la frattura profonda della politica italiana. La sceneggiata andata in scena in Parlamento sull’uso dei 14,9 miliardi di euro a tassi super agevolati è la prova che dentro la maggioranza siede un partito, la Lega, il cui compito sistematico (di matrice moscovita) è frenare ogni passo dell’Italia verso la sicurezza europea.
E mentre a Roma si recita la commedia delle parti, la realtà bussa alla porta con un cratere di dieci metri. Giovedì 30 luglio il premier polacco Donald Tusk ha confermato che, durante un massiccio attacco missilistico russo contro l’Ucraina occidentale, lo spazio aereo polacco è stato violato: un oggetto si è schiantato in un campo del Lublino, a due chilometri dalle case, tra i villaggi di Tarnawa-Kolonia e Biskupice. Un frammento di guerra caduto dentro i confini dell’Unione europea, dentro la Nato, non è una causalità imprevista, ma una evenienza che il Cremlino oggi mette in conto quando sceglie deliberatamente di spingere la propria azione bellica a pochi chilometri dal confine tra Ucraina e Polonia, cioè tra Ucraina e NATO. È solo il grande senso di responsabilità dei governi europei, in primis di quello polacco, che evita all’avventuriero russo di far scoppiare la guerra mondiale.
Ma ogni provocazione che l’Europa lascia cadere può incentivare Putin ad alzare la posta, a meno che il dittatore russo non veda una reazione ormai necessaria: il risveglio della Fortezza Europa e l’impiego della sue (ancora) incommensurabili risorse a protezione dei suoi cittadini. Da questo punto di vista, il SAFE è persino un investimento di piccolo cabotaggio, ma è il segnale opportuno.
Mentre la Commissione chiede importi certi e tempi definiti per l’accesso alle risorse da parte del governo italiano, mentre Polonia e Paesi baltici premono per riallocare i fondi ancora disponibili, il partito di Salvini gioca a prendere tempo e a farne perdere all’intera industria della difesa italiana.
Ma il vero spettacolo, quello che rivela la natura esistenziale del rischio, è la simmetria. Perché la malattia non è di destra né di sinistra: è trasversale, ed è più profonda proprio perché unisce chi non si parlerebbe mai. Da un lato i filorussi convinti – Vannacci, Salvini, e nel campo opposto Conte, Appendino, Di Battista – che il disarmo lo predicano per vocazione. Dall’altro i pacifisti ideologici (Fratoianni, Bonelli, pezzi del Pd). Quelli che, credendo di difendere la pace, difendono l’immobilismo di chi la pace la vuole solo come sinonimo di resa.
l risultato è identico: un’Italia che rema, consapevole o no, verso l’unico interesse strategico che ne trae vantaggio, quello di Mosca.
Per questo, con Europeisti.eu, abbiamo lanciato un appello trasversale: le forze che si dichiarino europeiste, portino la questione SAFE in Parlamento con una mozione a sostegno dell’utilizzo pieno e tempestivo dei fondi Safe. Fratelli d’Italia e Forza Italia si assumano la responsabilità di approvarla o respingerla; lo stesso faccia il Pd, davanti al Paese e alla luce del sole. Chi la respingesse manderebbe un messaggio devastante: quello di un’Italia che sceglie di autoescludersi dalla difesa comune europea.
Resta il punto da martellare finché non entra nella testa degli italiani. Costruire oggi la difesa europea non significa militarizzare il continente né arruolarsi in una guerra altrui. Significa il contrario: libertà, perché solo chi sa difendersi resta padrone del proprio destino; dignità, perché nessuno negozia da pari con chi si è volontariamente disarmato; sovranità, quella vera.
Siamo a un bivio, europeo e massimamente italiano, quello tra libertà e sottomissione.












