LADY GIORGIA (e poco altro)

PEO

Giorgia Meloni ottiene il massimo risultato con il minimo sforzo. Oltre a Meloni davvero poco, a sinistra come a destra, e il voto delle europee rischia di essere un plebiscito pro o contro la premier.

Giorgia Meloni è l’ “Uomo dell’anno” 2023 secondo “Libero” ed è la “quarta donna più influente al mondo nel 2023, secondo Forbes, dopo Ursula von der Leyen, Christine Lagarde e Kamala Harris. Dopo la conferenza stampa di inizio anno probabilmente non ci sono più dubbi sul fatto che è la numero uno assoluta della politica italiana, nonostante una postura non sempre impeccabile e le stranezze di un entourage non sempre all’altezza. Ma, non ce ne voglia nessuno, non ci sono più dubbi nemmeno sul fatto che intorno a lei c’è davvero poco.

Meloni passa per grandissima statista senza dire granché, del resto quella di fine anno è una conferenza stampa in cui le domande dei giornalisti fanno la differenza. Lei aggiunge poco alle domande ma le reazioni alla conferenza sono praticamente niente. Da sinistra un generico lamento a quello che Meloni non dice, a destra un appiattimento che dimostra che oggi la maggioranza di destra centro è totalmente trainata dal leader, come forse nemmeno ai tempi di Berlusconi lo è stata.

Insomma oggi nella scena politica nazionale di fatto in campo ci sono la Meloni, Papa Francesco e Mattarella. Oltre a loro ad occupare la scena sono i partiti in crisi con leader deboli. Anzi, i partiti sono in crisi perchè hanno leader alla ricerca costante ed affannosa di like e di follower. Per essere leader bisognerebbe anche avere un pensiero, cosi come per essere uomini di stato non bisognerebbe annunciare in conferenza stampa di dover andare in bagno.

Il punto non è quello che non ha detto la Meloni, quanto piuttosto quello che non hanno detto tutti gli altri. Che Meloni sia forte, anzi fortissima non è in discussione. Piuttosto fa notizia quanto gli altri oggi siano deboli.

Che il 2024 potrebbe essere l’anno della politica lo abbiamo scritto più volte, considerando che siamo in una fase di cambiamento decisiva per il nostro paese e che nel mondo di oggi i fatti politici e sociali sono sempre più connessi tra loro e il mondo è sempre più piccolo. Si vota in India a Taiwan, in Russia, negli States, nel Regno Unito e piccolo particolare si vota in Europa, l’unico orizzonte possibile per noi, economicamente e politicamente.

Gli altri

Il Pd è in una fase di metamorfosi il cui esito è iperscutabile, il centro alla disperata ricerca di un autore, di un senso e di una identità, la Lega di lotta e di governo alterna due volti sempre più distati tra loro. A sinistra nessuno sembra essere attrezzato per proporre una alternativa. A destra prevale la tattica per non perdere posizioni e influenza, tenendo conto che nella testa degli elettori il bipolarismo è ormai acquisito e ha il volto del leader, non quello del programma, in Italia come in tutto il mondo.

Questo vuoto intorno al leader ne garantisce il successo ma forse non la longevità, cosi come è stato per gli altri leader che sono venuti prima di lei. Nel caso delle elezioni europee che sono proporzionali, la mancanza di alternative rischia di trasformare il voto di giugno in un plebiscito a favore o contro la premier. E che proprio il plebiscito determinerà un ulteriore incremento dell’astensione dal voto, in un anno che si preannuncia caldissimo, non solo dal punto di vista climatico e non solo per i conflitti a Gaza ed in Ucraina.


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