UN MITO DA SFATARE

Il nostro Rinascimento pullula di nomi importanti nell’ambito della pittura e di altrettanti personaggi quali, ad esempio, Bellini, Tiziano, Giorgione ed un certo Vincenzo Catena. Quello di cui oggi voglio parlarvi è di Giorgione, ovvero Messer Zorzon da Castelfranco Veneto: “il Burino” c.d. propri perché veniva dalla periferia, ossia da Castelfranco. Formatosi nella bottega di Giovanni Bellini ebbe grande attenzione per la natura e Vasari lo collocò tra gli iniziatori della maniera moderna dopo Leonardo.

Per poter parlare di Lui però devo innanzitutto sfatare un mito Sì perché sappiamo tutto o quel che c’è stato dato sapere di questo artista considerato, oggi, un mito della pittura di scuola veneta. In effetti, a suo tempo, egli non fu per niente apprezzato per le sue opere, anzi fu declassato nonostante le vare commissioni che gli venivano affidate da personaggi importanti veneziani.

Dobbiamo agli inglesi, nell’800 l’ascesa all’Olimpo dei Grandi del nostro Giorgione, per loro fu semplice portare all’attenzione di tutti l’opera del pittore. Egli morì a soli trentatré anni di peste, che colpì Venezia nel 1510, molte sue opere non sono firmate, ma spesso, reconsate a quattro mani, infatti nei musei difficilmente troviamo opere firmate dal Giorgione, tutto al più, come nel caso dell’Accademia di Venezia, scopriamo accanto al “Tramonto” opera conosciutissima la scritta “attribuita al Giorgione”. L’unica opera firmata è “Laura” un ritratto di donna costellata di foglie di alloro simbolo di fedeltà probabilmente commissionata da un promesso alla sua sposa in occasione del loro matrimonio.
Sul retro di tale quadro si trova un cartiglio con uno scritto del Giorgione nel quale dichiara che quell’opera era stata eseguita da Lui, da Lui che era amico di Vincenzo Catena (ecco che compare) un allievo scadente del Bellini.

Immaginate in quale considerazione era tenuto il grande Giorgione! Quindi ritornando al suo ripescaggio, messo tutto in un gran calderone, si creò il mito che oggi tutti noi riconosciamo.

Ma, torniamo alle varie commissioni, tra i lavori più importanti che gli furono commissionati, vale la pena citare quello affidatogli dalla Serenissima. Mi riferisco all’affresco eseguito sul “Fondaco dei tedeschi” o “Fontego” come ancora oggi lo definiscono i veneziani. Un antico palazzo adiacente al Ponte di Rialto risalente al XIII Secolo destinato all’approdo e allo stoccaggio di merci provenienti dal Nord. Il Giorgione si impegnò non poco nell’eseguire tale affresco e, pare, che sotto l’impulso del momento storico che stava vivendo per la diffusione della Cabala (movimento mistico sorto nel XV secolo tra pensatori non Ebrei ed Ebrei convertiti al Cristianesimo), non sempre visto in maniera bonaria dalla Chiesa poiché spesso tale movimento rasentava l’esoterismo, dipinse strane cose così definite da coloro che le giudicarono, quali segni astrali e immagini di animali che non furono graditi tantoché sia il Bellini che gli altri non ritennero giusto il compenso pattuito precedentemente con la Serenissima per quel lavoro e fu così che il povero Giorgione dovette accontentarsi di un compenso sanatorio.

Dell’affresco eseguito sul Fondaco, divenuto poi il palazzo delle Poste, non esiste più nulla se non qualche frammento custodito nei Musei. Al suo posto ora sorge un complesso di negozi con annessi ristorante e bar però, passeggiando tra tanta modernità ogni tanto si incontra qualche scritta che ci rammenta l’antico Fondaco.

Tra le opere attribuite al Giorgione val bene ricordare, oltre a quelle citate, il “Fregio delle arti liberali e meccaniche” un ciclo di affreschi conservati in casa Pellizzari in Castelfranco Veneto. Tale fregio si srotola nella parte superiore delle pareti e rappresenta gli strumenti delle arti liberali, strumenti musicali e oggetti di astronomia, ma la sua importanza è legata alla testimonianza che l’artista in questione era in stretto rapporto con le teorie astronomiche ed astrologiche di uno dei massimi esponenti dell’epoca: il campano Giovanni Battista Abioso e che pertanto ciò giustifica le varie figure ritenute strane sul Fondaco, di astronomia e astrologia. Il resto è storia vissuta che è arrivata ai nostri giorni, attraversando mari e monti, seguendo il ritmo del pensiero che mai si interrompe e che ancora acconsentirà a tutti coloro che lo vorranno di costruire o decostruire nuove immagini e immaginazioni come fa lo storico secondo Walter Benjamin e cioè inventandosi di volta in volta “straccivendolo della storia”.


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