TROPPE, TROPPE “RIVELAZIONI”

Vi è stato, nel corso degli ultimi anni, un enorme aumento delle cosiddette rivelazioni, e sin qui andrebbe anche bene.

Di norma esse si applicano a scandali, personaggi e fatti storici o contemporanei che paiono in grado di attirare la attenzione del pubblico.Il guaio è che al diffondersi delle “rivelazioni” non corrisponde assolutamente una crescita delle informazioni effettivamente disponibili e della conseguente consapevolezza collettiva.

Anzi, queste esplosioni di verità non si sommano le une alle altre per costituire quadri di insieme. Piuttosto, sopravvivono per qualche mese nel sistema della comunicazione attirando spesso una base di supporter che si felicita di avere finalmente in mano la chiave per capire una cosa o un momento.

Poi si dissolvono per essere sostituite da nuove. I tifosi dimenticano la rivelazione e attendono la prossima da condividere sui social.

Dietro questa strana fenomenologia vi è certamente la richiesta continua da parte della Rete di avere nuovi documenti da far girare che si unisce alla felice disponibilità degli utenti di partecipare al gioco. Ma questa non è una spiegazione sufficiente.

Dietro l’esplosione di “rivelazioni” e di “rivelatori” si nasconde, assai più grave e pericolosa, la diffusione della tendenza al rifiuto della complessità. Essa viene considerata come un’astuzia dei furbi, elaborata per allontanare la gente dalla verità che sarebbe, al contrario, semplice e chiara.

D’altra parte, se si ritiene di poter festosamente gridare che si è sconfitta la povertà è evidente che si adotta, e si vuol far circolare, una visione del mondo a dir poco semplicistica.

Per questo occorre cercare di far chiarezza sul concetto stesso di rivelazione intesa come spiegazione totale di quel che non si capiva o non si conosceva.

Inoltre, personalmente non mi scorderei che di Rivelazione ve ne già stata una e quella merita l’iniziale maiuscola.

Un processo storico, piccolo o grande che sia, è determinato dall’essere l’insieme di un numero infinito di fattori che spesso si dispiegano nel tempo anche molto prima del fatto stesso.

Nessuno di questi fattori ha da solo la forza di spiegare una dinamica minimamente degna di attenzione. La catena dei fatti, nello spazio e nel tempo, è praticamente infinita.

Io posso “rivelare” che la sconfitta napoleonica a Waterloo è frutto della incoscienza di Michel Ney che si dimenticò i chiodi per bloccare la batteria di cannoni nemici che aveva eroicamente conquistato.

Ma forse in quel momento la sua psiche scontò l’aver tradito Napoleone alla sua prima caduta e l’essersi nuovamente schierato al suo fianco durante i “cento giorni”.

Potrei “rivelare” questo e forse sarei di moda per qualche giorno. E perché Hitler iniziò, contro il parere del suo Stato Maggiore, l’Operazione Barbarossa attaccando inaspettatamente il suo alleato Stalin?

Anche qui sarebbero possibili “rivelazioni” a randa. La verità è, purtroppo o per fortuna non so, che ogni azione dell’uomo trascina con sé una miriade di fattori interagenti fra loro che provengono da altri migliaia di fattori, dislocati nel tempo e nello spazio. Ognuno di questi influenza e determina gli altri elementi in gioco, in un sistema di interazione globale che è il fascino e il senso della complessità.

Se quel 18 Giugno a Waterloo il generale prussiano Blucher non avesse scelto di ignorare la sua antipatia per Wellington non si sarebbe presentato sul campo di battaglia e Wellington avrebbe perso. Del resto aveva già scritto a una sua amante di allontanarsi poiché la battaglia sembrava perduta.

La Storia sarebbe stata diversa. Che “rivelazione”! In verità, noi dovremmo accettare la complessità e non cercare di piegarla alla nostra volontà creativa.

Se nessuno avesse rivelazioni superiori da fare ma aggiungesse le sue ricerche al quadro, magari come ipotesi o possibili spiegazioni, le cose andrebbero meglio. Ci sarebbe possibile allora fare un passo prezioso e ulteriore.

Potremmo, cioè, iniziare ad ammettere che siamo noi (e prima di noi sono stati altri uomini) a creare attraverso l’analisi e la ricerca la Verità tanto desiderata.

Capiremmo che essa cambia nel racconto che di momento in momento se ne fa in base ai dati raccolti e alle sensibilità di chi vi si muove dentro.

Nessuno potrà mai sapere davvero perché quel 24 Luglio Mussolini entra nella trappola del Gran Consiglio. Né perché il giorno dopo si fida del Re. Non era da lui, si direbbe, ma lui lo ha fatto.

Ma, tra i tanti fattori, quello che sceglierò mi aiuterà a stendere un disegno di quel momento.

Non un disegno rivelatore, ma un mio disegno. Avventurarsi tra le cause di un fatto e sceglierne uno parla di chi fa la ricerca, e non del fatto in se stesso.

A patto, naturalmente, di non parlare di “rivelazione”. Molti anni fa mi venne proposto un documento che sarebbe stato esplosivo. La prova, cioè, che Hitler fosse stato condannato da giovane in Italia per una truffa.

Il documento era vero ma era anche falso.

Era vero perché si trattava effettivamente di una velina dell’OVRA, ritrovata casualmente rifacendo un pavimento. Era falsa perché, come spesso avveniva, si trattava di un fatto inventato magari per ricavarne un piccolo guadagno.

Eppure quel pezzo di carta ci parlava, a suo modo, di un mondo e di un modo di vivere quel mondo. La “rivelazione” non c’era ma un piccolo aiuto alla comprensione della complessità sì.


SEGNALIAMO


Commenti

Una risposta a “TROPPE, TROPPE “RIVELAZIONI””

  1. Avatar Silvia Capizzi
    Silvia Capizzi

    Ho apprezzato il contenuto di questo articolo e condiviso appieno la riflessione del mio dotto amico Beppe Attene.
    Riflessione e capacità di sintesi sono rare oggigiorno e fanno parte di un bagaglio culturale sempre più esiguo.
    Grazie Beppe, sempre

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